Editoria, allarme Fnsi: con emendamento Varrica azzeramento dei fondi, a rischio mille posti di lavoro

“A qualche ora di distanza dall’ennesimo messaggio del presidente della Repubblica sulla libertà di stampa, è stato depositato un emendamento alla legge di Bilancio di un parlamentare dei Cinquestelle che si chiama Varrica (leggi il testo in fondo all’articolo). L’emendamento, che ci risulta sia fra quelli ammessi con il via libera del governo, parla formalmente di riduzione progressiva della dotazione del fondo dell’editoria, e che di fatto porta all’azzeramento di questo fondo come i Cinquestelle hanno da sempre dichiarato”. Lo ha detto il segretario della Federazione nazionale della stampa, Raffaele Lorusso,  a margine del dibattito organizzato a Bari da Assostampa Puglia, ‘Democrazia e informazione’, al quale hanno partecipato anche il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti, e il presidente di Assostampa Puglia, Bepi Martellotta.

“Si sta cercando di portare a compimento un disegno di sostanziale indebolimento dell’informazione nel nostro Paese”, ha spiegato. “Ci preoccupano anche i tamburi di guerra che si odono già all’orizzonte, perché interventi sono stati annunciati sia sul versante dell’emittenza radiotelevisiva locale, sia sul versante delle agenzie di stampa”, ha precisato Lorusso. “Vorrei segnalare che l’azzeramento del fondo dell’editoria comporterebbe, soltanto nel settore giornalistico, la scomparsa di mille posti di lavoro più l’indotto”. “Se qualcuno pensa che questo Paese possa reggersi solo sul reddito di cittadinanza credo abbia fatto male i conti”, ha detto ancora.

Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

“Ci sono tanti modi per colpire l’informazione, anche promettendo a parole il contrasto al lavoro precario ma poi facendo esattamente il contrario”, ha affermato ancora Lorusso, chiamando in causa direttamente Luigi Di Maio. “Il ministro, che negli ultimi giorni si è nascosto dietro la bandiera dei precari, è stato colui che in occasione del cosiddetto decreto Dignità ha bocciato l’emendamento dei parlamentari di minoranza con cui si puntava al superamento della figura del co.co.co, che ad oggi rappresenta la forma più diffusa di sfruttamento del lavoro giornalistico”, ha attaccato il segretario Fnsi. “Di Maio ha impedito l’approvazione di quell’emendamento anche nei giorni scorsi quando è stato ripresentato alla Camera dagli stessi parlamentari come emendamento alla legge di Stabilità, ed è stato nuovamente bocciato su richiesta del governo”.

Parlando in generale dell’atteggiamento adottato in Italia dai grillini, Lorusso ha detto: “Non si sono inventati nulla. Questa è una linea di pensiero che sta cercando di affermarsi a livello mondiale. Vediamo quello che combina ogni giorno negli Stati Uniti il presidente Trump. Io credo che Di Maio in Italia, con qualche suo amico del M5s, non faccia altro che scimmiottare Trump”.

“Se il modello è quello di creare una desertificazione non soltanto sotto il profilo dei sostegni pubblici ma anche sotto il profilo delle eventuali agevolazioni che sul mercato possono trovare coloro che investono nel settore dell’informazione, è chiaro che il modello è quello di togliere di mezzo l’informazione intesa come mediazione tra i fatti che non sono ancora notizia e i cittadini, per consentire al capo di parlare alla folla attraverso il suo balcone mediatico”.

“La democrazia si alimenta di buona informazione che possono fare soltanto i giornalisti, quindi coloro che esercitano la professione. A condizione che questa professione venga garantita anche sotto il profilo materiale”, ha rilevato ancora Lorusso. “La grande illusione della ‘rete’ è che sia sufficiente aprire un profilo su un social network piuttosto che un blog per essere giornalisti”. “Questo non è vero perché quella del giornalista è una professione che risponde a determinate regole”.

“I giornalisti, ha concluso, hanno doveri a differenza di chi sui social network o sul proprio blog va a sfogare i propri istinti più bassi piuttosto che a insultare qualcuno”.

“Il presidente della Repubblica per sei volte in un mese ha dovuto ribadire che la libertà di informazione è essenziale per la democrazia. Se il presidente della Repubblica sente la necessità di dirlo sei volte, vuol dire che c’è qualche rischio sulle nostre teste, ed è dovere di tutti i giornalisti italiani difendere la libertà di informazione da ogni infamia, da ogni aggressione, da ogni parolaccia e da ogni minaccia”, sono state invece le parole di Giulietti. “Chi tira una testata contro un cronista sta tentando di oscurare il diritto dei cittadini a essere informati”, ha aggiunto il presidente Fnsi.

