I giornali sprecano energie su Facebook e regalano dati preziosi. Lo dice uno studio DataMediaHub su 20 testate – DOCUMENTO

DataMediaHub ha monitorato per un mese, dal 27 Settembre al 26 Ottobre, le fanpage di venti quotidiani italiani.  Le testate prese in considerazione sono dieci ‘pure player’ e altre dieci che hanno invece una corrispondente versione cartacea ossia Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Sole24Ore, Il Fatto Quotidiano, La Gazzetta dello Sport, Libero, Il Giornale, Il Manifesto, e Avvenire. Le testate all digital sono: Fanpage, TGCom24, Today, HuffPost Italia, TPI [The Post Internazionale], Il Post. Blogo, Agi, Ansa, e Linkiesta.  I dati sono stati raccolti grazie alla suite Talkwalker con la quale DataMediaHub ha una partnership per l’ascolto e il monitoraggio della Rete.

Leggendo l’interessante e approfondida analisi emergono elementi che aiutano a capire non solo come si comportano i giornali su Facebook ma anche il senso (se c’è) di molte attività dedicate a questo social.

  • – In  generale le testate  postano una grande quantità di contenuti sulle proprie fanpage a fronte di un ritorno non proporzionale poichè, dice DataMediaHub,  non vi è correlazione tra il numero di post ed il livello di engagement.  Peraltro il quotidiano con il maggior tasso di engagement è Repubblica con un engagement rate giornaliero del 3.7%
  • – Il mix dei contenuti proposti è generalmente molto povero con una netta prevalenza di link, mentre
    immagini e video sono una assoluta minoranza. Esattamente il contrario di quanto avviene per le
    fanpage dei brand aziendali si altri comparti.

  • – Le testate faticano a investire sulla figura del social media editor privilegiando figure ‘a mezzo servizio’, giornalisti prestati al compito e quindi poco efficaci

  • – Non solo le testate non hanno un approccio data-driven all’uso di Facebook ma paradossalmente i loro siti contengono numerosi tracker che consentono a Facebook, e agli altri social, di raccogliere dati che migliorano ulteriormente le possibilità di profilazione da parte di chi, di fatto, è loro concorrente nella contesa della raccolta pubblicitaria
    ___________ _ ___________ ___________ _ ___________ ___________ _ ___________

  • – Leggi o scarica lo studio DataMediaHub ‘L’Utilizzo di Facebook da Parte dei Newsbrand Italiani’
    (PDF)

Sintesi della Ricerca

Come già emergeva dal report sul tema, “Private Sector News, Social Media Distribution, and Algorithm Change”, realizzato dal Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, i newsbrand nostrani postano una quantità impressionante di contenuti sulle proprie fanpage. Al top Il Giornale con una media di ben 170.4 post/die, seguito da Fanpage con 109.3 post giornalieri e Il Fatto Quotidiano a quota 90.4 post/die.
Le fanpage dei giornali sono di fatto una “discarica di link”, per generare traffico al sito, senza nessuna, o quasi, gestione della community, né tantomeno un dialogo con i lettori, con le persone. Il quotidiano con il maggior numero di risposte è La Stampa che in un mese fornisce 55 risposte Seguono Il Sole24Ore con 38 risposte e Il Corriere della Sera con 35. Un volume decisamente ridotto a fronte delle migliaia di commenti ricevuti.
Il quotidiano con il maggior tasso di engagement è Repubblica con un engagement rate giornaliero del 3.7%. All’estremo opposto Blogo al 0.1%. Non emerge alcuna correlazione tra il numero di post e il tasso di engagement delle diverse testate giornalistiche.
Molto spesso critici nei confronti delle testate i commenti delle persone che esprimono prevalentemente un sentiment [le emozioni e le reazioni associate] negativo. In tal senso “fake news”, “schifo”, e “giornale” sono tra i termini più utilizzati, appunto, in chiave negativa. “Merda”, “cazzo”, cazzate” sono alcuni dei termini con maggior ricorrenza nei commenti delle persone, a conferma, se necessario, di assenza di moderazione, spesso di una social media policy, e, come evidenziato in precedenza, di mancanza di gestione della community.
La “faccina che piange dal ridere” è in assoluto l’emoji più utilizzata nei commenti dei lettori, essendo presente nel 3.6% del totale dei commenti da parte delle persone.
In un mese, complessivamente, i post caricati dalle venti testate prese in esame hanno ricevuto 2.6 milioni di commenti, 4.1 milioni di condivisioni, e 8.4 milioni di like.
I link sono in assoluto il tipo di contenuto più postato sulle fanpage dei venti quotidiani, con un peso sempre superiore al 90% del totale eccezion fatta per Fanpage che invece ha una quota significativa di immagini. Marginale l’incidenza di video e post di solo testo.
In conclusione, risulta evidente come non vi sia una gestione adeguata del social network più popoloso del pianeta da parte delle fonti d’informazione esaminate. Una costante nel tempo emergente da altre ricerche in passato, che diviene “colpa grave” ormai all’approssimarsi della fine del 2018.

