Quartiere bohémien in rivolta, Google rinuncia al campus per le startup

Google rinuncia al campus per le startup nel quartiere berlinese di Kreuzberg. Dopo due anni di trattative, tira e molla e proteste, Big G ha gettato la spugna, abbandonando il progetto di riqualificazione di una ex centrale elettrica per costruire una sede targata Google dedicata allo sviluppo di nuove imprese. Al suo posto sorgerà una ‘Casa per l’impegno sociale’, la cui apertura è prevista per aprile 2019. Il nuovo centro sarà gestito dalla piattaforma digital Betterplace per la raccolta fondi di beneficenza e dall’associazione Karuna, che si occupa di programmi per bambini e adolescenti bisognosi.


Come riportato dal New York Times, la scelta del colosso digitale arriva dopo un’intensa attività di resistenza e opposizione da parte del quartiere, il più bohémien tra i rioni di Berlino, in cui convivono armoniosamente artisti, movida, ristoranti etnici, migranti di seconda e terza generazione, circoli politici di sinistra.
“Kreuzberg non si è piegata” è la scritta che troneggia su un muro non lontano dall’ex centrale elettrica al posto della quale avrebbe dovuto sorgere il campus.
L’accusa rivolta al colosso online da parte di attivisti e comunità locale è chiara: una sede di Google dedicata allo sviluppo di startup avrebbe snaturato il quartiere, provocando l’esodo degli abitanti meno abbienti.

Iniziate con forum di discussione e incontri tra associazioni contrarie all’arrivo di Google nel quartiere, le proteste hanno toccato l’apice poco più di un mese fa: gli attivisti anti-gentrificazione e anti-Google si erano barricati per qualche ora nell’ex centrale, obbligando le forze dell’ordine a intervenire per sgomberare lo stabile e riportare la situazione alla normalità.

Google ha così deciso di farsi da parte, consegnando le chiavi dell’edificio alle due associazioni che fonderanno la ‘Casa per l’impegno sociale’. I rappresentanti delle due organizzazioni no profit hanno condotto numerosi colloqui sul progetto, durante i quali si è sempre ribadito che a Berlino le necessità delle associazioni senza scopo di lucro sono più urgenti di quelle delle startup, che hanno già tantissimi spazi a loro disposizione. Per questo motivo, i responsabili di Karuna hanno dichiarato che “Google ha deciso di destinare questo luogo esclusivamente ad attività con scopi sociali”.

“È da diverso tempo che ci era chiaro che l’ex centrale non dovesse essere dedicata solo alle startup”, è stato il primo commento di Google tramite il rappresentante Rowan Barnett. ” Il nostro obiettivo era di creare una realtà che servisse alla comunità e renda giustizia a questo quartiere così variegato, e ora con la ‘Casa per l’impegno sociale’ intendiamo fornire un contributo sostanziale per il rafforzamento della società civile di Kreuzberg”.

Per ora non è in cantiere nessun altro campus alternativo a quello previsto a Kreuzberg, ma in ogni caso Google ha già in programma altri piani per la capitale tedesca: nella Tucholskystrasse, in centro città, apriranno a breve nuovi uffici dedicati proprio alle startup.

Oltre agli attivisti e agli abitanti del quartiere, del cambio dei progetti di Google hanno gioito anche le istituzioni locali: il presidente del municipio di Kreuzberg, Florian Schmidt, aveva già negato i permessi necessari per la ristrutturazione dell’ex centrale. “Sono venuti incontro alle richieste della politica e della popolazione”, ha dichiarato Schmidt, “Noi accompagneremo il nuovo progetto e ci impegneremo ancora per la sostenibilità sociale dello sviluppo immobiliare”. Anche la responsabile del Senato berlinese per la programmazione economica, Ramona Pop, del partito dei Verdi, si è detta felice per il cambiamento di rotta, affermando che i nuovi piani per l’ex centrale “mostrano la crescente importanza di imprese sociali e orientate alla sostenibilità ambientale, senza parlare dell’economia no-profit”.

Non tutti però hanno visto di buon occhio il dietrofront di Google. Categoricamente contrari i partiti all’opposizione, tra cui la Fdp e la Cdu. Il capogruppo dei liberali Sebastian Czaja ha parlato di un “disastro”, aggiungendo che il messaggio che la città dà agli investitori e alle imprese è “non venite a Berlino, e men che mai a Kreuzberg”, sabotando tutti i possibili cambiamenti. Il portavoce per gli affari economici dei cristiano-democratici, Christan Graeff, ha incolpato il comune, sostenendo che, così facendo, “il buon nome di Berlino è gravemente danneggiato”, perchè un gruppo come Google funziona come “motore per altri fornitori di servizio e piccole aziende”.

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