Anas: lascia l’ad Armani per il no dal governo alle nozze con Fs

Dopo 3 anni, l’amministratore delegato e direttore generale di Anas Gianni Vittorio Armani si è dimesso comunicando la sua decisione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli ed al Gruppo FS Italiane di cui Anas fa parte dal 18 gennaio scorso. Le dimissioni sono dovute al “mutato orientamento del governo sull’integrazione di Anas in Fs”.

Dopo Armani anche i consiglieri Vera Fiorani e Antonella D’Andrea, espressione del gruppo Fs, hanno rassegnato le dimissioni e con loro anche il presidente Ennio Cascetta e Cristiana Alicata.

Gianni Vittorio Armani, presidente Anas

“Il vento sta cambiando anche in Anas. Al passato lasciamo sprechi, stipendifici e manovre meramente finanziarie”, il primo commento di Toninelli via social, ribadendo la forte contrarietà all’operazione voluta dal precedente governo. “Per il futuro lavoriamo a una nuova Anas con meno gente dietro la scrivania e più tecnici che progettano, costruiscono e mantengono sicure le nostre strade”.

La prossima settimana è attesa l’indicazione sul nuovo consiglio che deve arrivare da Fs con la condivisione del ministro Toninelli e del Mef.

L’addio di Armani è arrivato un po’ a sorpresa, ma era prevedibile, da mesi infatti si sta lavorando all’uscita di Anas da Fs. Separare le strade di Anas dalle ferrovie di Fs rientrava fra le prime decisioni del Governo Giallo-Verde che appena in carica ha subito detto di voler smontare la fusione voluta dal precedente esecutivo.
Il progetto, che puntava a un polo integrato fra strade e ferrovie da 11,2 miliardi di euro, è arrivato al capolinea dopo nemmeno 9 mesi di vita, e probabilmente la separazione tra le due società sarà completata entro la fine dell’anno.
Per scorporare Anas da Fs dovrebbe essere messo in atto uno strumento normativo che abroghi la norma che ha permesso ad Anas di entrare in Fs. Tra l’altro quell’ingresso permetteva ad Anas di uscire dal perimetro della Pubblica Amministrazione e quindi dal budget pubblico. Un’escamotage che permetteva ad Anas di non pesare sul debito pubblico.

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