Tim: conti in rosso per 800 milioni con svalutazione. Vivendi: mostrato il fallimento di Elliott

Tim chiude in rosso i 9 mesi, con una perdita di 800 milioni, dopo la svalutazione dell’avviamento domestico per 2 miliardi. L’utile netto si sarebbe attestato a 1,2 miliardi di euro. Lo si apprende dai conti della telco.

La svalutazione “non ha impatti sui flussi di cassa ed è dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio ed ai più alti tassi di interesse”, “non modifica le priorità strategiche del Piano triennale e non tiene conto delle revisioni che saranno prossimamente sottoposte al cda” per “migliorare la performance operativa e finanziaria della società”.
Nei 9 mesi i ricavi sono a 14.077 milioni di euro ma, a parità di principi contabili, a 14.217 milioni di euro, in calo del 3,1%: alla sostanziale stabilità dei ricavi della Business Unit Domestic – precisa una nota – si è contrapposta la riduzione della Business Unit Brasile (-460 milioni di euro) interamente correlata alla svalutazione del real brasiliano, di oltre il 20%. L’ebitda è pari a 5.778 milioni di euro, quello confrontabile ammonta a 6.030 milioni di euro (-2,9%). L’ebit è pari a 617 milioni di euro ma quello confrontabile ammonta a 762 milioni (-73,1%). L’indebitamento finanziario netto rettificato ammonta a 25.190 milioni di euro al 30 settembre 2018, in diminuzione di 118 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2017 (25.308 milioni di euro).

La sede di Tim a Rozzano (Milano) (Foto Ansa / Matteo Bazzi)

Tim ha comunicato poi di aver rivisto al ribasso il suo obiettivo sul debito. Il cda “non conferma il rapporto fra Indebitamento finanziario netto rettificato ed EBITDA a circa 2,7 volte a fine 2018, ante fabbisogni finanziari per l’acquisizione dello spettro frequenze”. Le aspettative si riducono “in considerazione di numerosi fattori fra cui, a titolo non esaustivo, la multa connessa al procedimento Golden Power, il consolidamento di un contesto competitivo avverso e le tensioni in ambito regolatorio nel mercato Domestico, nonché l’indebolimento del tasso di cambio del Real brasiliano”.

“Questi risultati mostrano la totale disorganizzazione della società e il fallimento della nuova governance”, è stato il primo commento di Vivendi – che detiene il 23,94% del capitale in Tim – , che, tramite un portavoce ha attaccato Elliott. “I risultati dimostrano che il fondo attivista, che aveva promesso molti miglioramenti, ha messo in atto una politica di performance di breve termine che non ha mantenuto le sue promesse e questo è riflesso nel prezzo delle azioni”, ha rimarcato la media company francese che si è detta “estremamente preoccupata per il basso livello delle azioni di Tim che riflette il deterioramento dei risultati rispetto al piano industriale”.
Deplorando “la decisione del Cda di non convocare l’Assemblea generale per procedere al rinnovo dei revisori”, Vivendi ha accusato “gli amministratori della lista di Elliott mettono a rischio la società, sebbene tale nomina avrebbe dovuto essere effettuata da diversi mesi. Questo atteggiamento irresponsabile è una nuova prova dell’attuale governance di Elliott”. Vivendi ha concluso “rimane convinto del suo significativo potenziale di crescita della società e continua a supportare il Ceo Amos Genish”.

Vivendi ha contestato anche la svalutazione di 2 miliardi che ha portato in rosso i conti dei 9 mesi di Tim. “La decisione del Cda all’improvviso e in modo estremamente inusuale durante l’esercizio finanziario, è destabilizzante per la società e dovrebbe pesare fortemente sul prezzo delle azioni di Tim”. “Ci si può legittimamente interrogare sulla volontà di Elliott di vedere il valore di Tim cadere a scapito di tutti gli azionisti, contando sul collar che li protegge dal declino che ha messo in atto”, ha affondato riferendosi alle accuse di manipolazione di un quotidiano del gruppo Le Figaro.

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