Decreto dignità: doppi binari per i precari Rai

Potrebbe creare non pochi problemi alla Rai la differenza fra i tempi stabiliti per la regolarizzazione dei precari, impegno scritto nel contratto di servizio siglato con il Ministero dello Sviluppo, e le scadenze decise dal Decreto Dignità voluto dal vicepremier Luigi Di Maio e appena convertito in legge. Perché a Viale Mazzini i contratti a tempo determinato giornalistici riguardano 170 persone, ma con la nuova legge del governo giallo-verde la durata del contratto diminuisce da 36 a 24 mesi e l’assunzione scatta dopo 23 mesi e 29 giorni. Si rischia di procedere su un doppio binario, ovvero che chi ha avuto un contratto biennale a Td sia assunto prima di chi ha lavorato per tre anni, quindi chi sta facendo il ‘vecchio’ percorso si troverebbe sorpassato da chi segue il nuovo.

Secondo il Decreto Dignità inoltre sono concessi 4 rinnovi anziché 5, e alla Rai è prassi che i lavoratori a tempo, magari legati a progetti o programmi specifici, siano rinnovati più volte. Così come è difficile stabilire la causale per il contratto giornalistico a termine, (per la nuova legge l’assunzione diventa obbligatoria se non è indicata la causale che giustifichi i rinnovi oltre i 12 mesi).

Nel marzo scorso, con la sigla del contratto per i giornalisti Rai, è migliorato l’accordo sul precariato: l’azienda è obbligata ad assumere dopo 36 mesi, eliminando gli altri 12 di contratto con sede protetta.

Vittorio di Trapani, segretario dell’Usigrai (Foto: Ansa/Fabio Campana)

La discrepanza tra accordi interni e Decreto dignità preoccupa la consigliera di opposizione a Viale Mazzini, Rita Borioni, e anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, sta lavorando per “amalgamare” le regole: “Sono convinto che troveremo una soluzione”, afferma il segretario, Vittorio Di Trapani.
Ora però fra queste difficoltà e la proroga dei tempi di attuazione del contratto di servizio, chiesta al Mise dal nuovo amministratore delegato Fabrizio Salini, la tabella di marcia delle assunzioni potrebbe rallentare. Secondo il contratto di servizio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 marzo 2018, entro sei mesi la Rai si impegna a “perseguire l’obiettivo di stabilizzare il personale con contratti a tempo determinato o di collaborazione continuativa”.
I sei mesi slittano, perché entro l’8 settembre la Rai avrebbe dovuto presentare il piano di riforma delle news, gli strumenti per contrastare le fake news, a seguire il piano editoriale e il nuovo canale in inglese (per il quale servono molte risorse). Una proroga contestata dall’Usigrai: “E’ la presa d’atto di uno stallo che impedisce alla Rai di operare”, essendo rimasta senza presidente, denuncia Di Trapani, che sul decreto dignità commenta così: “Ben venga la riduzione del precariato, ora ci aspettiamo che la Rai attui la nuova legge”.

Di sicuro le assunzioni costeranno alla tv pubblica milioni di euro. E si spera che le aziende private, anche televisive, non optino per la via più breve, stracciare i contratti e cambiare persone.

Il vero allarme, per il sindacato, è però la questione del “giusto contratto”: “Ci sono oltre 200 persone in Rai che svolgono un lavoro giornalistico senza averne il contratto”, partite Iva, programmisti registi, assistenti, tecnici che fanno i cineoperatori e così via. “La vera emergenza per i diritti del lavoro è questa”, avverte il segretario Usigrai, problema annoso di cui non si occupa né il decreto dignità, né il contratto di servizio.

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