Khashoggi, Arabia Saudita concede l’ingresso nel Consolato alla polizia turca

L’Arabia Saudita ha concesso agli investigatori di Istanbul di entrare nel Consolato in merito alle indagini sulla scomparsa del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Le autorità turche inizieranno oggi le ricerche nella sede diplomatica saudita. A riferirlo è il quotidiano filo-governativo turco ‘Sabah’, citando fonti del ministero degli Esteri di Ankara.

Il Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul (Photo LaPresse/ Yasin AKGUL / AFP)

L’ispezione si svolgerà alla presenza contemporanea degli investigatori turchi e di quelli sauditi, giunti la scorsa settimana a Istanbul sulla base di un’intesa tra Ankara e Riad per la creazione di un “gruppo di lavoro congiunto”. I due Paesi, ha voluto precisare il governo turco, svolgono comunque indagini separate. L’apertura delle porte del consolato era stata promessa dalle autorità saudite quasi una settimana fa, ma poi era stata negata a causa di tensioni tra i due stati.

Le indagini della polizia turca continuano incessantemente, e secondo quanto scrive il quotidiano Haberturk, gli investigatori starebbero anche indagando sull’ipotesi che il corpo del giornalista sia stato sciolto nell’acido. Il giornale, citando fonti delle indagini, racconta che la teoria è partita da una denuncia di Turan Kislakci, amico di Khashoggi e capo dell’Associazione dei media turco-arabi, che sin dalle prime ore aveva sostenuto che gli assassini si sarebbero immediatamente disfatti del corpo. Su questa tesi sono al lavoro anche gli agenti del Mit, i servizi segreti di Ankara, che svolgono indagini parallele a quelle degli investigatori di Istanbul.

Un caso, quello del giornalista del Washington Post scomparso dal 2 ottobre, che ha spinto diverse personalità politiche internazionali a prendere la parola, invocando la risoluzione del caso quanto prima. Domenica è stato rilasciato un comunicato congiunto dei ministri per gli affari esteri di Gran Bretagna, Francia e Germania Jeremy Hunt, Jean-Yves Le Drian e Heiko Maas, in cui si auspica un’indagine credibile per assicurare che venga fatta giustizia sui reponsabili della sparizione di Khashoggi. “Se, come dicono loro, questo terribile omicidio non c’è stato, allora dov’è Jamal Khashoggi? È questo che il mondo vuole sapere” ha dichiarato il segretario di Stato per gli Affari Esteri Jeremy Hunt.

Anche il presidente degli Usa Donald Trump è intervenuto, affermando che gli Stati Uniti infliggeranno pene severe se si scoprirà che l’Arabia Saudita è in qualche modo responsabile per la morte del giornalista.

L’Unione Europea non è rimasta in silenzio. Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue, ha detto, arrivando al Consiglio affari esteri in Lussemburgo: “Alla luce degli ultimi eventi l’Ue si aspetta una piena indagine da parte dell’Arabia Saudita e cooperazione da parte della Turchia”, soprattutto “ci aspettiamo piena trasparenza, chiarezza e cooperazione che faccia luce su quanto è successo, e poi vedremo” il da farsi.

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