Caso Khashoggi: sempre più probabile l’uccisione del reporter saudita del Washington Post

Emergono nuovi dettagli sulla scomparsa – e sempre più probabile uccisione – dell’editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi. Alcuni media turchi, tra cui il quotidiano Sabah, hanno diffuso le immagini e i nomi di 15 agenti dei servizi segreti sauditi, giunti a Istanbul lo stesso giorno della scomparsa di Khashoggi e ripartiti dalla sede del Consolato di Riad poche ore dopo l’ultimo avvistamento del reporter. Nei video si vede quello che il giornale definisce ‘lo squadrone della morte’, che secondo le accuse degli investigatori turchi sarebbe responsabile della morte di Khashoggi. Sempre il quotidiano ha diffuso alcuni filmati, presi da telecamere di sorveglianza in giro per la città, che ritraggono i movimenti delle 15 spie saudite tra l’aeroporto, il Consolato, la casa del Console saudita e due hotel.

Altre prove video sono state diffuse dalla televisione privata Kanal 24, vicina agli ambienti governativi di Ankara. L’emittente ha mandato in onda alcuni filmati con le ultime immagini del giornalista mentre entra nell’ambasciata, e quelle di un minivan nero, uscito poco dopo, che, secondo le accuse sarebbe stato usato per far sparire il cadavere del giornalista senza destare sospetti. Il minivan, dopo un percorso di circa 2 km, avrebbe poi parcheggiato in un garage della residenza del Console saudita.

(Photo LaPresse- OZAN KOSE / AFP)

A sostenere l’ipotesi del trasporto del cadavere con il minivan, anche il New York Times. Per il quotidiano statunitense, che cita una fonte investigativa turca, Khashoggi sarebbe stato ucciso per volere di alti ufficiali del governo saudita, e il suo corpo fatto a pezzi dagli agenti segreti di Riad con una sega proprio dentro il Consolato.

Una tesi che si sposerebbe bene con l’ordine impartito ai 28 impiegati turchi del Consolato, a cui era stato intimato di non presentarsi in ufficio sabato 2 ottobre, giorno della scomparsa del giornalista. Le autorità saudite hanno respinto qualsiasi accusa, motivando la decisione di lasciare a casa gli impiegati in previsione di un importante incontro diplomatico.

Il Washington Post, che a Khashoggi aveva dedicato anche una colonna vuota per ricordare il collaboratore scomparso, riporta invece l’indiscrezione secondo cui dall’intelligence americana sarebbero state intercettate – prima dell’effettiva scomparsa dell’editorialista del WP – alcune conversazioni di funzionari sauditi in cui si discuteva un piano per rapire il dissidente Khashoggi. Secondo queste presunte intercettazioni, gli agenti di Riad avrebbero voluto riportare il giornalista in patria, e il suo omicidio potrebbe essere il risultato di un interrogatorio andato male.

È delle ultime ore invece la notizia che Riad ha impedito agli investigatori turchi di entrare nel Consolato per condurre le indagini sulla scomparsa e sul presunto omicidio di Khashoggi. Dopo una iniziale distensione dei rapporti, con il governo saudita che aveva concesso alla polizia turca di accedere alla sede diplomatica per fare alcuni rilievi, è arrivata la revoca dei permessi. Secondo quanto riportato da fonti di sicurezza di Ankara, Riad si sarebbe irritata per la scelta di alcuni media di svelare le identità di 15 agenti segreti, accusati dal governo turco di essere gli assassini di Khashoggi.

Jamal Khashoggi, giornalista saudita dissidente emigrato negli Usa per un esilio autoimposto, è stato avvistato l’ultima volta poco dopo le 13 di martedì 2 ottobre, in procinto di entrare nel Consolato saudita di Istanbul. Il reporter aveva un appuntamento preso da tempo per ritirare un documento necessario per sposarsi.

Il governo di Riad ha sempre respinto le accuse della Turchia, sostenendo che il giornalista sia uscito dall’ambasciata. Affermazione che non trova riscontro con le immagini delle telecamere di sorveglianza del Consolato, che riprendono Khashoggi entrare, ma non uscire dall’edificio.

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