Risultati Generali

Il quotidiano che nel periodo preso in considerazione distribuisce il maggior volume di contenuti è Il Giornale con 5.112 post in trenta giorni, pari ad una media di 170 post giornalieri, ovvero 7.1 post ogni ora. Seguono da Fanpage con 3.278 [109.3 post giornalieri] e Il Fatto Quotidiano a quota 90.4 post/die. Molto elevata anche la frequenza di molti altri quotidiani, sia “all digital”, come HuffPost Italia, che “tradizionali”, quali Corriere della Sera e La Stampa. Il Manifesto è il quotidiano che in assoluto posta il minor numero di contenuti sulla propria pagina Facebook.
Risulta evidente che invece di impegnarsi nella studio e la comprensione degli interessi dei lettori si privilegia un approccio quantitativo nel tentativo di battere l’algoritmo di Facebook ed aumentare la reach, la portata complessiva della fanpage.
A conferma, non vi è correlazione tra il numero di post ed il livello di engagement con, ad esempio, Il Manifesto che ottiene un tasso di engagement superiore as Ansa o Libero nonostante questi postino un volume di contenuti nettamente superiore. L’ulteriore dimostrazione di come si lavori sulla quantità e non sulla qualità. Una situazione, a onor del vero, generata certamente dalla miopia dei vertici delle testate che non investo sulla figura ed il ruolo del social media editor [in ambito editoriale l’equivalente del social media strategist per i brand] che il più delle volte è “a mezzo servizio” dovendo continuare a svolgere anche il proprio lavoro di giornalista, e dunque inevitabilmente compresso, per usare un eufemismo, che di riflesso inficia negativamente la qualità del lavoro svolto.

Ulteriore elemento che evidenzia una gestione approssimativa, per così dire, della presenza su Facebook da parte delle testate è il tasso di interazione con le persone. Infatti, il tasso di risposta è tendente complessivamente allo zero assoluto.
La Stampa, che è la testata con il maggior numero di interazioni, raggiunge 55 risposte in un mese a fronte di 234.870 commenti da parte delle persone. Repubblica si ferma a 3 risposte pur avendo ben 485.746, e HuffPost Italia, per restare nel Gruppo Gedi, addirittura non risponde mai ai 124.678 commenti ricevuti. Oltre alla testata diretta da Lucia Annunziata sono altre tre le testate che non rispondono mai nell’arco temporale preso in considerazione: Ansa, Libero e Linkiesta, pur ricevendo rispettivamente 155.224, 22.077, e 7.687 commenti da parte delle persone.

La pagina Facebook con la maggior fanbase è quella di Fanpage che si attesta a poco meno di otto milioni di fan al momento della chiusura della desk research. Seguono Repubblica, con 3.7 milioni di fan, e Today appena sopra i tre milioni. La pagina con il minor numero di fan è quella di Avvenire appesa sopra i 146mila.
Evidentemente l’attrazione di pubblico inizia ad essere molto prossima alla saturazione. Escludendo il Agi, che in un mese vede una crescita della fanbase del 7.5%, ed il Sole24Ore, che cresce del 5%, per tutte le altre testate analizzate i tassi di crescita del numero di fan si attesta tra il 2 e l’1 percento, o meno, come nel caso de La Gazzetta dello Sport [+0.3%], o Blogo, che addirittura vede calare il numero di fan dello 0.26%.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, evidenzia la centralità del vicepremier nel dibattito attuale anche se il termine “soldi” è quello più citato. Anche la parola “coglioni” viene utilizzata spesso a testimonianza ulteriore di come non vi sia una buona moderazione dei commenti.

[Rosso: Sentiment Negativo / Giallo: Neutro/ Verde: Positivo]

Risultati per Singola Testata

Di seguito i risultati analitici per ciascuna delle venti testate prese in esame così da poter approfondire le specificità di ciascuna di queste.

Repubblica
Dei contenuti postati da Repubblica il 93.5% sono link, il 3.9% immagini, e il 2.6% video. Il post che nel periodo di osservazione ha generato il maggior engagement è quello relativo alla presenza di Mimmo Lucano ospite di Fabio Fazio che al momento della stesura del report ha generato 12.633 condivisioni, 1.444 commenti, e 34.248 reaction [delle quali oltre 30mila mi piace].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce un ampio utilizzo di termini quali “cazzo”, “cazzate”, “merda”, “culo”. Evidenza, come già segnalato, di assenza di moderazione.
I link contenuti nei post puntano nel 31.2% dei casi al sito del quotidiano, nel 13.9% dei casi alla sezione video del sito, nel 10.6% dei casi alla sezione Rep – a pagamento – del sito. Il resto dei link puntano alle diverse sezioni di cronaca locale del sito eccezion fatta per il 3.8% dei casi nei quali invece si effettua cross promotion linkando il sito di HuffPost Italia.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 3.68%. Il più elevato tra tutte le testate prese in esame. Si va da un minimo del 1.18% del 13 Ottobre ad un massimo del 6.07% del 19 Ottobre.
A fronte di 2.173 post si sono avuti 481.875 commenti, 880.439 condivisioni, e 2.3 milioni di mi piace. A questa massa di interazioni Repubblica ha fornito solamente tre risposte.

