Fb, Apple e Google chiedono per gli Usa regole simili alla Gdpr europea. Cook: i dati sono armi

Oggi l’uso dei dati personali degli utenti internet è stato “reso un’arma con efficienza militare” dove tutto, “dalle nostre speranze alle nostre paure” è stato assemblato in “profili digitali” dove “le società digitali ci conoscono meglio di noi stessi”, arrivando a mostrarci solo le cose che ci interessano sino a “punti di vista ormai limitati anche nelle notizie”. “Questa è sorveglianza”. È l’allarme lanciato dall’ad di Apple, Tim Cook, alla conferenza internazionale Ue sulla privacy a Bruxelles, sottolineando che invece Cupertino “ha sempre avuto la privacy nel suo sangue”.

Tim Cook (Foto Ansa – EPA/ROBIN VAN LONKHUIJSEN)

Di per sé, ha sostenuto il manager, la tecnologia è neutra, “non vuole fare cose buone, non fa niente in realtà”, ma quello che fa, il suo uso, dipende da noi. “Può fare progredire la società ma può fare danni anziché aiutare”, ha precisato, aggiungendo che oggi si vede come “può in verità ingrandire le peggiori tendenze umane” o “rendere più profonde le divisioni” sino a “minare il discernimento tra quello che è vero e quello che non lo è”.

Soffermandosi in particolare sulla protezione dei dati personali, Cook ha rilevato come sia arrivato il momento per il resto del mondo, Usa inclusi, di seguire “la guida” dell’Ue sulla privacy del regolamento Gdpr. “Noi alla Apple sosteniamo pienamente una legge onnicomprensiva sulla privacy negli Stati Uniti”. “Non possiamo sviluppare la tecnologia al suo massimo se gli utenti non hanno fiducia in essa”, ha avvertito, chiedendo di garantire una raccolta minima di dati personali per default, conoscenza dei propri dati raccolti, diritto all’accesso e alla sicurezza.

Sulla creazione di normative simili alla Gdpr fuori dall’Europa si è soffermata anche  la responsabile per la privacy di Facebook Erin Egan. “Sosteniamo una forte legislazione a tutela della privacy negli Usa e nel mondo” come “quella Ue”, ha spiegato, sottolineando come il social sia pronto a fare spazio all’etica “anche se danneggiasse il suo modello di business”. Questo tipo di regolamenti sulla privacy, del resto, ha ammesso Egan, “non favorisce nessun particolare modello di business”, ma “quel che è importante è che la gente abbia il controllo dei suoi dati”. Per questo, ha concluso, “lavoriamo senza sosta per trovare un equilibrio tra privacy, portabilità, sicurezza e innovazione”.

Considerazioni anche dal fondatore Mark Zuckerberg. Dopo lo scandalo Cambridge Analytica e alcune violazioni degli account “prendiamo molto sul serio questa responsabilità” di garantire la privacy degli utenti di Facebook, ha affermato in un videomessaggio. “Abbiamo imparato dalle questioni a cui ci siamo trovati di fronte e stiamo costruendo un nuovo strumento” per questo, anche se “questo non aumenterà i profitti, siamo convinti che sia la cosa giusta da fare”, ha detto, perché “abbiamo bisogno che la gente si fidi di noi, altrimenti la gente non ci usa”.

Allineata anche Google. “Stiamo chiedendo regole simili da tempo”, ha dichiarato il vicepresidente senior di Big G Kent Walker, affermando che Mountain View ha “investito un’enorme quantità di lavoro negli ultimi anni, forse di più di qualsiasi altra società” tech per garantire la privacy dei suoi utenti. Questo, ha aggiunto, “non è uno slogan, perché proprio oggi lanciamo un nuovo strumento su Search” che consente di “rivedere o cancellare le ricerche recenti fatte”.

“Apprezziamo gli input che arrivano dalle autorità per la protezione dei dati” e il lavoro continua, ha assicurato anche l’ad di Mountain View Sundar Pichai, ricordando che il gigante del web “qualche tempo fa ha proposto un quadro a partire dai principi del Gdpr” Ue per la tutela della privacy “e lo ha esteso agli utenti nelle altre parti del mondo”. “Dobbiamo essere responsabili del modo in cui usiamo la tecnologia”, ha concluso, e questa per Google non deve andare a beneficio solo di qualcuno ma di tutta “l’umanità”.

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