Banksy l’invisibile: 24 Ore Cultura lo porta in mostra al Mudec di Milano

Ogni graffitaro vorrebbe essere come Banksy, ma basta confrontare gli sgorbi che vediamo sui muri delle città con le opere esposte al Mudec (Museo delle Culture) di Milano per capire che il paragone è impossibile. Banksy è un artista invisibile. Potrebbe essere un uomo, o una donna, o un collettivo. Agisce nell’illegalità e i suoi graffiti, le serigrafie in tiratura limitata, le cover di dischi, i manifesti sono diventati un segno riconoscibile e di denuncia di questo periodo storico. Le sue invenzioni grafiche, che segnalano una profonda cultura artistica e uno spirito di ribellione politica, sono variamente utilizzate, con pochi aggiustamenti, dalla comunicazione pubblicitaria e da movimenti di lotta, in tutto il pianeta.

(Foto Paolo Poce)

Grazie a 24 Ore cultura, che con il comune di Milano organizza la mostra “A Visual Protest” (aperta dal 21 novembre 2018 al 14 aprile 2019), ora Banksy esce allo scoperto. Non perché si faccia vedere in volto (una leggenda metropolitana vuole che in questi giorni si trovi a Milano, per curiosare da anonimo alla sua mostra), ma perché vediamo 80 suoi lavori autentici, trattati come classiche opere d’arte. Ieri, alla presentazione della mostra, l’ad di 24 Ore cultura, Federico Silvestri, il curatore, Gianni Mercurio, e l’assessore alla cultura del comune di Milano, Filippo del Corno, hanno ben spiegato di che si tratta. Banksy, sulla scia di Andy Warhol e del precedente situazionismo (soprattutto del gruppo Cobra, di Asger Jorn, le cui opere aprono la mostra), è oggi il più potente contro-artista, invisibile e illegale, che ci sia al mondo. È contro il sistema, anche dell’arte, ma una sua opera fatta apposta per autodistruggersi all’asta da Sotheby’s è stata comprata distrutta per cifre stellari. Segno che il sistema riesce in qualche modo a inglobarlo. Se sia così o no, è squisito tema di dibattito per esperti.

I visitatori della mostra milanese vedranno i suoi fiori impugnati come una molotov (opera “Love is in the air”); la serigrafia con la scimmia che porta a tracolla un cartello con scritto “voi oggi ridete, un giorno comanderemo noi”; le signore inglesi che giocano a bocce con le bombe a mano; la tenera bambina che perde il palloncino rosso; le scimmie (ancora) in seduta alla Camera dei Lord; uno still life di ispirazione fiamminga invaso da mosche di plastica applicate (riferimento a Damien Hirst, che usa mosche vere); la bacchettona regina Vittoria diventata lesbica; il David di Michelangelo con la cintura esplosiva dei terroristi; Churchill con la cresta punk; il “tristo mietitore” (la morte) che si trasforma in mietitore sorridente; i topi per cui Banksy prova simpatia, trattati come fossero agili writers che scappano dalla polizia. E tante altre opere, comprese le sale del vero hotel artistico che nel nome di Banksy è stato aperto a ridosso del Muro di Gaza. Lavori sorprendenti, che sono un misto di cruda denuncia del sistema e di tenerezza. Come si conviene a un grande artista, invisibile e imprendibile, come uno spirito folle.

(Foto: Paolo Poce)

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