Report punta i riflettori su contributi all’editoria e collaboratori senza contratto giornalistico

L’80 per cento dei contributi diretti all’editoria a 20 quotidiani. Il totale, pari a 60 milioni di euro, suddiviso tra 54 testate. Mentre testate locali e cronache locali di quotidiani a tiratura nazionale arrivano a pagare i giornalisti collaboratori anche 2, 4, 6, 9 euro a pezzo. Professionisti che lavorano 5 o più giorni la settimana con “stipendi” che non arrivano a 1000 euro al mese, anche dopo anni e anni di collaborazioni continuative. E’ quanto ripreso dalla puntata di Report in onda ieri sera su Rai 3, in un servizio di Bernardo Iovene dedicato al finanziamento ai giornali e alla situazione dei giornalisti, in particolare sulla precarietà dei collaboratori.

Vito Crimi ai microfoni di Report

Il nuovo governo ha annunciato il taglio di tutti contributi, anche di quelli indiretti, all’editoria, complessivamente si tratta di 180 milioni di euro. I finanziamenti diretti ai giornali, ha ricordato Report, vanno a cooperative di giornalisti, come il Manifesto, e a società controllate da cooperative, come ItaliaOggi. Sono finanziate anche fondazioni come quella che fa capo alla Cei, nel caso di Avvenire, e come la San Raffaele degli Angelucci per Libero.

Nel corso della trasmissione – dove sono stati intervistati, tra gli altri, anche il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, e gli editori Urbano Cairo (Rcs Mediagrouop) e Andrea Riffeser Monti (Monrif, che è anche presidente della Fieg) – il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria Vito Crimi ha annunciato di voler escludere per legge dal Jobs Act la possibilità di stipulare co.co.co con i giornalisti, ma a Report risulta che la misura, prevista con un emendamento nel decreto dignità sia stata bocciata dal governo 5 Stelle. “E’ il governo del cambiamento”, ironizza Raffaele Lorusso, segretario Fnsi, “avranno cambiato idea”.

Andrea Riffeser Monti ai microfoni di Report

Alcuni giornalisti hanno voluto raccontare di fronte alle telecamere le condizioni alle quali sono costretti a lavorare, ma “a volto coperto come fossero pentiti di mafia”, ha concluso il conduttore Sigfrido Ranucci. Ricordando che, “se non si gestisce il passaggio al digitale la carta stampata rischia di morire” e “senza dimenticare che intorno ai giornalisti ruota un’intera filiera”.

Report ha voluto anche guardare in casa Rai intervistando il direttore risorse umane Luciano Flussi sulla situazione dei giornalisti professionisti che lavorano ai programmi con contratti di consulenza in partita Iva.  Loro, a differenza dei giornalisti dei Tg, non sono inquadrati con contratto giornalistico.

Qui il link per rivedere il servizio di Report.

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