Rai, Tria: proroga a marzo 2019 per definire piano industriale ed editoriale. Conti in miglioramento

Il Cda della Rai ha altri sei mesi di tempo per la definizione del piano industriale ed editoriale. La decisione è stata presa dalla commissione paritetica tra il ministero Sviluppo economico e la Rai, allo scopo di verificare il rispetto degli adempimenti del contratto di servizio appena rinnovato dal 2018 al 2022. A spiegarlo il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione in commissione di Vigilanza Rai.

“Il nuovo contratto di servizio individua le linee guida della Rai da condividere con ministero dello Sviluppo economico che troveranno attuazione nel piano editoriale. Queste linee guida dovranno essere condivise col Mise e tradotte in azione”, ha detto ancora Tria, rimarcando che “Mise e Agcom hanno il potere di vigilare sul rispetto degli obblighi preposti dal contratto di servizio”.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

“L’elaborazione del piano industriale e i progetti operativi dell’attuazione degli impegni del contratto di servizio spetta a Cda della Rai – ha poi precisato Tria – perchè si tratta di materie di carattere gestionale. A tale riguardo si precisa che la società non ha ancora elaborato il piano nei tempi previsti dal contratto di servizio, sei mesi dall’entrata in vigore, in quanto il precedente Cda ha preferito lasciare tale adempimento strategico al Cda subentrante”. Da qui la decisione della commissione paritetica di prorogare “di ulteriori sei mesi il termine previsto per la definizione piano industriale ed editoriale”.

Passando a parlare poi dei conti del servizio pubblico, Tria ha spiegato: “l’ultimo bilancio approvato dal Cda segnala un progressivo e marcato miglioramento dei risultati dal punto di vista economico negli ultimi 3 anni”. Una analisi a seguito della quale è stato espressamente chiesto al  ministro se vi sia, quindi, la possibilità di una riduzione del  canone. “Non vi è un provvedimento di questo tipo – ha detto – Io non posso esprimere, come ministero delle Finanze, una revisione del canone in bolletta che non sia evidentemente concordato con le altre autorità competenti”.

“Partendo da una perdita di 46 milioni di euro nel 2015, nel 2016 è stato registrato un risultato positivo di
circa 4 milioni, mentre il 2017 si è chiuso con un risultato di 5,5  milioni. In questo quadro”, ha aggiunto, “è stata registrata una riduzione importante dei costi, frutto di ottimizzazione delle risorse e razionalizzazione dei costi esterni per 164 milioni di euro”.

“Guardando le risultanze dei conti separati tra attività di tipo commerciale e attività di servizio pubblico, si vede che il costo della fornitura del servizio pubblico è passato da poco più di 2,3 miliardi nel 2012 a 2,1 miliardi nel 2016”.

“Negli ultimi anni, quindi, si è manifestata chiaramente una tendenza alla riduzione senza che, almeno nella nostra valutazione, si sia arrecato un visibile pregiudizio alla qualità e alla quantità del servizio reso rispetto agli anni precedenti”, ha aggiunto.

“Il miglioramento dei risultati economici, infatti – ha scandito Tria – non è solo riconducibile alle maggiori risorse derivanti dal nuovo sistema di riscossione dei canoni ordinari (il canone in bolletta, ndr), ma è avvenuto anche per effetto di risparmi su alcune voci di spesa, conseguenti a iniziative di ottimizzazione nel pieno rispetto dei seguenti obiettivi fondamentali: il potenziamento dell’offerta e degli investimenti nel digitale, il rafforzamento della struttura patrimoniale e finanziaria e, infine, la tutela dei livelli
occupazionali preesistenti; turn over ed esodi incentivanti hanno consentito di effettuare nuove assunzioni”.

In questo contesto, ha fatto notare Tria, “la Rai ha proseguito gli interventi di razionalizzazione delle risorse, privilegiando la mobilità interna, anche attraverso il ricorso mirato all’individuazione di professionalità esterne e alla riconversione di profili interni. Il quadro di riorganizzazione delle risorse ha
consentito non solo di raggiungere l’equilibrio economico ma di apportare anche un concreto rafforzamento patrimoniale”.

“E’ fondamentale assicurare alla Rai un profilo temporale almeno triennale per quanto riguarda le risorse pubbliche su cui fare affidamento”, in modo da “garantire una programmazione affidabile degli investimenti attesi”, ha concluso.

Dai commissari sono arrivate domande sull’uso dell’extragettito derivato all’introduzione del canone in bolletta, che per il primo triennio andava a finanziare anche l’ampliamento della soglia di esenzione dal pagamento del canone, il finanziamento del fondo per l’editoria e le tv locali e la riduzione della pressione fiscale. “In base agli impegni previsti dal contratto di servizio a carico della Rai, devo considerare che il meccanismo di riparto dell’extragettito fiscale cesserà a partire dall’anno 2019”, ha detto Tria. “Le risorse da destinare alla Rai saranno quindi unicamente riferite ai dati del pertinente capitolo di entrata del bilancio dello stato, venendo meno la partecipazione al fondo delle altre finalità”.

“Grosso modo per quanto riguarda la legge di bilancio”, ha precisato il ministro”, non ci sono stati tagli né aggiunte specifiche”. Alle richieste di chiarimento dell’ex sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, Tria ha ribadito che “cesserà questo tipo di ripartizione dall’anno 2019 e quindi andrà tutto quanto al capitolo di entrata del bilancio dello Stato”. “Non c’è più il sostegno alle tv locali?”, ha chiesto Giacomelli. “Per ora no”, ha chiosato Tria.

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