“E’ giusto criticare i giornalisti, ma quando si dice facciamo una legge sull’editoria per chiudere i giornali che non ci piacciono, o si dice chiudiamo il fondo per l’emittenza e buttiamo per la strada centinaia di lavoratori, o chiudiamo il fondo per l’editoria e buttiamo migliaia di lavoratori a casa, quasi tutti precari, non si sta affermando una critica, si sta affermando una minaccia all’articolo 21 della Costituzione”. La categoria deve reagire “con grandi manifestazioni non dei giornalisti ma di tutte le associazioni che hanno a cuore la libertà di informazione, e pubblicando su tutti i giornali l’articolo 21 della Costituzione e arrivando, se necessario, a una manifestazione nazionale o allo sciopero generale, convincendosi che non è un attacco a una corporazione ma un attacco ai valori fondanti della Costituzione”, ha concluso.


Il testo dell’emendamento Varrica
Art. 59-bis. (Abolizione del finanziamento pubblico all’editoria)
1. Al fine di pervenire alla progressiva abolizione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, a decorrere dal 1o gennaio 2020:
a) la legge 7 agosto 1990, n. 230 è abrogata;
b) all’articolo 1, comma 1247, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono soppresse le seguenti parole: «, nonché alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 250»;
c) gli articoli da 1 a 24 del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sono abrogati;
d) all’articolo 2, comma 2, legge 26 ottobre 2016, n. 198 sono soppresse le seguenti parole «la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici,»;
e) l’articolo 2, comma 2, legge 26 ottobre 2016, n. 198 è abrogato;
f) la legge 6 giugno 1978, n. 291 è abrogata;
g) la legge 4 aprile 1953, n. 246 è abrogata.
2. Con riferimento all’annualità 2019 i criteri di calcolo del contributo diretto alle imprese editrici di quotidiani e periodici di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sono così modificati;
a) al comma 8, lettera a) la parola «300.000» è sostituita dalla seguente: «30.000». la parola «500.000» è sostituita dalla seguente: «50.000»; alla lettera b) la parola «700.000» è sostituita dalla parola «70.000», la parola «1.500.000» è sostituita dalla seguente: «150.000»; alla lettera c) la parola «2.500.000» è sostituita dalla seguente: «250.000»;
b) al comma 9, la parola «1.000.000» è sostituita dalla seguente: «100.000», la parola «2.500.000» è sostituita dalla parola «250.000»;
c) al comma 10, lettera a) le parole «0,20 euro per copia venduta, se quotidiani, e 0,25 euro, se periodici» sono sostituite dalle seguenti: «0,35 euro per copia venduta»; alla lettera c) le parole «0,35 euro per copia venduta» sono sostituite dalle seguenti: «0,20 euro per copia venduta, se quotidiani, e 0,25 euro, se periodici»;
d) al comma 11 secondo periodo, la parola «3.500.000» è sostituita dalla seguente: «350.000»;
e) al comma 13, la parola «300.000» è sostituita dalla seguente: «30.000», la parola «3.500.000» è sostituita dalla seguente: «350.000»;
f) al comma 15, dopo le parole «complessivamente erogabile» vengono inserite le seguenti: «non può essere superiore ad un importo massimo di 500.000 euro e…».
3. Con riferimento al contributo diretto alle imprese che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche relativo all’annualità 2019 si applicano i limiti di cui al comma 15 dell’articolo 8 del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, di conseguenza all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 il secondo periodo è soppresso.
4. Sono abrogati i commi primo, secondo, terzo, quarto e settimo dell’articolo 28 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni, il comma 5 dell’articolo 1 della legge n. 198 del 26 ottobre 2016 e il decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1983, n. 49.
5. La legge 4 aprile 1953, n. 246 è abrogata. Dopo l’articolo 9 della legge 26 ottobre 2016, n. 198 è inserito il seguente: «Art. 9-bis. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 6, è stabilita la destinazione di un contributo a favore dell’Associazione della stampa estera in Italia, con sede in Roma».
6. È abrogato l’articolo 3 della legge 14 agosto 1991, n. 278 e successive modificazioni. Limitatamente all’anno 2019, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 6 della legge n. 198 del 26 ottobre 2016, è stabilita la destinazione di un contributo ai quotidiani in lingua slovena, di cui all’articolo 3, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 250, nei limiti delle risorse disponibili e fino all’importo massimo di 516.456,90.
7. Al fine di perseguire obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e del pluralismo dell’informazione, dell’innovazione tecnologica e digitale e della libertà di stampa, con uno o più decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri sono individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale, a valere sul fondo per il pluralismo di cui all’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198. 59. 08.
Varrica.

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