Corriere della Sera
Dei contenuti postati dal CorSera il 91.6% sono link, il 4.2% immagini, il 3.8% video, e lo 0.4% solo testo. Il post che ha generato maggior engagement è quello relativo alla manifestazione organizzata da PD lo scorso 30 Settembre che, sino al 26 Ottobre, ha ottenuto 776 condivisioni, 6.966 reaction [delle quali 1.468 di rabbia], e ben 16.292 commenti, molti dei quali decisamente “fuori dalle righe”, non moderati.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce la centralità di Salvini nelle discussioni. Il vice-premier quando citato è associato prevalentemente ad un sentiment neutro.
I link contenuti nei post puntano nel 56.2% dei casi al sito del giornale, nel 9.6% dei casi alla sezione video del sito, e nel 14.9% dei casi alle edizioni locali del sito. L’1.1% dei link punta invece verso la sezione Io Donna.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.61%, meno della metà del diretto concorrente [Repubblica]. Si va da un minimo del 0.63% il 13 Ottobre ad un massimo del 3.94% il 21 Ottobre.
A fronte di 2.275 post si sono avuti 285.086 commenti, 263.633 condivisioni, e 583.124 mi piace. A questo numero considerevole di interazioni il Corriere ha risposto 35 volte. Si tratta nel 95% dei casi di ulteriori link inseriti nei commenti per facilitare l’approfondimento da parte dei letttori, e naturalmente portare traffico al sito.

La Stampa
Dei contenuti postati da La Stampa l’84.2% sono link, il 13.8% immagini, l’1.2% video, e lo 0.8% solo testo. Il post che ha generato il maggior engagement è quello del 14 Ottobre relativo alla puntata della trasmissione di Piero Angela sui rastrellamenti degli ebrei, che ottiene 485 commenti, 5.404 condivisioni, e 16.590 reaction [delle quali 1.011 sono di “amore”]. Post che in realtà porta al sito di HuffPost Italia a conferma, se necessario, di una strategia di cross promotion anche sui social da parte del Gruppo Gedi.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce la centralità del termine “soldi”, presente nel 3% delle conversazioni, “Italia”, usato il 2.7& delle volte, e “italiani”, utilizzato nel 2.3% dei casi. Tutti termini ai quali è associato prevalentemente un sentiment negativo.
I link contenuti nei post puntano nel 66.5% dei casi al sito del quotidiano, la maggioranza degli altri link puntano ad altre testate del Gruppo Gedi: Business Insider, L’Espresso, HuffPost, e persino al sito di Radio Deejay. È singolare rilevare come, pur essendo La Stampa il quotidiano “capofila” del Gedi News Network, l’arcipelago di testate locali del gruppo editoriale in questione, non vi sia promozione verso i siti dei quotidiani locali.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.15%. Si va da un minimo dello 0.74% il 02 Ottobre ad un massimo del 1.89% il 14 Ottobre.
A fronte di 2.229 post si sono avuti 102.209 commenti, 103.495 condivisioni, e 225.315 like. La Stampa è la testata che maggiormente interagisce con il proprio pubblico su Facebook. In totale le risposte sono state 55. Si tratta sempre di vere e proprie risposte ai lettori – come in questo caso, a titolo esemplificativo – contrariamente a quanto avviene, ad esempio, per “i cugini” di Repubblica. L’evidenza che nel quotidiano è presente una mentalità di apertura e dialogo, probabilmente frustrata da l’eccesso di carico di lavoro da parte di chi gestisce i social, che, come abbiamo già evidenziato, assolve anche ad altri compiti.
Un chiaro segnale di come, e quanto, la possibilità di implementare buone pratiche sui social spesso si scontri con arretratezza del management che non investe risorse adeguate allo scopo.

Il Sole24Ore
Dei contenuti postati dal Sole24Ore il 95.9% sono link, il 3.2% immagini, lo 0.9% video, e lo 0.1% solo testo. Il post che ha generato maggior engagement è quello del 28 Settembre scorso relativo a calo della borsa, e innalzamento dello spread, in seguito all’approvazione della finanziaria da parte del Governo, che ha ottenuto 1.123 commenti, 6.316 condivisioni, e 4.272 reaction [di cui 911 di rabbia e 671 di dispiacere/pianto].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce la centralità del termine “soldi” che ha una ricorrenza del 3.7%. Termine che è associato prevalentemente ad un sentiment negativo come mostra la word cloud sottostante.

I link contenuti nei post puntano nel 69.2% dei casi al sito del quotidiano di Confindustria, nel 7.2% dei casi alla sezione Alley Oop, blog verticale al femminile, e nel 3.5% dei casi a InfoData, la sezione di data journalism del giornale. Il Fatto Quotidiano, YouTube e Wikipedia sono invece i link più ricorrenti nei commenti delle persone.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.88%. Si va da un minimo del 0.89% il 13 Ottobre ad un massimo del 4% il 28 Settembre.
A fronte di 2.104 post si sono avuti 105mila commenti, 137.516 condivisioni, e 206.590 mi piace. A fronte di tale volume vi sono complessivamente 38 risposte. Anche in questo caso, come per La Stampa, si apre, seppur in maniera limitata un dialogo con le persone. Molte di queste risposte sono siglate mlc, le iniziali del social media editor del Sole24Ore, Marco lo Conte, che ci “mette la faccia” [qui, ad esempio] quando necessario/opportuno.

