Sardinia Post, Bellu lascia la direzione: no neutralità su sovranismo. La replica dell’editore: l’informazione non è la curva sud

Non ha accettato un mutamento della linea politico-editoriale per assumere un atteggiamento neutrale nei confronti del “sovranismo”, dottrina politica che sostiene la preservazione o la riacquisizione della sovranità nazionale in contrapposizione alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali.

Queste le ragioni che hanno indotto Giovanni Maria Bellu, già inviato di Repubblica, a dimettersi da direttore del Magazine Sardinia Post, testata edita dal gruppo Onorato Armatori (Moby-Tirrenia).

Giovanni Maria Bellu

Bellu ricorda che La Sardegna andrà alle urne a febbraio per eleggere il nuovo Presidente della Regione e il Consiglio regionale ed è perciò tornata ad essere un laboratorio politico di rilevanza nazionale “sia nel campo progressista col tentativo di realizzare una sorta di lista civica regionale guidata dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, sia sul fronte del centrodestra con la Lega di Matteo Salvini che ha designato come candidato governatore il segretario del Psd’Az, Christian Solinas, eletto senatore della Lega, una forza germogliata sul risentimento antimeridionalista del Nord, poi trasferito sugli immigrati”.

“Avremmo cioè dovuto assumere”, sottolinea il direttore dimissionario, “atteggiamento neutrale nei confronti di queste fantasmagoriche sperimentazioni politiche tra ‘sovranismo’ e ‘xenofobia’”.

L’editore di Sardinia Post, in una dichiarazione all’Ansa ha replicato che nessun quotidiano è ostaggio né del direttore e né dell’editore “ma in vista delle prossime scadenze politiche il faro dell’informazione non può essere monopolizzato dall’analisi sui problemi della sinistra”. Una testata di informazione non può essere”, aggiunge Vincenzo Onorato, “una curva sud di tifosi”. “Per questo ringraziamo il direttore Bellu per averci definitivamente convinto con il suo articolo della bontà della nostra scelta”.

Dal canto suo, l’assemblea di redazione riconosce che rientra nei poteri dell’editore decidere l’indirizzo politico della testata, “ma ritiene con fermezza che ciò non possa e non debba avvenire in alcun caso a scapito delle regole fondamentali della professione, condizione indispensabile per conservare quel clima di rigore etico, serenità e collaborazione che ha contraddistinto il giornale sin dalla sua nascita”.

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