Radio, Aeranti-Corallo lancia allarme digitale: frequenze insufficienti, locali a rischio

Le frequenze disponibili per l’avvio della radiofonia digitale da parte di tutti gli emittenti che ad oggi lavorano in analogico – concessionaria pubblica, radio nazionali private, radio locali – sono insufficienti, e in particolare l’emittenza locale può operare solo in alcune aree limitate, mentre la radiofonia nazionale opera in vaste zone dell’Italia. L’emittenza locale inoltre rischia di essere fortemente penalizzata nella raccolta pubblicitaria, nonostante nell’analogico abbia il 40% degli ascolti. Benché molte autovetture di nuova produzione vengano fornite con autoradio dotate di tutte le funzioni necessarie per ricevere anche il digitale, e la Legge di Bilancio preveda che i ricevitori radio venduti dal 1 gennaio 2019 siano in grado di consentire tale ricezione, la situazione reale è ben diversa.

Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo

L’Agcom ha ordinato la suddivisione del territorio italiano in 39 bacini per il servizio radiofonico digitale terrestre con la delibera n. 465/15/Cons, ma ad essere state pianificate sono solamente 16 frequenze sul totale, e la relativa assegnazione dal Ministero dello Sviluppo Economico riguarda solo 10 di quei 16 bacini. In quei 29 rimanenti l’emittenza locale non può trasmettere in digitale. Inoltre la recente delibera Agcom n. 290/18/Cons, grazie alla quale è stato approvato il nuovo piano delle frequenze per la tv digitale terrestre (Pnaf 2018) si è pronunciata anche sul settore radiofonico, arrivando a ridurre ulteriormente gli spazi per la digital radio.

Sul tema è intervenuto l’avvocato Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo – la federazione di categoria che rappresenta 460 imprese radiofoniche locali – che ha dichiarato: “Le radio locali, nel mercato analogico, hanno circa il 40 per cento degli ascolti e della raccolta pubblicitaria. Vi sono alcune regioni in cui una radio locale è la prima negli ascolti. Le imprese radiofoniche locali di Aeranti-Corallo hanno investito nella nuova tecnologia e hanno costituito da tempo numerose società consortili per l’avvio delle trasmissioni digitali. Tuttavia”, ha aggiunto Rossignoli, “a causa della scarsità delle frequenze l’emittenza locale non può accedere a tale tecnologia in molte aree del Paese dove invece le radio nazionali stanno operando”.

Rossignoli ha inoltre aggiunto che la recente delibera Agcom n. 290 non ha previsto alcune frequenze già assegnate in alcuni bacini, e ha ridotto gli spazi, già esigui, per la radio digitale, prevedendo una sola frequenza con copertura regionale in molte regioni (come per esempio Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Calabria). L’avvocato ha quindi concluso dicendo che: “Le imprese che non potranno operare fin da subito in digitale matureranno un incolmabile ritardo rispetto a quelle che già vi operano, con grave pregiudizio in termini concorrenziali. Per tale motivo molti operatori di rete radiofonica dab+ in ambito locale facenti parte del sistema associativo Aeranti-Corallo hanno proposto ricorso al TAR Lazio chiedendo l’annullamento della delibera Agcom n. 290/18/CONS nella parte in cui la stessa prevede le frequenze per la radiofonia digitale terrestre”.

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