Il Fatto Quotidiano
Dei contenuti postati dal Fatto il 95.8% sono link, il 2.6% immagini, l’1.1%, e lo 0.5% solo testo. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è quello relativo al taglio dei vitalizi, del 16 Ottobre, che ottiene 1.215 commenti, 8.620 condivisioni, e 11.114 reaction [dei quali 9.573 like].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce, ancora una volta, la centralità del termine “soldi”, così come nel caso di La Stampa e del Sole24Ore. Anche in questo caso alla parola è associato un sentiment prevalentemente negativo.
I link contenuti nei post puntano nell’81% dei casi al sito del Fatto, per il 7,7% a FQ Magazine, e nel 1.2% alla sezione premium del sito. YouTube, Il Sole24Ore e Repubblica sono invece i siti più linkati nei commenti delle persone.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 2.51%. Il terzo più elevato delle venti testate analizzate. Si va da un minimo del 1.09% il 05 Ottobre a un massimo del 4.55% il 16 Ottobre.
A fronte di 2.711 post si registrano 399.027 commenti, 400.073 condivisioni, e 710.488 mi piace. Tale mole merita una sola risposta, di ringraziamento, per un errore di trascrizione segnalato. Davvero molto poco, troppo poco per essere giustificabile con la mancanza di risorse per un quotidiano nato proprio dalla creazione di community.

La Gazzetta dello Sport
Dei contenuti postati dalla Gazzetta dello Sport il 76.2% sono link, il 14.1% immagini, il 9.5% video, e lo 0.2% solo testo. Il mix più “ricco” tra i quotidiani con una corrispondente versione cartacea. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è quello, del 06 Ottobre, relativo alla vittoria della nazionale di basket degli atleti con sindrome di Down che ottiene 388 commenti, 14.991 condivisioni, e 17.491 reaction [delle quali 1.480 di “amore”], con buona pace per coloro che ritengono che i social siano solamente un luogo di odio.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce naturalmente le principali squadre di calcio come termini più citati. Al top la Juventus con il 4% del totale.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.13%. Si va da un minimo del 0.68% il 1° di Ottobre ad un massimo del 1.98% il 06 Ottobre.
A fronte di 1.106 post si registrano 102.100 commenti, 43.982 condivisioni, e 553.721 mi piace. Tutto ciò genera solamente dieci risposte da parte di chi amministra la pagina. Va segnalato anche che vengono effettuati dei live che consentono in tal modo interazione con le persone, come in questo caso, ad esempio.
Rispetto alle altre fanpage dei principali quotidiani nazionali vi è una forte preponderanza dei like rispetto a commenti e condivisioni. Aspetto che sicuramente abbatte la portata organica della pagina, e dei singoli post, e che stupisce vista la popolarità degli argomenti trattati.

Libero
Dei contenuti postati da Libero il 96.2% sono link, l’1.9% video, e così anche per le immagini, sempre al 1.9%. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è del 25 Ottobre e parla di “lo sfogo” di Facchinetti relativamente all’uccisione di Desiirée. Post che ottiene 387 condivisioni, 159 commenti, e 1844 reaction.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce la centralità di Salvini, che viene citato nel 6.5% dei casi. Al teme cloud evidenzia una buona frequenza anche di termini quali “stronzate” e altro sui generis che evidenzia chiare carenze nella moderazione anche in riferimento a dichiarazioni razziste e/o xenofobe.
I link contenuti nei post puntano nel 82% dei casi al sito web, e nel 9.4% dei casi al sezione video del sito. YouTube, Il Fatto Quotidiano, e La Stampa, sono invece i siti più linkati nei commenti delle persone.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 0.54%. Il più basso in assoluto tra le dieci testate con una corrispondente versione cartacea, e il terzultimo in generale tra i venti newsbrand analizzati. Si va da un minimo del 0.18% il 03 Ottobre ad un massimo del 1.25% il 1° Ottobre.
A fronte di 1.565 post si registrano 20.229 commenti, 11.055 condivisioni, e 31.813 like. Non viene mai risposto a nessuno.
Se certamente, dalle informazioni assunte, non vi è un responsabile e/o un team dedicato ai social, aspetto che ovviamente, a parità di condizione, impoverisce il lavoro, e il risultato. Altrettanto certamente Libero, con un trattamento da click-bait spinto e contenuti molto spesso ampiamente discutibili, è la rappresentazione di quello che un newsbrand deve fare, in generale e sui social.

