Giornalisti, Di Nicola (M5S): due proposte di legge contro liti temerarie e tutela della segretezza delle fonti

“Due provvedimenti a tutela della libertà di informazione e del lavoro giornalistico sui quali auspichiamo ampia convergenza in Parlamento e che restano aperti ai contributi dei rappresentanti dei giornalisti italiani”. Così Primo Di Nicola, senatore del Movimento 5 Stelle, ha presentato il 25 ottobre due proposte di legge contro le liti temerarie e per la tutela della segretezza delle fonti dei giornalisti.

Il primo provvedimento prevede la modifica dell’art. 96 del codice di procedura civile e stabilisce che nei casi di diffamazione a mezzo della stampa, della radiotelevisione o del web, in cui risulta la mala fede o la colpa grave di chi agisce in sede di giudizio civile per risarcimento del danno, il giudice con la sentenza che rigetta la domanda possa avere la possibilità di condannare chi ha avanzato la richiesta temeraria a pagare non meno della metà della somma chiesta come risarcimento.

Primo Di Nicola (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

“Su 100 richieste di risarcimento ai danni di giornalisti”, ha spiegato il Di Nicola, “40 sono infondate. Ciononostante, le minacce di richieste milionarie si trasformano in vere e proprie intimidazioni che impediscono ai giornalisti di fare serenamente il proprio lavoro. Oggi minacciare una citazione milionaria costa zero perché anche se il querelante perde non deve lasciare nulla”. “Davanti a richieste milionarie anche i giornali più ricchi, ammesso che ce ne siano ancora di ricchi, tremano”, ha sottolineato ancora il senatore 5Stelle. “Basta una condanna per 100 mila euro per far saltare i bilanci e portare alla chiusura dei giornali. Non abbiamo voluto indicare una cifra precisa, ma il 50% crediamo sia il minimo possibile”.

Il secondo provvedimento va, invece, a modificare l’art. 200 del codice di procedura penale rafforzando la tutela della segretezza delle fonti con l’eliminazione della parte nella quale si stabilisce che il giudice possa ordinare al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni quando queste notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato.

“Credo sia arrivato il momento in cui il Parlamento italiano possa fare lo scatto necessario che non è riuscito nell’ultima legislatura. Siamo aperti alla collaborazione di tutti per un giornalismo libero e tutelato”, ha detto ancora Di Nicola, accanto cui sedevano altri due parlamentari M5S, Gianluigi Paragone e Elio Lannutti. “Queste proposte servono a dare fiducia ai giornalisti che vogliono fare inchieste e hanno il coraggio di indagare anche se si ritrovano in assoluta debolezza. E’ un testo fondamentale per tutti i colleghi che non hanno la possibilità di avere un editore alle spalle”, ha sostenuto Paragone. “E’ un momento molto difficile per libertà di stampa”, ha rimarcato Lannutti, sottolineando il “dovere” di “mettere un freno alle liti temerarie perché il potere ha questo strumento per tapparti la bocca. Bisogna porre fine a questa lesione della libertà di stampa. Non c’è maggioranza e opposizione, c’è il dovere di difendere l’informazione libera”.

In sala anche il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso. “Si tratta di due disegni di legge che recepiscono lo spirito che la Federazione porta avanti da tempo”, ha sostenuto, apprezzando l’idea di “non farne una battaglia di parte ma di tutto il parlamento” e auspicando che si compatti in Parlamento “il fronte trasversale che ha a cuore questi temi”.

“Spero si possa proseguire su questa strada per proteggere non solo i giornalisti, ma anche il diritto di ogni cittadino ad essere informato”, ha aggiunto il presidente dell’Odg, Carlo Verna.

Sia Lorusso che il presidente del Cnog, Carlo Verna, hanno infine sollevato la questione delle azioni in sede penale, ribadendo che l’abolizione del carcere in caso di diffamazione a mezzo stampa consentirebbe all’Italia di risalire di almeno una ventina di posizioni nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa.

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