Facebook crea una ‘war room’ per combattere bufale e account falsi

Una sala operativa nel quartier generale in California per evitare la disinformazione galoppante  sulla piattaforma come nelle elezioni del 2016. È questo che Facebook ha in serbo nel suo piano per limitare le fake news durante le consultazioni di metà mandato in programma a novembre. La stanza è stata pensata per riunire i leader del gruppo delle politiche aziendali, i legali e quanti si occupano di sicurezza, proprio mentre aumentano le campagne in vista delle elezioni.

mark zuckerberg facebook

Mark Zuckerberg, founder e ceo di Facebook (Foto Ansa/Ernesto Arias)

Facebook è sotto osservazione speciale da parte del Congresso, degli investigatori e dei media, dopo le interferenze dei russi nella campagna e nelle elezioni del 2016. La compagnia di Menlo Park ha dichiarato di aver assunto migliaia di nuovi moderatori e di essersi appoggiata all’intelligenza artificiale, nonchè di aver arruolato nelle proprie file ex funzionari dell’intelligence statunitense e di aver introdotto nuove regole per l’advertising politico.

Il direttore delle elezioni e capo del coinvolgimento civico di Facebook Samidh Chakrabarti ha detto alla Cnn che la stanza operativa, chiamata ‘war room’, è “il punto di arrivo di due anni di ingenti investimenti che abbiamo fatto sia per quanto riguarda il personale, sia per la tecnologia, al fine di assicurare che la nostra piattaforma sia sicura per le elezioni. È costruita sulle fondamenta del nostro lavoro e degli sforzi che abbiamo fatto per reprimere account falsi e per combattere il diffondersi delle fake news”. Chakrabarti ha aggiunto che i troll e gli account fake stanno diventando sempre più sofisticati, e che la strategia vincente sarà quella di individuare la loro provenienza, per poi bloccarne la diffusione.

Molto spesso i moderatori di Facebook e il team che riunisce i vari leader del gruppo si trovano a prendere decisioni in merito ai contenuti che potrebbero violare la politica della piattaforma, ma se sorgono dubbi o incomprensioni, la catena di comando arriva fino ai vertici più alti, chiamando in causa anche il ceo Mark Zuckerberg e il coo Sheryl Sandberg.

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