Il Giornale
Il Giornale è la testa con il maggior volume di post in assoluto: 5.112, pari a 170/dei. Dei contenuti postati dal Giornale il 96.4% sono link, il 3.2% video, e lo 0.4 immagini. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è stato pubblicato il 20 Ottobre ed è relativo alla sentenza del tribunale dei ministri per il caso Salvini-Diciotti. Il post ha ottenuto 544 commenti, 7.929 condivisioni, e 6.670 reaction [delle quali 407 di “amore”].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce, ancora una volta, la centralità di Salvini, che viene citato nel 3.5% dei casi. Non trascurabile la presenza di termini quali “cazzo” [1.1%], “coglioni” [1.2%], “culo” [1.2%], e, ad adbudantia, “merda” [1.6%]. Chiarissima evidenza dell’assoluta mancanza di moderazione della pagina.
I link contenuti nei post puntano nel 88% dei casi al sito web, nel 3.8% alla sezione dedicata ai reportage di guerra finanziati dai lettori, e nel 2.3% dei casi alla sezione blog. YouTube, il sito di Nicola Porro, e Repubblica i siti più linkati nei commenti dei lettori.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 2.77%. Secondo solo a Repubblica, ma come emerge dall’analisi qualitativa è evidente che molto è fatto “sbragando”, lasciando via libera a insulti e quant’altro. Il tasso di engagement va da un minimo del 1.35% il 30 Settembre a un massimo del 6.58 il 24 Ottobre.
A fronte di 5.112 post si registrano 134.107 commenti, 148.822 condivisioni, e 218.219 like. Tutto questo non merita, secondo gli amministratori della pagina, nemmeno una singola risposta. Altro indicatore dell’approccio ai social da parte della testata.

Il Manifesto
Dei contenuti postati da Il Manifesto – che è la testata con il minor volume di contenuti distribuiti su Facebook – l’80.4% sono immagini, il 12.5% link, e il 7.1% video. Un approccio completamente diverso dalle altre testate. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è stato pubblicato il 20 Ottobre ed è una vignetta di Mauro Biani per l’argento della nazionale femminile di volley. Post che ottiene 123 commenti, 8.902 condivisioni, e 9.495 reaction [delle quali 1.114 di “amore”].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce un panorama molto diverso da quello delle altre testate con proprio il manifesto ad essere il termine più ricorrente [5.1% dei casi], e parole quali “razzismo” e/o razzista ampiamente citate, in chiave negativa ovviamente.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.26%. Un buon risultato a fronte di volumi di contenuti, come evidenziato, molto più bassi degli altri giornali. Il minimo è stato toccato con il 0.30% del 29 Settembre mentre il massimo si è raggiunto con il 5.62% del 20 Ottobre.
A fronte di 118 post si registrano 2.063 commenti, 57.477 condivisioni, e 57.278 like. Solamente due le risposte date al pubblico.

Avvenire
Il quotidiano cattolico è l’ultimo, semplicemente per ordine, dei dieci giornali con una corrispondente versione cartacea. Dei contenuti postati da Avvenire il 91.4% sono link, il 7.5% immagini, lo 0.7% video, e lo 0.4% solo testo. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è del 29 Settembre scorso e tratta della richiesta ai fedeli da parte del Papa di recitare quotidianamente il Rosario nel mese mariano di Ottobre. Il post ottiene 33 commenti, 1.986 condivisioni, e 1.372 reaction [delle quali 183 di “amore”].
Avvenire è uno dei pochi quotidiani che ha in bella mostra “il galateo social”, la social media policy che regola il confronto e la convivenza. Un’ottima scelta che si fatica davvero a comprendere perché non venga effettuata da altri giornali.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce un panorama ben diverso dagli altri quotidiani nazionali con la vocazione cattolica che naturalmente emerge dando spazio a termini quali “Papa”, “Chiesa”, e via discorrendo.
Nonostante un numero di post decisamente inferiore alla maggior parte delle altre testate, il tasso di engagement medio giornaliero è tra i più elevati, al 2.02%. Si va da un minimo del 0.91% il 06 Ottobre ad un massimo del 3.42% il 16 Ottobre.
A fronte di 609 post si registrano 4.031 commenti, 31.600 condivisioni, e 49.635 like. 12 le risposte, tutte di apertura e dialogo, anche su temi controversi, come in questo caso, ad esempio.

Fanpage
Fanpage è la testata all digital con la fanbase più ampia, circa il doppio di Repubblica, che da sempre ha fatto del “dragare” traffico dalla piattaforma social una delle sue caratteristiche.
Dei contenuti postati da Fanpage il 59.5% sono link, il 34.2 immagini, il 5.4% video, e lo 0.9% solo testo. Il post che ha generato il maggior engagement è stato pubblicato il 20 Ottobre scorso ed è quello che tratta della medaglia d’argento della nazionale femminile di pallavolo. Il post ha generato 2.510 commenti, 21.582 condivisioni, e 48.977 reaction [dei quali 4.273 di “amore”].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, restituisce una forte concentrazione sulla cronaca.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.38%. Si va da un minimo del 0.44% il 04 Ottobre ad un massimo del 2.36% il 21 Ottobre.
Con 3.278 post, pari a una media di 109 post/die, Fanpage è la seconda testata per numero di post su Facebook. Tale volume genera oltre un milione di condivisioni, 369.912 commenti, e 1.5 milioni di mi piace. Una quantità esorbitante alla quale gli amministratori della pagina rispondo 33 volte in totale con contenuti che sono prevalentemente promozionali, come in questo caso, ad esempio.
Insomma, è chiaro che l’unico obiettivo è “spremere” il più possibile Facebook per generare traffico, pagine viste, e dunque in ultima analisi ricavi. Una strategia che all’estero ha già penalizzato fortemente molte testate.

