Il tifoso si conquista anche sui social. Così la Roma si ispira al modello americano

Un calcio modello playstation. Non solo per la velocità del gioco, come è stato detto spesso negli ultimi anni. Questa definizione adesso è diventata la guida dei club calcistici interessati ad ampliare la fan base sui social network con ovvie ricadute positive a livello commerciale. Un’attività fondamentale sopratutto per coinvolgere i tifosi più giovani. In Italia uno dei club all’avanguardia è la Roma. “Dobbiamo applicare al calcio europeo questo approccio già comune negli Stati Uniti”, dice Guido Fienga, chief operating officer del club giallorosso, non a caso di proprietà dell’americano James Pallotta. I risultati, illustrati da Fienga nel corso del Forum Sport & Business del Sole 24 Ore, sono evidenti: la Roma è il 3° club europeo per engagement (commenti, condivisioni, interazioni) dopo Real Madrid e Juventus (nell’ultimo mese ha superato anche i bianconeri).

Guido Fienga, coo di AS Roma, al tavolo sulla broadcasting revolution insieme a Luigi Filippo Ecuba, senior director sports Discovery, e Giuseppe De Bellis, condirettore vicario Sky Sport Italia

“Bisogna capire che il tifoso vuole sempre più entrare nell’ottica dei protagonisti. Non si accontenta più della visione da spettatore”. Da questo nascono, ad esempio, le prove che la Roma sta conducendo con i microfoni digitali, uno strumento che consente di riprodurre perfettamente le parole dei calciatori in campo. “Ovviamente non è fattibile utilizzarlo in diretta perché durante la partita i calciatori dicono di tutto – spiega Fienga a Prima – ma sarà possibile riproporlo al termine della partita dopo avere ‘pulito’ il contenuto. Il futuro passa da queste novità. Bisogna studiare una ritmica di percezione diversa per le nuove generazioni”. Per questo la Roma ha già un modo di comunicare più irriverente sui social in lingua inglese per presentare i calciatori (progressivamente questo stile più spigliato viene trasferito anche in Italia). E per valorizzare il brand giallorosso è stata lanciata una campagna media nella quale la Roma viene considerata uno dei simboli della Città Eterna: “Uno dei cinque elementi centrali di Roma insieme al Colosseo, San Pietro e i due Francesco, uso sempre questa espressione perché non so esattamente chi due sia più famoso – scherza Fienga con ovvio riferimento al Papa e a Totti – non è più un vezzo di visibilità, ma è fondamentale per il tipo di business di un club calcistico”.

Lo dimostra una tendenza dei nuovi contratti sottoscritti con gli sponsor dai club calcistici: “le aziende non legano più le componenti variabili solo ai risultati sportivi, ma anche ad altri fattori”, spiega Fienga. Un passaggio interessantissimo: ovviamente i successi sul campo sono sempre preponderanti, ma a livello contrattuale iniziano a entrare in gioco anche i numeri sull’engagement di video e contenuti sui social prodotti dal club. E’ tutto il comparto media a essere seguito con particolare attenzione dalla Roma: il canale tematico e la radio, un unicum dovuto alle caratteristiche della capitale dove le radio sono un’istituzione centrale nel dibattito calcistico.

Fienga ha le idee chiare su un possibile canale tv della Serie A, prospettiva sfiorata per il triennio 2018-21 che tornerà d’attualità per il periodo 2021-24: “per ora il canale è stato preso in considerazione solo con una logica difensiva di fronte all’esistenza di un solo compratore come poteva essere nell’ultima asta dei diritti tv. Questo non mi sembra il massimo. A noi invece piacerebbe un approccio come quello della Nba dove il canale si affianca alla trasmissione delle partite su altri broadcaster e serve soprattutto a raccogliere informazioni per profilare meglio la fan base degli appassionati”. L’obiettivo principale di ogni club sportivo di prima fascia ormai è questo.

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