Rai, Borioni: ho votato no perchè prima vengono i progetti, poi i nomi. La mia una dichiarazione di spaesamento

“Sono convinta che prima vengano i piani,  le progettazioni e poi si possa decidere quali sono le persone giuste per quei piani. Ecco perché oggi ho votato no”. La consigliera Rai, Rita Borioni, spiega all’Adnkronos la ragione del suo niet alle proposte di nomina avanzate dall’ad Salini per le direzioni di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr e Gr Radio.

“Non mi sono sentita di dare un voto positivo – dice – perché non conosco il progetto sotteso a queste nomine. Non so dove stiamo andando e quali sono le prospettive, senza contare che avevamo dei direttori che portavano a casa risultati, in molti casi, anche molto positivi. Non sono nelle condizioni di valutare positivamente un cambiamento – rimarca – non conoscendo le ragioni di tale cambiamento.
E non si tratta dei nomi – precisa – Tutte persone stimabilissime  quelle proposte. Persone di cui ho seguito il lavoro e che, in alcuni casi, conosco personalmente, ma non mi è possibile dare un voto  positivo senza conoscere il progetto”. Insomma, osserva la Borioni, “la mia è stata una dichiarazione di spaesamento”.

Rita Borioni (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Detto questo, il clima del primo Cda della nuova Rai come è stato? “Abbastanza tranquillo”. E non si è parlato solo di nomine o di semestrale di bilancio, ma anche di “appalti. In particolare, alcuni consiglieri hanno chiesto un approfondimento rispetto alla stazione appaltante Rai, al modo in cui svolge questo ruolo e alle criticità che ci sono”.

“Spesso – entra nel merito la Borioni – si tratta, infatti, di appalti molto grandi, come per esempio, quelli che  riguardano i lavori di manutenzione di Saxa Rubra e molto altro. Per questo trovo molto positivo che si possa fare un approfondimento su questi temi”.

“Gli appalti Rai sono tanti – spiega – dai cespiti immobiliari agli acquisti di beni e servizi. E quando i beni in questione hanno, per esempio, un alto contenuto tecnologico (vedi le telecamere o i noti zainetti), c’è un problema a tutt’oggi irrisolto: l’eccessiva lunghezza dei tempi”.

“E’ già capitato che si sia fatta una gara per un bene ad alto  contenuto tecnologico – dice la consigliera – che, nel momento in cui il percorso è poi arrivato a conclusione, si è rivelato obsoleto.  Naturalmente prodotti creativi, come le fiction, non rientrano tra i  prodotti che devono sottostare alle regole del codice degli appalti, come si evince dalla recente riforma”.

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