“Sciacalli” e “puttane” a chi? Giornalisti in rivolta contro insulti di Di Maio e Di Battista ai “pennivendoli”

La stampa non ci sta. E’ netta e dura la replica dei giornalisti agli attacchi di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista dopo l’assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Se il vicepremier ha parlato di “infimi sciacalli”, l’ex deputato grillino su Facebook se l’è presa con i “pennivendoli”: “Sono loro le vere puttane”.

Luigi Di Maio (Foto Ansa/Claudio Peri)

Dalle note ufficiali ai post sui social, sono molti i giornalisti che hanno replicato alle accuse. A raccoglierle l’Adnkronos in un lungo lancio pubblicato anche online. “Di Maio dice che i giornalisti sono infimi sciacalli – twitta Vittorio Feltri, direttore editoriale di Libero -. Vero, ma non incassano il reddito di cittadinanza e a differenza di lui non sono analfabeti e lavorano, male ma lavorano”.

“Caro @luigidimaio prima di insultare i giornalisti impara a leggere le sentenze: il giudice ha stabilito che ‘il fatto c’è’, dunque abbiamo scritto solo la verità – scrive su Twitter Sebastiano Messina de la Repubblica – Noi raccontiamo i fatti e continueremo a farlo: fattene una ragione”. “Sono dieci anni che Di Maio tenta con ogni mezzo di abolire l’Ordine dei giornalisti, che dice di disprezzare – scrive in un altro post – Qualche giorno fa ha annunciato che l’abolizione ‘è già sul tavolo del governo’”.

Mentre il direttore del quotidiano romano, Mario Calabresi, con un editoriale ha sottolineato come “nessuno dei fatti descritti da Repubblica è stato smentito. La procura e il giudice per le indagini preliminari li hanno ritenuti rilevanti. Il Tribunale ha ritenuto che non costituiscano reato e Virginia Raggi è stata assolta”.

“Ma basta con ‘infimi sciacalli’ ai giornalisti. Un sindaco è stato assolto, dovrebbe essere il minimo. La città resta quella che è, si metta al lavoro per fare meglio. Punto”, scrive Andrea Salerno, direttore La7.

“Il livore dei 5 stelle verso l’informazione è comprensibile solo per la frustrazione di non poter, da giustizialisti integrali, attaccare chi ha portato a giudizio la Raggi, non i giornalisti ma i magistrati – è il post di Enrico Mentana, direttore del Tg La7 su Facebook – Hanno avuto anni per dare ai giornalisti delle puttane, ma hanno aspettato la fine del processo di primo grado, non si sa mai”. “Nessuna categoria è fatta solo di gente pura, neanche i giornalisti, neanche i 5 stelle, neanche le puttane. Ma né i giornalisti né le donne che scelgono, o sono costrette, alla prostituzione sono così poco coraggiosi da dare la colpa di un’azione giudiziaria a chi l’ha raccontata e non a chi l’ha aperta e svolta”, sottolinea.

Per David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo ed ex vice direttore del Tg1, “le parole di #DiMaio e #DiBattista contro i giornalisti ci ricordano l’allucinante odio e veleno con cui hanno infettato l’#Italia. Nessuno potrà mai perdonarvi. Per questo crimine nessuna assoluzione è possibile”.

“Niente. Riescono a essere rabbiosi, volgari e ignoranti anche in un giorno di festa. Povera Italia che fine stai facendo”, è il post di Federica Angeli, la cronista di Repubblica che vive sotto scorta dal 2013 per aver denunciato le infiltrazioni della criminalità organizzata a Ostia.

Lirio Abbate, vice direttore Espresso, ricorda su Twitter: “La sindaca #Raggi è stata assolta. Bene. Occorre però ricordare a lei a #DiMaio e #DiBattista che i giornalisti raccontano notizie documentate e riscontrate che non sempre coincidono con #notiziedireato Ed è ciò che ha fatto @emifittipaldi su @espressonline scrivendo notizie vere”.

Corrado Formigli (Piazza Pulita) ricorda “a chi detiene il potere politico: se i giornalisti vi diffamano querelate o chiedete rettifica. Facendo nomi e cognomi, su fatti specifici. Oppure rimanete in silenzio. Nei paesi decenti si fa così”.

In una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, scrivono: “Nel giorno dell’assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio insulta i cronisti e annuncia una sua legge sull’editoria. Eppure molti di quei cronisti oggi insultati hanno denunciato in anticipo Mafia Capitale e non hanno risparmiato nulla neppure al precedente sindaco, Ignazio Marino. Ieri andavano bene e oggi no? Di Maio e chi, come lui fra i 5 Stelle, sogna un’informazione al guinzaglio deve farsene una ragione: non saranno le minacce e neppure gli insulti a impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro”. “Le sue frasi – proseguono i vertici della Fnsi – sono la spia del malessere di chi vede vacillare un consenso elettorale costruito su annunci e promesse irrealizzabili. Quanto agli “infami” e agli “sciacalli” è sicuro, il vicepremier, di non parlare anche di se stesso, considerato che il suo nome continua a figurare fra quelli degli iscritti all’Ordine dei giornalisti?”.

La Fnsi ha anche lanciato una protesta di piazza: un flash mob il 13 novembre nei capoluoghi di regione.

“Gli insulti del ministro Di Maio si commentano da soli come è stato già stigmatizzato dai colleghi della Fnsi – commenta Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti – Sono espressi nell’esercizio del suo mandato e per questo non prendo iniziativa di trasmetterli al consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Campania cui è iscritto”. “Ma, mentre da cittadino mi chiedo se sia questo il modo di esercitare un alto mandato, da presidente dei giornalisti – conclude Verna – gli chiedo di valutare seriamente la possibilità di lasciare spontaneamente la nostra comunità, nella quale ha diritto di stare, ma in cui chi si comporta così non è assolutamente gradito”.

Fin qui il post di Adnkronos. Ecco di seguito altre repliche di giornalisti via web e social. “Ti sei fatto pagare dal FattoQuotidiano per i tuoi ridicoli reportage tra gli indios e per le tue lunghe vacanze in America Latina come fossi uno studente in gap year.Cresci! Impara un vero lavoro”, ha twittato la giornalista del Tg1 Tiziana Ferrario, rivolgendosi ad Alessandro Di Battista.

 

Da Gianni Riotta è arrivato invece un invito ai due grilli a”fare i nomi dei giornalisti “sciacalli puttane”, a meno che non sia autocritica su alcuni loro fedeli seguaci dei media”. “Altrimenti è caduta di stile che squalifica, come leader e persone”

Lucia Annunziata ha invece chiamato in causa sulla questione il ministro della Giustizia Bonafede, esponente del M5S, ospite ieri nella sua trasmissione ‘Mezz’ora in più’ su Rai3. “Io come giornalista sarei definita da lei più una pennivendola o una puttana?”, ha chiesto la giornalista.”Non mi scandalizzano i termini usati in alcuni post, che non commento anche se non li avrei usati”, ha detto il grillino, “mi scandalizzano di più i due anni fango sulla Raggi”.

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