Tim, Genish: da Elliot un colpo di stato. Condotta una campagna segreta per destabilizzare la società

“Mentre ero nel mezzo di un viaggio di lavoro in Asia per parlare di 5G – e dopo che il presidente mi aveva assicurato che non ci sarebbe stato un cda – ecco che ne convocano la riunione e fanno un vero putsch sovietico ai miei danni”.  Lo ha spiegato Amos Genish alla Stampa, all’indomani della decisione del Cda di Tim di sfiduciarlo dalla carica di ad, accusando Elliott di aver compiuto un colpo di Stato.

“Non c’era un’emergenza, potevano aspettare venerdì. Evidentemente, ci sono dei motivi per cui si sono sentiti a loro agio nel farlo mentre ero via”, ha spiegato il manager,  rimarcando come dal suo punto di vista il fondo Usa “ha condotto una campagna segreta per molto tempo cercando di destabilizzare” sia lui che la società.

L’ad di Tim Amos Genish (ANSA / MATTEO BAZZI)

“È stata una mossa sorprendente e contraria alla corporate governance: non si aiuta l’immagine dell’azienda se si allontana il ceo in questa maniera”, ha continuato, ribadendo quanto già dichiara ieri all’agenzia Bloomberg, quando aveva parlato di un processo “non pulito”, definendo il suo licenziamento “molto deludente” e “insolito”.

“Possiamo chiederci se non sia tutto dovuto alle due filosofie che animano Tim. Una è quella di chi vuole lo spezzatino della società per vendere i diversi pezzi, come Elliott ha sempre dichiarato. L’altra è di chi, come me, immagina un gruppo industriale integrato orientato al pieno sfruttamento del potenziale tecnologico a partire dal 5G”, ha spiegato ancora Genish alla Stampa. “Questi approcci si sono scontrati sin dall’inizio. Era impossibile lavorare. Elliott mi ha sempre promesso sostegno a parole e non lo ha mai fatto”.

Quanto a Vivendi, “immagino che non possano andare avanti in una situazione in cui i loro interessi non sono tutelati”, ha spiegato.

Intanto sul suo futuro Genish ha precisato che resterà nel Cda di Tim. Il manager si dice “preoccupato”. “Elliott non conosce il settore delle Tlc”, ha rilevato. “Loro credono di avere la soluzione rapida per risolvere i problemi. Non è così”.

“Non conosco le intenzioni del governo, al di là delle dichiarazioni pubbliche. So che vogliono una sola rete, come me, del resto. Ho spinto molto per avviare delle collaborazioni in tal senso, con Open Fiber e non solo. Il problema è chi debba controllare la rete”, ha osservato Genish, secondo cui scegliere Tim “è la soluzione migliore per l’Italia, anche se non ho avuto la possibilità di discuterne col governo. Il quale dovrebbe ragionare sulle incognite dal punto di vista finanziario (la parte più rilevante del debito è legata alla Netco) e occupazionale (il numero dei dipendenti della ServiceCo potrebbe rivelarsi difficile da sostenere). Quando se ne renderà contro, non potrà che ripensarci”, ha concluso.

Nella serata di ieri intento il presidente di Tim Fulvio Conti in una lettera ai dipendenti ha spiegato quanto deciso dal cda. “Posso assicurarvi che siamo fortemente impegnati a garantire continuità nella gestione, ma anche nel realizzare un nuovo Piano che salvaguardi gli interessi dei clienti, dei dipendenti, dei nostri azionisti e di tutti gli stakeholders”, ha scritto Conti.

“La nostra azienda opera in uno scenario complesso e si è reso necessario attuare un cambiamento”, ha spiegato, aggiungendo: “Siamo anche consapevoli del ruolo che ricopriamo nel Paese e abbiamo un disegno chiaro: operare come vera public company, aperta al contributo di tutti gli azionisti”. A proposito del piano il presidente Tim ha anticipato che “traccerà il percorso di trasformazione”. “Questa sfida ci appartiene e deve stimolarci ogni giorno a dare il massimo”, ha esortato ancora Conti, ringraziando i dipendenti per la professionalità e l’impegno quotidiano.

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