Il Wall Street Journal vara una task force contro fake news e video artefatti

Il Wall Street Journal vara una task force anti fake news. A illustrare i dettagli dell’operazione un articolo scritto a quattro mani dal responsabile ricerca e sviluppo Francesco Marconi e dal ricercatore Till Daldrup pubblicato su Niemanlab.

Un esempio di deepfake

La sfida non è semplicemente quella di scovare le bufale in rete, sui giornali o ai tg, come semplicisticamente si potrebbe credere. Si tratta piuttosto di formare e attrezzare i redattori del Journal con adeguati strumenti tecnologici al passo con gli ultimi trucchi della disinformazione prodotta ad arte grazie al supporto dell’intelligenza artificiale.

Svariati sono, infatti, gli stratagemmi che creatori e sviluppatori hanno ideato per produrre quelle che la stampa anglosassone chiama “Deepfake”, ossia vere e proprie operazioni di disinformazione costruite prevalentemente sovvertendo i codici alla base di immagini e contenuti video. Il risultato sono labiali artefatti ed espressioni del volto che in realtà non appartengono affatto alla persona ritratta.

Non si tratta dunque di mere e dissacranti parodie in stile meme o Gif che anche il comune navigatore è in grado di distinguere, ma di veri e propri video dove l’espressione e le parole dei protagonisti sono viziati da interferenze nell’algoritmo che producono comunicazioni, verbali e non, in realtà inesistenti anche se drammaticamente verosimili.

Faceswap, lip sync, facial reenactment e motion transfer sono solo alcuni esempi di queste tecniche citate dal Journal. I falsi prodotti non è detto siano facilmente riconoscibili persino da giornalisti esperti e dotati di fiuto. La task force del Wall Strett Journal mira, pertanto, ad offrire loro qualche strumento in più per decriptare inganni che talvolta solo la tecnologia può svelare.

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