Rai, Confalonieri: basta dumping in pubblicità. Intervenga l’Authority. Replica da Salini: accuse false

“La Rai non può svendere la propria merce con sconti del 90-95 per cento, solo perché ha la riserva del canone”. Lo ha detto Fedele Confalonieri, parlando della pubblicità al convegno ‘Il futuro del digitale terrestre nella competizione multipiattaforma: opportunità e business per gli attori del mercato’, promosso dall’Agcom al Senato, al quale, oltre al presidente Mediaset, hanno preso parte tra gli altri, anche Fabrizio Salini, ad Rai, Marco Ghigliani ad di La7 e Andrea Zappia, ad di Sky.

Fedele Confalonieri (Foto ANSA/FLAVIO LO SCALZO)

“La pubblicità è contingentata, con questo comportamento la Rai butta via la merce”, ha proseguito Confalonieri, rilevando ancora: “Per abbassare un prezzo ci vogliono 5 minuti ma per recuperare ci vuole la fatica di Sisifo”. “Ecco perché faccio appello all’arbitro. Fatevi aiutare dalla Var se ritenete, ma intervenite”, ha chiosato.

Parole alle quali ha ribattuto Fabrizio Salini, l’ad di viale Mazzini. “La Rai non fa dumping, anzi”, ha ribattuto. “Abbiamo il tetto pubblicitario, alcuni canali non ospitano la pubblicità, non facciamo pubblicità agli operatori di betting. Non c’è nessuna pratica di dumping. Anzi, tutt’altro”.

Confalonieri nel suo intervento ha anche fatto una riflessione sui vantaggi di cui godono i giganti del web. “La tv generalista è ancora la più forte, lo dimostra il fatto che Google e Amazon vengono sulla tv generalista a fare pubblicità. Il problema è che mentre nella tv generalista tutti pagano le tasse, lì c’è gente che non paga un accidente”. “Noi abbiamo tremila regole, basta che si veda un capezzolo e succede il caos, lì c’è la pedofilia e nessuno dice niente. Servono regole uguali per tutti”, ha concluso.

Sul tema si è espresso anche l’amministratore delegato de La7, Marco Ghigliani. “Le televisioni si portano dietro un sistema di regole anacronistiche, pensato all’epoca del sistema analogico, che non è stato più adeguato né adottato dalle piattaforme online, quindi occorre ridurre l’asimmetria che è venuta a crearsi tra la tv e il mondo dell’online”, ha spiegato. “Noi delle televisioni siamo soggetti a controlli e sanzioni, mentre l’online no, però poi competiamo con quel mondo, sullo stesso mercato”, ha aggiunto il manager citando quattro capitoli a titolo di esempio: “quello della comunicazione commerciale, ovvero la regola dell’affollamento pubblicitario; la par condicio, dove le tv hanno regole stringenti rispetto al mondo dell’online; gli obblighi di investimento e programmazione, ossia il cosiddetto decreto Franceschini e le regole sulla tutela dei minori”.

Si sono focalizzati invece sul 5G la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il presidente Agcom Angelo Marcello Cardani.  “Siamo davanti ad un passaggio epocale. Io spero che il costo di questo passaggio tecnologico non finisca per ricadere prevalentemente sulle famiglie, in una già non semplice fase economica”, ha rilevato Casellati, auspicando “un intervento forte del Governo per consentire lo svecchiamento dei mezzi a disposizione degli italiani, con incentivi che non possono certamente riferirsi a cifre appena simboliche”.
Casellati ha ricordato che “il passaggio dal sistema analogico a quello digitale ha generato certamente un innalzamento della qualità, maggiori contenuti prodotti e, di conseguenza, un significativo aumento del pluralismo”.

“Nel favorire la transizione verso la tecnologia 5G, l’obiettivo è conseguire un uso più efficiente dello spettro radioelettrico”, ha rilevato invece Cardani. “Questa rappresenta una sfida importante, in primo luogo, per chi definisce la disciplina pubblica delle risorse in oggetto, ma anche per i fornitori di contenuti, che devono sviluppare di conseguenza sistemi di gestione più efficienti delle risorse di cui dispongono”.
“L’incremento di efficienza nelle modalità di gestione delle risorse frequenziali non è fine a se stesso: è infatti funzionale all’ampliamento dell’offerta di contenuti e all’incremento del relativo livello tecnico. Ciò, come è noto, non può che avere effetti positivi in termini di concorrenzialità dei mercati interessati e ha come ulteriore risvolto un più elevato livello di soddisfazione della domanda”, ha aggiunto. “Il riassetto del sistema televisivo non è privo di problematiche, la cui soluzione non può che passare attraverso la più ampia collaborazione di tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati”.

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