Privacy, scandali come quello di Facebook su Cambridge Analytica non hanno spinto la gente a lasciare i social

Scandali come quello di Facebook per il caso Cambrdidge Analytica hanno interessato “quasi esclusivamente gli addetti ai lavori”, mentre “la gente non ha abbandonato i social”. E’ quanto risulta ad Alberto Stracuzzi, market research director di Blogmeter, intervenuto in occasione di un convegno a Milano.

Privacy Ue (Foto CC0 Creative Commons)

A sei mesi di distanza dai due articoli del Guardian e del New York Times del 18 marzo scorso, che hanno portato all’attenzione della pubblica opinione lo scandalo sulla privacy che ha riguardato Facebook nel caso Cambridge Analytica e nel momento in cui anche Google deve difendersi da simili accuse, Stracuzzi coglie l’occasione per ricordare “le tre grandi ragioni per cui le aziende utilizzano i dati messi a disposizione su internet”, che sono: “l’accesso ai servizi online mediante la cosiddetta social login”, “capire di cosa si parla negli ambienti social digitali al fine di comprendere meglio i consumatori, i destinatari della comunicazione e del marketing” e “la profilazione degli utenti allo scopo di fornire una comunicazione più aderente ai loro interessi”.

Tuttavia, secondo Stracuzzi, “a distanza di sei mesi da quei fatti, la gente non ha abbandonato i social in generale, anzi ad essere precisi, il caso di Cambridge Analityca ha tenuto banco quasi esclusivamente tra gli addetti ai lavori, anche nei momenti più caldi della vicenda”. Tuttalpiù “le principali piattaforme social hanno voluto ridefinire le politiche relative alla privacy”.

“Io credo – conclude il ragionamento – che la vicenda di Cambridge Analytica abbia fatto capire a tutti gli attori coinvolti in questo mercato che devono muoversi in maniera molto più trasparente quando informano gli utenti su come verranno utilizzati i loro dati”.

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