TGCom24
Il canale all news di Mediaset è uno dei siti con maggior audience in Italia. L’abbiamo convenzionalmente classificato tra gli all digital visto che essendo un canale televisivo non ha ovviamente una corrispondente versione cartacea.
Dei contenuti postati da TgCom24 il 94.6% sono link, il 4.1% sono video, e l’1.3% immagini. Il post che ha generato il maggior engagement è quello relativo ad un fatto di cronaca avvenuto in provincia di Padova, pubblicato il 09 Ottobre, che genera 607 commenti, 7.371 condivisioni, e 12.974 reaction [dei quali 1.595 di scherno].
I link contenuti nei post puntano nel 82% dei casi al sito web, nel 4.3% dei casi a Sport Mediaset, che contribuisce all’audience del sito di news, e per l’1.2% dei casi al Meteo.it, altro sito che contribuisce a l’audience del sito di TgCom24.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.45%. Si va da un minimo del 0.72% il 29 Settembre e il 02 Ottobre ad un massimo del 2.68% il 21 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 2.223 post che hanno generato 158.286 commenti, 231.094 condivisione, e 479.006 like. Tutto ciò produce solamente quattro risposte da parte degli amministratori della pagina, dei quali due contengono altri link al sito.

Today
Today è del gruppo editoriale Citynews ed è un network di testate locali che di recente ha raggiunto ben 47 diverse edizioni, da quella di Milano a quella di Arezzo, entrata a far parte della famiglia di recente. I volumi di audience raggiungi sono decisamente importanti e dimostrano come anche l’informazione locale possa trovare un senso e sostenibilità economica un a volta rimosse le molte resistenze presenti nelle redazioni di coloro che hanno anche una versione cartacea del giornale.
Dei contenuti postati da Today il 75.4% sono link, il 15.2% immagini, il 9.3% video, e lo 0.1% solo testo. Il post che ha generato il maggior engagement è quello di una cane che ha combinato una “marachella”, pubblicato il 10 Ottobre, che ha generato 882 commenti, 6.540 condivisioni, e 6.911 reaction [delle quali 1.646 di “amore”].
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, dimostra come ancora una volta vi sia assenza di moderazione con una certa ricorrenza di termini quali “merda”, “cagare”, “palle”, e via discorrendo.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 0.37% ed è il penultimo, davanti solamente a Blogo altra testata “all digital”, tra tutte le testate analizzate. Si va da un minimo del 0.23% il 06 Ottobre ad un massimo, si fa per dire, del 0.58% il 10 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 1.625 post, pari a 54/die, ovvero oltre due post ogni ora. Questi hanno generato 61.414 commenti, 89.916 condivisioni, e 182.085 like. Molto scarsa ancora una volta l’interazione con il pubblico con solamente sette risposte delle quali quattro contengono ancora un altro link al proprio sito.

HuffPost Italia
La testata all digital del Gruppo Gedi galleggia ma non sfonda, almeno in termini di audience sul sito, nonostante cross promotion sui social e, soprattutto, la presenza in home page del sito di Repubblica.
Dei contenuti postati da HuffPost il 95.3% sono link, e il restante 4.7 video. Il mix più “povero” tra le venti testate analizzate. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è quello che era stato promozionato anche sulla pagina de La Stampa, relativo alla puntata televisiva di Piero Angela, che ottiene 304 commenti, 4.508 condivisioni, e 14.097 reaction.
Il tasso di engagement medio giornaliero è del 1.69%. Si va da un minimo del 0.88% il 29 Settembre ad un massimo del 3.78% il 21 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 2.438 post, pari a 81 post giornalieri, o oltre tre ogni ora, compresa la notte, se si preferisce. Questo volume di post ha generato 121.589 commenti, 117.619 condivisioni, e 310.419 mi piace. Stando ai dati pare che nessuno fosse meritevole di attenzione. Infatti chi amministra e gestisce la fanpage non risponde mai.

The Post Internazionale
The Post Internazionale è una delle più recenti testate nazionali all digital. Dopo un biennio dalla sua nascita ha “dovuto” cambiare il suo nome utilizzando solo l’acronimo [TPI] a causa di una serie di controversie sulla sua liceità che richiamava altre testate del nostro Paese. Non esistono dati Audiweb, e quelli comScore sono “confusi”, diciamo, ma dai dati analytics si aggira su valori di audience superiori a molte altre testate. Come indica il nome ha il suo focus principale su l’estero e una platea consolidata di giovani contrariamente a molti altri quotidiani online.
Dei contenuti postati da TPI il 93.2% è costituito da link, il 3.7% da immagini, il 2.1% da video, e l’1% di solo testo. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è quello relativo alle ammissioni di colpa del carabiniere coinvolto ne caso Cucchi, postato l’11 Ottobre, che ottiene 225 commenti, 3.544 condivisioni, e 9.335 reaction.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, [di]mostra qualche problema nella moderazione dei commenti con il termine “cazzo” che appare in bella evidenza, e altro ancora.
Per contro, il tasso di engagement medio giornaliero è il più elevato di tutte le testate all digital, attestandosi al 2.02%. Si va da un minimo del 0.76% del 1° Ottobre ad un massimo del 6.09% il 24 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 1.364 post. Questi hanno generato 86mila commenti, 86.506 condivisioni, e 279.143 like. Una solamente invece la risposta ad una forte critica sulla linea editoriale. Peccato davvero.

