L’Unità, Piesse smentisce e querela: mai incontrato Mora. Chiesta rettifica anche a Palombelli, frenata su Santoro

Ancora tanta confusione e strani movimenti attorno alla testata dell’Unità. L’ultimo fatto, clamoroso per la sua incongruenza e assurdità, è l’annuncio da parte di Lele Mora, l’ex agente dello spettacolo, già condannato per bancarotta, di voler acquistare l’Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci che dal giugno 2017 ha cessato le pubblicazioni. Ospite di Barbara Palombelli a “Stasera Italia” su Rete4, ieri sera ha addirittura dato per fatta l’operazione per conto della Retewebitalia.net e di “investitori stranieri interessati, non europei, non italiani”, dei quali un suo “amico” gli avrebbe chiesto di fare il direttore.

La Piesse-Unità srl, azienda proprietaria della testata al 100%, aveva già smontato le indiscrezioni ma nella tarda serata di ieri ha ribadito che deve “smentire decisamente e nuovamente che vi siano stati contatti di qualsiasi tipo tra la nostra società, editrice de l’Unità, con il signor Lele Mora o con altri soggetti con lui collegati”, ed è altrettanto “privo di qualsiasi fondamento” che “sia il nuovo direttore del giornale”. La Piesse infine ha annunciato querela: “Abbiamo dato mandato ai nostri legali per sporgere querela nei suoi confronti”.

Anche la RetewebItalia.net prende le distanze dalla bravata di Mora:: il fondatore, Marcello Silvestri, smentisce di aver già incontrato o contattato la Piesse, ma conferma l’intenzione di farlo “solo in seguito all’acquisizione di sufficienti informazioni” per presentare una proposta economica. Per riportare il quotidiano “in edicola o sul web”, era stato il primo annuncio di Mora e di Silvestri, parlando, non si sa con quali interessi per un nostalgico del Duce, di una pubblicazione nell’area della “sinistra moderata”.
In ogni caso la possibilità che l’Unità finisca nelle mani di Lele Mora, re del gossip, processato anche nel “Ruby bis” per favoreggiamento alla prostituzione ai tempi delle “cene eleganti” berlusconiane, ha fatto accapponare la pelle a molti, in primis ai lavoratori del giornale in cassa integrazione, preoccupati per il loro futuro e per quello della testata.

Il comitato di redazione de l’Unità accoglie “con sollievo” la smentita dell’azienda, ma aggiunge: “Adesso ci si aspetta una smentita anche nel corso della stessa trasmissione televisiva che ieri salutava con favore la presunta novità nel panorama editoriale” con Mora direttore a capo di una redazione di “giovani giornalisti”, come ha detto in tv. Il Cdr de l’Unità ricorda che “attualmente ci sono 26 giornalisti e 6 poligrafici in cassa integrazione, una redazione che è ancora alle dipendenze della società editrice di cui dovrà tener conto chiunque sia interessato alla storica testata fondata da Antonio Gramsci (calpestata da scelte politiche, editoriali e manageriali che l’hanno portata due volte alla chiusura)”.

L’uscita di Mora, incomprensibile quanto disturbante, è arrivata in un momento di rinnovato interesse per l’Unità (alla vigilia del congresso Pd e delle elezioni europee) e l’intenzione da parte della Piesse di riprendere le pubblicazioni. E’ in corso una difficile trattativa fra l’azienda e la Federazione della Stampa insieme al comitato di redazione e a Stampa Romana. L’idea è un ritorno in edicola e sul web con un organico ridottissimo di dieci giornalisti, nodo del confronto in corso.

Guido Stefanelli

Guido Stefanelli

“Al tavolo sindacale siede l’azienda Piesse il cui amministratore delegato è Guido Stefanelli. Non ci risulta un assetto societario diverso da questo e in ogni caso il Cdr e la redazione si opporranno fermamente ad ogni tentativo – e ogni riferimento a Lele Mora e soci non è casuale – di svendere una storia e un patrimonio (come l’archivio storico de l’Unità) che non sono soltanto di chi detiene il pacchetto azionario”, avverte il Cdr.
Recentemente c’è stato anche un interessamento da parte di Michele Santoro, che ha incontrato Stefanelli, intenzionato a presentare una proposta concreta di rilancio del giornale (di sinistra) condizionata però alla possibilità di essere libero nella gestione e nella linea editoriale, piuttosto che essere un dipendente della Piesse pur nel ruolo di direttore. Una formula possibile sarebbe stata l’affitto della testata al giornalista, ma l’azienda al momento sembra non voler lasciare il controllo dell’Unità. A un certo punto il dialogo con il giornalista si è interrotto, ora ad inquinare la strada di una possibile apertura è stato lanciato lo show di Lele Mora su Mediaset nella trasmissione di Barbara Palombelli.
Il Partito democratico tempo fa ha ceduto a Stefanelli quel 20% di quote che deteneva con la società Eyu, ma con l’ex segretario Matteo Renzi l’editore avrebbe ancora rapporti o conti in sospeso. Ed è probabile che la Piesse voglia rilanciare la testata per poi venderla fra alcuni mesi, dopo le Europee.

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