Wavemaker allarga il fronte dei servizi. E Vergani sta per trovare un direttore creativo

Fa tutte le gare importanti, e spesso è inevitabilmente costretta a giocare in difesa. Wavemaker avrebbe poco da crescere se seguisse solo le linee di business di tradizionale, considerati i trend del mercato, ma anche e soprattutto le dimensioni record raggiunte nel nostro Paese.

Recma pesa l’agenzia di GroupM – che ora definire solo media, appare fortemente riduttivo – a circa 1,7 miliardi di billing amministrato. Una montagna su cui l’ha issata l’oramai più che decennale ruolo da leader e che la persistente spinta commerciale del ceo, Luca Vergani, sta facendo lievitare ancora.

Luca Vergani

Luca Vergani

Anche puntando su un più allargato respiro della propria offerta di servizio. “Le attività fuori dal perimetro classico – racconta Vergani – valgono già circa il 50% dei nostri ricavi e sono quelle in più forte sviluppo. Quando siamo partiti con l’area content, per intenderci, ci lavoravano tre persone. Oggi sono quaranta e il prossimo anno sarò ‘costretto’ ad individuare, all’interno o fuori dall’agenzia, un vero e proprio direttore creativo di nuova generazione. Wavemaker Content ha appena curato la creatività della campagna di Tu Style e, considerate le prospettive, questa svolta diventa quasi una necessità. La stessa cosa si può dire per la nostra area tech: erano in tre all’inizio, oggi sono une decina e forniscono supporto, tra le altre cose, su progetti di CRM, data visualization, marketing automation”.

La nuova domanda di consulenza emerge “spontaneamente”, spesso non è necessario farsi avanti o insistere. “Perché si stanno moltiplicando – aggiunge il manager – i clienti che non ci vedono più soltanto come la loro agenzia media, ma come un problem solving in senso molto più ampio e allargato”. Un ponte, spesso, tra il versante It delle aziende e  il loro stesso settore marketing. “Non lasciamo nessuno ‘lost in transition’, in questa fase di profondo cambiamento di tipo di organizzativo e strutturale aperta dal digitale”.

In questa chiave anche la ricerca Momentum, che Wavemaker ha appena effettuato e reso disponibile sul tema retail. “E’ un’analisi, un contributo, ma anche una mappa, che aiuta a capire come le aziende debbano muoversi nell’era della multicanalità. Aiuta a valutare – continua Vergani – che peso e che ruolo abbiano i mezzi di comunicazione nella fase della coesistenza sempre più integrata di negozi virtuali e reali”.

L’approccio metodologico di Wavemaker è basato sulla centralità del ‘purchase journey’. Del percorso del consumatore si analizza tutto: dalle fasi di contatto iniziale (Priming Stage), fino alla finalizzazione (Active Stage e quindi Purchase), passando per la fase in cui s’innesca l’attenzione verso la marca (Trigger).

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