Il Post
Il Post di Luca Sofri è riuscito nel tempo, lavorando sulla content curation, fatta bene, e sulla qualità in più generale, a ritagliarsi una nicchia relativamente consistente di persone interessante e coinvolte rispetto ai contenuti prodotti dalla redazione.
Dei contenuti postati da Il Post il 94.6% sono link, lo 07% immagini, lo 0.5% video, e ben il 4.2% di solo testo. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è quello relativo alla confessione del carabiniere implicato nel caso Cucchi. Il post totalizza 49 commenti, 623 condivisioni, e 1.927 reaction.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, mostra una comunità di persone più educate e rispettose rispetto alla media, probabilmente anche perché di un livello socio-culturale superiore rispetto ad altri quotidiani online.
Il tasso di engagement medio giornaliero è relativamente basso, attestandosi al 1.08%, ma va tenuto in considerazione che molto spesso le conversazioni, i commenti avvengono direttamente sul sito della testata. Un vantaggio al momento di monetizzare il livello di coinvolgimento generato.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 885 post che hanno generato complessivamente 18.246 commenti, 21.454 condivisioni, e 70.619 mi piace. Poche le risposte, 12, e il più delle volte con un link al sito. Avendo una buona base varrebbe sicuramente la pena di investire più tempo e risorse al riguardo.

Blogo
Blogo, come suggerisce il nome, nasce molto tempo addietro come network di blog per poi trasformarsi in testata giornalistica registrata. Nel passato più recente ha ripreso le pubblicazioni relativamente da poco dopo un periodo di sospensione per grossi guai economico-finanziari.
Dei contenuti postati da Blogo il 98.7% sono link, lo 0.8% video, e lo 0.5% immagini. Il post che ha generato il maggior engagement è quello della gaffe per la parlamentare del Partito Democratico Alessia Morani sull’acquisto degli F35, pubblicato il 13 Ottobre, che ottiene 323 commenti, 1.167 condivisioni, e 556 reaction. Davvero poco per una pagina con oltre un milione di fan.
Il tasso di engagement medio giornaliero è in assoluto il più basso di tutte le venti testate analizzate, attestandosi solamente al 0.12%. Si va da un minimo del 0.01% del 09 Ottobre ad un massimo, si fa per dire, del 0.21% il 15 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 424 post che hanno generato 15.721 commenti, 6.594 condivisioni, e 13.234 mi piace. Si tratta ancora una volta del risultato peggiore tra tutte le testate analizzate. Se a questo si aggiunge che la fanbase è superiore, o pari, a molti dei venti quotidiani online analizzati risulta ancor più evidente, se possibile, come, e quanto, la presenza su Facebook di Blogo sia ampiamente suscettibile di miglioramento, per usare un eufemismo.
Si tratta anche dell’unica testata che non solo non vede incrementare la propria fanbase, ma addirittura ne perde. L’impressione generale è che la testata sia ancora in stato post traumatico dopo la sospensione delle pubblicazioni.

Agi
L’Agenzia Giornalistica Italiana sotto la nuova direzione di Riccardo Luna e Marco Pratellesi è tornata a nuova vita ed è in costante evoluzione positiva da allora sia in termini di qualità dei contenuti che, di riflesso, a livello di audience, che secondo i dati Audiweb è più che raddoppiata nell’ultimo anno.
Dei contenuti postati da Agi il 94.2% sono link, il 2.6& video, il 2.4% immagini, e lo 0.8% solo testo. Il post che ha generato il maggior engagement è quello relativo alla straordinaria gara di solidarietà nei confronti dei bambini di Lodi, pubblicato il 14 Ottobre. Il post ha ottenuto 145 commenti, 2.173 condivisioni, e 2.468 reaction.
La teme cloud, la nuvola di parole dei termini più ricorrenti in base al sentiment, così come definito, dei commenti delle persone, mostra una comunità di persone più educate e rispettose rispetto alla media. Non si rileva infatti nel complesso l’utilizzo di terminologia scurrile, o peggio, come invece abbiamo documentato per altre testate.
Il tasso di engagement medio giornaliero si attesta al 1.49%. Si va da un minimo del 0.55% il 05 Ottobre ad un massimo del 3.07% il 14 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 1.206 post che hanno generato 23.201 commenti, 24.142 condivisioni, e 37.941 like. Anche in questo caso poche, pochissime, le risposte [6].

Ansa
Ansa è la principale agenzia stampa italiana. L’audience al sito la colloca stabilmente nella “top10” italiana con oltre un milione di utenti unici nel giorno medio secondo gli ultimi dati disponibili. Si tratta di uno dei tanti paradossi generati dalla crisi dei newsbrand nell’ultimo decennio con le agenzie stampa che da un lato sono fornitori – e di proprietà – dei giornali, e dall’altro lato, di fatto, ne sono concorrenti.
Dei contenuti postati da Ansa l’84.7% sono link, il 6.8% video, il 5% solo testo, e il 3.5% immagini. Il post che ha generato il maggior engagement è quello relativo alla Bayer condannata negli Usa per il glifosato, pubblicato il 23 Ottobre. Il post in questione ha generato 183 commenti, 6.407 condivisioni, e 3.864 reaction.
Il tasso di engagement medio giornaliero si attesta al 1.05%. Un valore tra i più bassi di tutte le testate prese in esame. Si va da un minimo del 0.52% il 09 Ottobre ad un massimo del 1.79% il 23 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 1.874 post. Questi hanno generato 146.138 commenti, 90.068 condivisioni, e 172.610 mi piace. Secondo i dati elaborati niente di tutto questo ha meritato neppure una singola risposta, neppure quando sono stati utilizzati nei commenti termini quali “merda” e/o “balle”, ad esempio.

