Condé Nast: a Simone Marchetti la direzione di Vanity Fair

Cambio di direzione dal 1° dicembre a Vanity Fair: Daniela Hamaui, che continuerà a collaborare con il
gruppo, passa il testimone a Simone Marchetti, attuale fashion editor di Repubblica, che, precisa un comunicato di Condé Nast, “lavorerà a una rinnovata idea di Vanity Fair che vedrà pienamente la luce nei primi mesi del 2019, nel solco di una continua reinvenzione che ha caratterizzato il brand fin dalla sua nascita”.

Fedele Usai, amministratore delegato di Condé Nast, commenta: “Simone ha il talento, le competenze, la
curiosità e la sfrontatezza necessarie per dirigere un brand come Vanity Fair. Voglio anche ringraziare Daniela Hamaui per il grande lavoro svolto in un periodo non facile. Daniela lascia a Simone un brand in salute. Per questo mi fa piacere che la collaborazione tra Daniela e il nostro gruppo continui in altra forma”.

Simone Marchetti

Da 12 anni al gruppo Gedi, 45 anni, Marchetti è una figura diversa dai precedenti direttori del settimanale: si occupa di moda, cultura, costume, ha una notevole esperienza digitale ed è stato tra i pionieri di Repubblica.it, firma la rubrica sul fashion system ‘Backstage’ su Affari&Finanza, ha collaborato alla realizzazione di diversi progetti speciali di Repubblica. Una figura eclettica che ben incarna la forma contemporanea di giornalismo, capace d’interpretare le nuove dinamiche tanto dell’informazione e della comunicazione in genere quanto dei settori di sua competenza, a partire dalla moda.

In una recente intervista per la rubrica ‘Industry Insiders’ di Launchmetrics (la piattaforma di marketing e analisi dati per i professionisti della moda, del lusso e della cosmetica), Simone Marchetti così ribatteva a una domanda su come la rivoluzione digitale ha cambiato il modello di business della moda e sull’irruzione dei social e degli influencer: “Penso che si sia scritto troppo e a volte male sugli influencer. Al momento, mi sembrano dei bravi distributori di pubblicità, ovvero di adv a pagamento. Alcuni di loro riescono a formulare contenuti slegati dalla compravendita di spazi pubblicitari e altri ancora immettono creatività nel sistema. Ecco, mi piacerebbe che questi ultimi non fossero solo un fattore marginale ma diventassero più numerosi. La moda non ha bisogno solo di pagine pubblicitarie e di promozione ma anche di
creatività e critica”.
Mentre alla domanda successiva, cioè se per le aziende vada considerata una risorsa il fatto che i consumatori possano esprimere direttamente la loro opinione sui social, rispondeva: “Si e no. Come diceva bene Diana Vreeland, “non bisogna dare ciò che i consumatori vogliono o
chiedono ma quello che non sanno ancora di volere”. Rispondere ai bisogni e alle richieste su Instagram è marketing. La creatività è un’altra cosa”.

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