Khashoggi morto probabilmente durante interrogatorio ‘finito male’

Sempre più probabile l’ipotesi che il giornalista dissidente Jamal Khashoggi sia “morto in un interrogatorio andato male”, durante un’operazione ideata per rapirlo e riportarlo in Arabia Saudita. La missione, voluta da un alto funzionario saudita con legami forti con il principe ereditario Mohammed Bin Salman, sarebbe stata condotta senza avvertire i “massimi vertici” del Regno. O almeno, questa è la versione probabilmente concordata tra Turchia, Stati Uniti e Arabia Saudita per uscire da una situazione di tensione che avrebbe potuto far saltare le alleanze Usa nella regione. Stando alle ultime notizie infatti lo Stato saudita sarebbe sul punto di rilasciare una versione ufficiale della storia.

Il Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul (Photo LaPresse/ Yasin AKGUL / AFP)

Ormai le prove dell’uccisione di Khashoggi sono schiaccianti, ed emergono dettagli sempre più brutali dell’assassionio del giornalista dissidente. Sono giorni che si rincorrono voci di prove audio che proverebbero la morte del collaboratore del Washington Post per mano di un commando di 15 agenti sauditi, e sono ormai diverse le testate che ne parlano. I due quotidiani turchi ‘Sabah’ e ‘Yeni Shafak’  affermano che le registrazioni in mano agli inquirenti, che testimoniano gli ultimi minuti di vita del giornalista, sono state fissate dall’Apple Watch di Khashoggi, collegato su iCloud a un telefono cellulare lasciato fuori dal consolato. L’emittente araba Al Jazeera riporta che al vaglio degli investigatori c’è un audio di 11 minuti, e che l’analisi tecnica compiuta dalle autorità turche ha rilevato quattro voci riconoscibili: quella di Khashoggi, e le altre tre attribuite a cittadini sauditi.

Stando a quanto è stato registrato, il giornalista sarebbe stato torturato durante l’interrogatorio, poi decapitato e fatto a pezzi. Il quotidiano Yeni Shafak aggiunge che nelle registrazioni si sente la voce del console Mohammed al-Otaibi che chiede a qualcuno di “sbrigare la faccenda fuori dal consolato”, per evitargli guai. Alla sua richiesta, il console si è sentito rispondere: “Taci, se non vuoi essere ammazzato quando torni in Arabia”. Il console, che ha lasciato la Turchia martedì, è ora in Arabia Saudita.

Una versione, quella dell’interrogatorio andato male e ordinato da un alto funzionario, su cui concordano diverse fonti vicine alle indagini. Tre invididui ‘coinvolti nelle ricerche’ hanno riferito alla Cnn che la morte del giornalista Khashoggi è legata ad una missione organizzata da un alto funzionario saudita insieme alla General Intelligence Presidency, il più importante servizio di intelligence saudita.

Una delle fonti ha poi descritto il funzionario come appartenente al circolo di vicinissimi del principe. Non è chiaro nemmeno quanto il reale sapesse della vicenda, ma molti funzionari affermano che l’azione non sarebbe stata possibile senza un diretto ordine del 33enne erede al trono.

Una seconda persona vicina alle indagini invece ha dichiarato che questo alto ufficiale, di cui non è stato rivelato il nome, ha mandato il suo team a interrogare Khashoggi per indagare su sospetti legami del collaboratore del Washington Post con il Qatar.

Una terza infine ha raccontato che chi ha organizzato la missione contro Khashoggi non è stato chiaro nell’illustrare le proprie intenzioni a Riad, ed è per questo che il governo saudita non ha avuto notizie certe su cosa sia realmente successo in quel Consolato per diversi giorni.

Nel frattempo la delegazione turca responsabile delle indagini sull’uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi ha  ricevuto l’ordine di interrompere qualsiasi tipo di comunicazione con i colleghi sauditi impegnati nell’inchiesta. Finora le indagini delle due parti, pur condotte separatamente, procedevano sullo stesso binario e non senza collaborazioni, ma d’ora in avanti ogni contatto dovrà essere gestito dal ministero degli Esteri di Ankara. A rivelarlo è Al Jazeera, citando una fonte interna all’ufficio del procuratore generale turco.

Anche un ufficiale turco ha confermato alla Cnn che il corpo di Khashoggi è stato fatto a pezzi il giorno della sua scomparsa dentro il Consolato. L’indiscrezione, già riportata dal New York Times, arriva dopo nove ore di indagini condotte dalla polizia turca dentro la sede diplomatica saudita a Istanbul, nella giornata di lunedì.

Erdogan ha fatto sapere che alcune pareti del Consolato sono state ridipinte di recente, forse proprio per coprire le tracce dell’omicidio. L’Alto commissario per i diritti umani Michelle Bachelet ha chiesto che venga revocata l’immunità al console saudita, che però avrebbe già lasciato la Turchia e per tornare in patria. Contemporaneamente da Riad, il re saudita Salman, ricevendo il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ha assicurato il suo appoggio per “un’inchiesta completa, trasparente e tempestiva”.

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