Linkiesta
Ultimo ma non ultimo, come si suol dire, Linkiesta, testata all digital che fatica a sfondare, stretta ormai da anni da debiti, e relative ricapitalizzazioni.
Dei contenuti postati da Linkiesta ben il 99.8% sono link. Si tratta della testata con la maggior incidenza di link tra tutte quelle analizzate. Il restante 0.2% sono immagini. Il post che ha generato il maggior coinvolgimento è quello di un “appello” rivolto ai giovani di mobilitarsi contro l’attuale governo. Il post è stato pubblicato due volte, il 29 Settembre e il 21 Ottobre. Quello del 29 Settembre ottiene 108 commenti, 1.273 condivisioni, e 1.275 reaction. Inferiori i valori di quello postato a distanza di circa un mese, che è comunque secondo per engagement tra i 1.082 contenuti postati.
Il tasso di engagement medio giornaliero si attesta al 1.10%. Si va da un minimo del 0.27% il 1° di Ottobre ad un massimo del 4.08% il 20 Ottobre.
Nel periodo preso in considerazione sono stati caricati su Facebook 1.082. Questi complessivamente hanno generato 7.043 commenti, 17.621 condivisioni, e 28.835 mi piace. Per l’ennesima volta nessuno di questi, secondo i gestori della fanpage, è risultato meritevole di risposta.

Conclusioni

Il rapporto amore-odio tra i newsbrand di tutto il mondo e Facebook non impedisce comunque buone pratiche da parte di numerose testate quali il Guardian, The New York Times, e molte altre, così non è complessivamente per quelle italiane che hanno un approccio prettamente speculativo di breve, teso esclusivamente, in forma più o meno spinta, a dragare il maggior traffico al proprio sito.
Il mix dei contenuti proposti è generalmente molto povero con una netta prevalenza di link, mentre immagini e video sono una assoluta minoranza. Esattamente il contrario di quanto avviene per le fanpage dei brand aziendali si altri comparti.
Non vi è alcun investimento, ad esclusione di ads sempre votati ad aumentare il traffico al sito e/o gli abbonamenti alla versione online/digitale. La figura del social media editor a “mezzo servizio”, laddove esistente, si concretizza inevitabilmente nel fatto che dovendo continuare ad assolvere ai compiti giornalistici originari, inevitabilmente il lavoro venga fatto con approssimazione, per così dire.
Non si evince correlazione alcuna tra il numero di fan ed il livello di engagement, così come dai dati Audiweb non si evidenzia altrettanto un rapporto tra fanbase e traffico al sito. Il numero di fan è dunque definitivamente una “vanity metric”. Un indicatore inutile.
Soprattutto non vi è, se non in rarissimi casi, come documentato, una relazione, una rapporto, una conversazione tra chi amministra le pagine dei newsbrand ed il pubblico. Anche sotto questo profilo i quotidiani sono online ma, nel 2018, continuano a non far parte della Rete.
Si prova a “battere l’algoritmo” di Facebook puntando esclusivamente sulla quantità con una numero di post ed una frequenza insensata. Infatti, il lavoro del social media editor consiste, o meglio consisterebbe viste le evidenze raccolte, nel selezionare, sulla base dei gusti e delle preferenze del pubblico oltre che del posizionamento della testata, i contenuti più adatti e interessanti, non nel riversare il 100% degli articoli pubblicati sul sito su Facebook, e su gli altri social.
Secondo quanto rilevato non solo le testate non hanno un approccio data-driven all’uso di Facebook ma paradossalmente i loro siti contengono numerosi tracker che consentono a Facebook, e agli altri social, di raccogliere dati che migliorano ulteriormente le possibilità di profilazione da parte di chi, di fatto, è loro concorrente nella contesa della raccolta pubblicitaria.
Inoltre, le numerosissime interazioni generate sulle fanpage dei newsbrand continuano a fornire indicatori e dati a Facebook lasciando ancor più, se possibile, le testate con un palmo di naso, per dirla in una battuta.
Insomma, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, si tratta di ripartire da delle fanbase molto consistenti e riconcepire completamente l’approccio all’utilizzo di Facebook, e ancora una volta anche degli altri social, allocando risorse umane ed economiche allo scopo.


– Leggi o scarica lo studio DataMediaHub ‘L’Utilizzo di Facebook da Parte dei Newsbrand Italiani’
(PDF)

FONTE:  DATAMEDIAHUB 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Cosa accade in un minuto su Internet? Crescono Instagram e Netflix, boom degli smart speakers

Classifica dei media italiani più attivi sui social e dei post con più interazioni a febbraio

Classifica dell’informazione online, Audiweb gennaio 2019. Crescita diffusa ma Citynews, Triboo e Nanopress non più rilevati