I tagli ai contributi indiretti all’editoria sono pesanti e penalizzanti, scrive Avvenire: colpite anche le radio

Nell’ultima bozza consultabile della legge di bilancio il governo non tocca il Fondo per l’editoria, ma dal gennaio 2020 sopprime le agevolazioni tariffarie e i contributi alle imprese editrici e radiotelevisive. Lo scrive oggi Marco Iasevoli su Avvenire precisando che “nella manovra, si legge nell’articolo, per abrogare le agevolazioni si fa riferimento ad alcune norme contenute nelle leggi di settore del 1981, 1987 e 1990. E quando si cita la legge istitutiva del Fondo per l’editoria, la 198 del 2016, è per eliminare il Regolamento che disciplina l’accesso alle riduzioni tariffarie in questione”.

Vito Crimi (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

L’intervento quindi parrebbe essere meno profondo di quanto annunciato in precedenza. “Parrebbe” perchè il condizionale è d’obbligo, dal momento che le bozze cambiano continuamente. E comunque, scrive Iasevoli, “sebbene apparentemente più limitato e procrastinato al 2020, l’intervento che taglia i contributi indiretti a editoria, stampa e radiodiffusione è comunque pesante e penalizzante”. E difatti si parla di tariffe telefoniche, telegrafiche, postali, e dei trasporti di tutte le imprese editrici regolarmente registrate, diverse delle quali sono già state ridotte o annullate nel tempo.

Nel pezzo di Avvenire vengono ricordati anche gli interventi a danno delle imprese radiofoniche nazionali e locali, che dedicano rispettivamente il 25% e il 15% delle ore di trasmissione a programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari. Questi perderanno, oltre alle riduzioni già citate, anche quelle legate ai consumi di energia elettrica, inclusi anche i sistemi via satellite. Ma non è tutto: “Queste imprese radiofoniche con taglio informativo perderanno anche il diritto al rimborso del 60% delle spese per l’abbonamento a tre agenzie di informazione a diffusione nazionale o regionale, con danno diretto, quindi alle stesse agenzie di stampa già in difficoltà”. Secondo le prime letture dei tecnici, a uscirne danneggiate potrebbero essere realtà come Radio Maria, Radio Radicale e le piccole televisioni private.

La questione, scrive Avvenire, non è ancora conclusa: “L’intero tema è ancora oggetto di un contenzioso tra M5S e Lega. Ieri anche il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, si è opposto ai tagli perché ‘quei soldi servono ad assicurare la funzione pubblica e civica dell’informazione’. Sulla stessa linea il presidente della Commissione Trasporti Alessandro Morelli”. Il pentastellato sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi ha risposto alle parole dei due dicendo che “bisogna pensare anche a chi quei soldi non li prende”.

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