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Calabresi risponde a Di Maio: esagerato dare per morta la stampa, Repubblica non ha paura

“La campagna governativa contro i giornali, e contro Repubblica in particolare, sta diventando ogni giorno più ossessiva e più aggressiva”. Lo scrive oggi su Repubblica il direttore Mario Calabresi in risposta all’ennesimo attacco del vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio nei confronti della stampa e dell’editoria in generale, questa volta prendendo di mira proprio Repubblica e l’Espresso [1].

Secondo il direttore, l’obiettivo del Movimento è “mandare fuori strada” Repubblica e l’intero gruppo editoriale cui appartiene. “I nuovi potenti – scrive Calabresi in un lungo articolo sul sito e sul quotidiano cartaceo – sono ossessionati dal nostro lavoro, ma non ci faremo spaventare. Si fatica a prendere sul serio chi in una settimana ha annunciato di aver cancellato la povertà, e poi ha scritto nel Def che non ci saranno più vittime della strada entro il 2050”.

Calabresi dice che, dopo aver ascoltato Di Maio ha “pensato al telegramma che Mark Twain mandò all’Associated Press dopo aver saputo che era stato prematuramente diffuso il suo necrologio: «Spiacente di deludervi, ma la notizia della mia morte è fortemente esagerata»”.

Mario Calabresi (credits: Stefania Casellato)

“Non è vero” che nessuno legge più i giornali, scrive Calabresi. “Oggi Repubblica è il secondo quotidiano nelle edicole [2] italiane ma ha la leadership assoluta su Internet [3]. Siamo il sito più letto in Italia, i nostri numeri non hanno paragoni in Europa (lo ha sottolineato solo una settimana fa il Reuters Institute, analizzando la rilevanza social di tutte le maggiori testate del continente)”.

È questo, prosegue il ragionamento, che “il Movimento 5 Stelle non digerisce, non sopporta che la voce più ascoltata e diffusa della rete sia dalla prima pagina critica con loro. Siamo «pericolosi» proprio perchè Repubblica è leader in quello che considerano il loro territorio, la loro prateria”.

Calabresi passa anche al contrattacco stigmatizzando l’attuale esecutivo e in particolare la sua componente grillina: “le conferenze stampa diventano “Dichiarazioni alla stampa», momenti di propaganda senza contraddittorio”. “Niente domande”. Un “modello fintamente democratico” e “antico come il mondo: il potente al balcone e la massa dei sudditi (che osservano attraverso lo schermo del telefono) sotto”. Chi “disturba e insiste nel fare domande”, “deve essere messo fuori gioco. In fretta. Con qualunque mezzo”.

Il direttore di Repubblica critica tutti i tentativi governativi di “imbavagliare” e “indebolire” i giornali per legge: dall’abolizione del “finanziamento pubblico ai giornali” al tentativo di “aumento dell’Iva per la stampa”, dalla promessa di “abrogare l’obbligo di pubblicazione dei bandi di gara per le pubbliche amministrazioni” alla volontà di impedire alle aziende di Stato di fare pubblicità sui giornali. Senza mancare di far notare che “anche sul blog di Grillo c’è la pubblicità”.

E anche se “la situazione di mercato dell’editoria aiuta questo lavoro di distruzione”, conclude Calabresi, “siamo preoccupati ma non abbiamo paura”.

Leggi l’editoriale completo di Mario Calabresi sul sito di Repubblica [4].

All’editoriale ha replicato il Movimento 5 Stelle in un post pubblicato sul suo blog [5]. “Il direttore della ‘Repubblica dell’inganno’, Mario Calabresi, stamani prova a difendere l’indifendibile con un imbarazzante editoriale pubblicato sul suo giornale”, scrivono i grillini.

“Che La Repubblica sia diventato un quotidiano di regime è sotto gli occhi di tutti, basti pensare che tra i senatori del Pd c’è Tommaso Cerno, fino allo scorso gennaio condirettore de La Repubblica. Ma il quotidiano ‘piddino’ ha superato ogni limite ‘deontologico’: oltre ad essere fazioso, mentre un giornale dovrebbe essere sempre super partes, ha deciso di avviare una campagna denigratoria contro il MoVimento 5 Stelle. E lo fa sfornando continuamente fake news”.

“Un elenco infinito di bufale e notizie infondate che minano l’informazione italiana”, prosegue il post, citando alcuni esempi, dalla “beffa fiscale: tasse più alte per 3,2 milioni di partite iva” a “La Lega contro Salini dg Rai. Tg1, Di Maio vede Sangiuliano”, passando per il tema vaccini e reddito di cittadinanza. Ma anche “il video pubblicato da La Repubblica con gli applausi taroccati in occasione del funerale di Genova. Applausi destinati al governo che La Repubblica ha montato e smontato per attribuirli invece al presidente Mattarella”.

“Anche La Stampa stesso gruppo editoriale de La Repubblica, è riuscita a dare linfa a questa meschina propaganda anti-M5s con la diffusione di una fake news sconcertante”, si legge ancora, citando “la storia di Beatrice Di Maio”, definita “un account chiave della cyber propaganda del MoVimento, poi rivelatasi “la moglie di Renato Brunetta”.

“E questa sarebbe informazione? Con la pubblicazione di notizie false e intenzionalmente alterate viene fatto del male all’informazione e ai cittadini italiani. Con questo comportamento scorretto ed in mala fede La Repubblica danneggia gravemente l’interesse pubblico per dare linfa a interessi privati. Inoltre, con la diffusione di notizie false viene destabilizzata l’informazione nel nostro Paese”.

“Lasciatecelo dire”, si legge in conclusione, “questo non è giornalismo, questa è solo propaganda di partito!”.