Oltre il semplice ragionare di giornali: a Varese il Festival Glocal racconta come il digitale abbatte le barriere

Esiste ancora il confine tra locale e globale? Questa è la domanda che sette anni fa ha portato alla nascita del Festival Glocal, in programma a Varese nell’edizione 2018 dall’8 all’11 novembre.

Ed è anche la riflessione su cui si basa l’intero festival: “È tutto locale, fatta eccezione per Milano, Torino e Roma”, dice Marco Giovannelli, direttore di VareseNews e ideatore della manifestazione. Il giornalismo digitale ha portato una miriade di trasformazioni in tutti gli aspetti della nostra vita, ma ce n’è una che, secondo Giovannelli, è rimasta in sordina, ed è proprio la connessione tra realtà locale e internazionale. Lo scopo di Glocal è ragionare su questo, proponendo quattro giorni intensi di incontri ed eventi che aiutino i professionisti della comunicazione – e non solo –  a formarsi in questa direzione.

Il programma del festival infatti è stato pensato non soltanto per chi lavora nel mondo del giornalismo e della comunicazione più in generale, ma anche per chiunque voglia stare al passo con i tempi, in un mondo in cui oramai il digitale permea ogni ambito della realtà. Tra i grandi temi trattati, uno di quelli che ha acceso maggiormente interessi e animi di partecipanti e addetti ai lavori è stato quello dei social network e del loro ruolo nella società odierna.

Il Glocal si è aperto con un panel intitolato “Blogger, influencer, giornalisti: stessa faccia, stessa razza? E la deontologia dove la metto?”, nel quale alcuni esponenti di queste macro-categorie si sono confrontati sul ruolo che il web e le piattaforme nate da esso (come i social network e altre piattaforme simili) hanno oggi, e sulla necessità di una “formazione” e di una responsabilità che dovrebbe caratterizzare chi voglia lavorare tramite questi.

Tra gli speaker che hanno partecipato all’evento a spiccare sono stati la blogger ed opinionista  de Il Fatto Quotidiano Selvaggia Lucarelli, il presidente dell’Odg della Lombardia Alessandro Galimberti e il giornalista Raffaele Fiengo, che hanno discusso proprio sul tema dei social network e della necessità di responsabilizzare chi li utilizza, per svago o per lavoro. Galimberti ha messo in luce uno dei problemi che affliggono il web, ossia la contraffazione delle parole e la confusione che regna nel mare di Internet. Se per Selvaggia Lucarelli gli influencer e i blogger sono infatti le “sentinelle della rete”, per il presidente dell’Ordine dei giornalisti non è proprio così: Galimberti ha infatti rimarcato la necessità che il web diventi un luogo di ordine e civiltà – cosa che ora non è –  in cui chiarezza e responsabilità dovrebbero regolare ogni post o tweet pubblicato dagli utenti.

Ma al Glocal non si è parlato solo di social network, nonostante essi siano stati uno dei temi latenti in tutti i panel. Data journalism, deontologia, territorio, sanità, cinema, politica: sono solo alcuni dei temi che sono stati trattati nel vasto programma del festival varesino. Questo perché, come ha concluso Giovannelli, “Glocal quest’anno vuole andare oltre il semplice ragionare di giornali: i personaggi che partecipano arrivano da esperienze diverse, per parlare di nuove. La logica è connettere esperienze locali tra loro e farle diventare una riflessione più ampia. Il digitale abbatte spazio, tempo e le barriere che ormai sono solo nella nostra mente”.    

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