Bonisoli (Mibac): aiuti alle librerie e agli attori della distribuzione

“L’editoria è molto importante e una delle cose che faremo, anche con il mio ministero, sarà aiutare tutta l’editoria italiana, gli editori piccoli e i grandi, ma anche le librerie e i distributori per farsi conoscere di più a livello internazionale”. Lo ha spiegato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico delle scuole civiche di Milano. “E la ragione per cui lo vogliamo fare è che anche nel campo editoriale rimanga un valore importante come quello della diversità – ha aggiunto -. Aiuteremo a negoziare e a mettere a regime alcuni attori che sono entrati nella distribuzione editoriale, ai quali per dimensioni o per capacità finanziaria serve un’interazione con il governo”.

Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli /Foto ANSA / CIRO FUSCO)

Per i giornali ma anche per i libri “io voglio che vengano pubblicati sia quelli che mi piacciono sia quelli che non mi piacciono”, ha aggiunto Bonisoli. “E fino a quando saranno pubblicati libri che non mi piacciono vuol dire che siamo in democrazia, e io voglio vivere in un Paese democratico”.

“Siamo in un Paese democratico, i giornalisti fanno un lavoro che non è facile e devono continuare a farlo al meglio”, ha detto invece il ministro dei Beni culturali in merito agli attacchi alla stampa arrivati dagli esponenti del governo e del Movimento 5 Stelle, dopo l’assoluzione del sindaco di Roma Virginia Raggi.

“Il presidente Mattarella ha detto che legge anche i giornali che non gli piacciono e lo faccio anche io, trovo che sia utile anche quando la cosa mi indispettisce e mi fa arrabbiare – ha aggiunto -, perché è un modo per avere un ritorno di quello che stiamo comunicando. Perché quando il messaggio non passa, o non passa come vogliamo, vuol dire che dobbiamo fare meglio la prossima volta”.

“È anche vero che per l’attuale governo o per alcune cose che hanno riguardato il Movimento 5 Stelle non so quanto la stampa sia stata equilibrata – ha concluso -. Se alcune cose che accadevano a Roma fossero accadute in altre città non sarebbero state riportate con la stessa evidenza”.

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