Di Maio e i giornalisti. Mattarella: libertà di stampa grande valore. Mulè: toni mafiosi, Barachini: in Vigilanza

Oltre ai giornalisti, anche diversi rappresentanti politici hanno preso posizione contro le parole con cui il vice premier Luigi Di Maio ha apostrofato i cronisti dopo l’assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi.

“Affermare e confermare senza vergogna che la stragrande maggioranza dei giornalisti sono ‘infimi sciacalli, cani da riporto di mafia capitale, inviati speciali del potere costituito, corrotti intellettualmente e moralmente’ significa bestemmiare l’articolo 21 della Costituzione”, ha detto Giorgio Mulè, giornalista e deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi di Camera e Senato.

Giorgio Mulè (foto Olycom)

“Equivale a pronunciare una minaccia che ci riporta per assonanza e identità di espressione al baratro della barbarie che appartiene alla feccia dell’umanità e cioè a mafiosi e camorristi. Significa parlare la lingua di Totò Riina e dei boss di Camorra e ‘ndrangheta, la lingua di chi definì infimi sciacalli condannando a morte eroi del giornalismo”. “Le parole hanno un peso”, ha aggiunto l’ex direttore di Panorama chiedendo a Di Maio di riferire al più presto al Parlamento in materia di libertà di stampa e sugli annunciati provvedimenti sull’editoria. “Si inginocchi davanti alla Costituzione e chieda scusa ai giornalisti”.

“C’è la Costituzione, la libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine, ma negli ultimi trenta anni è mancata una cultura generale dell’indipendenza ed è un tema che va affrontato perché la stampa influenza la politica e i politici influenzano i giornalisti”. Sono state invece le parole del presidente della Camera Roberto Fico, da Napoli, commentando la querelle tra il suo collega di schieramento e i giornalisti.
Dicendo di voler affrontare la questione da un punto di vista generale più che nello specifico, Fico ha spiegato: “Abbiamo bisogno come Paese di una cultura generale dell’indipendenza, di uscire fuori dallo scontro costante da parte di tutti. Bisogna riuscire ad avere un altro tipo di dialogo, e questo vale per tutti gli attori coinvolti”. “Ci vuole un pensiero totalmente riformulato, anche rispetto alla stampa, all’atteggiamento che tutti devono tenere”.

Il presidente della Camera, Roberto Fico (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Di “parole inaccettabili” ha parlato il presidente della Commissione di Vigilanza, Alberto Barachini. “Le accuse ai giornalisti formulate negli ultimi giorni da diversi esponenti del Movimento Cinque Stelle sono infamanti e non possono essere accettate in una moderna democrazia”. “Tali accuse acquistano una particolare gravità se provenienti da soggetti che rivestono cariche governative”, ha rimarcato Barachini, anche lui giornalista, con un passato in Mediaset, esprimendo la sua solidarietà “a tutti i colleghi che ogni giorno, anche rischiando la vita, lavorano a tutela del diritto dei cittadini di essere informati, svolgendo una funzione di interesse generale”.

Il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini (foto ANSA/CLAUDIO PERI)

“Nella mia qualità di Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, mi riservo di verificare se le parole del ministro Di Maio possano configurarsi come una pressione indebita o, peggio, una censura preventiva, nei confronti delle migliaia di giornalisti che ogni giorno lavorano nel servizio pubblico radiotelevisivo, con la conseguenza di mettere a rischio l’indipendenza del servizio stesso”. “A questi giornalisti posso garantire che la Commissione che ho l’onore di presiedere vigilerà in ogni sede sul rispetto delle libertà riconosciute dall’articolo 21 della Costituzione. A questo proposito e dopo le sue dichiarazioni pubbliche l’audizione davanti alla Commissione del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, più volte sollecitata, appare sempre più urgente”.

Nessun riferimento esplicito alla vicenda, ma una nuova presa di posizione a sostegno della stampa è venuta poi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La libertà di stampa ha un grande valore, perchè, anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere”, ha affermato incontrando alcuni studenti delle scuole secondarie di primo grado al Quirinale. “Al mattino come prima cosa leggo i giornali: le notizie e i commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido, e forse questi secondi per me sono ancora più importanti”. “Perché è importante conoscere il parere degli altri, le loro valutazioni. Quelli che condivido sono interessanti, naturalmente, e mi stanno a cuore; ma quelli che non condivido sono per me uno strumento su cui riflettere” ha concluso il Capo dello Stato.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Foto ANSA/UFFICIO STAMPA/PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA)

Lo scontro sul tema ha travalicato i confini italiani, con una presa di posizione anche da parte di Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento, che ha toccato la questione con Piernicola Pedicini, portavoce del Movimento 5 Stelle a Strasburgo. “Sono fiero di essere giornalista” ha detto Tajani nello scontro con il grillino che lo accusava di fare campagna contro l’esecutivo italiano. “Non condivido le vergognose dichiarazioni e gli insulti rivolti ai giornalisti da parte di rappresentanti del governo italiano. Difendo la libertà di stampa di tutta Europa e questo lo faccio come presidente del Parlamento europeo”.

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