Tim, l’ira di Amos Genish: “mi hanno teso un agguato: o ti dimetti o sostieni il piano di vendita dei beni”

“Forse ho perso una battaglia ma non la guerra”. Non usa mezze parole l’infuriatissimo Amos Genish, ex amministratore delegato di Telecom Italia, sfiduciato il 13 novembre durante una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione proprio mentre si trovava a novemila chilometri di distanza. E’ stato il fondo Elliott (Elliott Management Corporation)– che in Telecom Italia possiede meno del 10% delle azioni – a convincere la maggioranza del board a mettere alla porta l’ad, entrato nel gruppo nel settembre del 2017, nominato da Vivendi, l’azionista di maggior peso con quasi il 24 percento dell’azionariato, e riconfermato nel maggio scorso dopo la conquista della maggioranza del cda da parte del fondo Usa.

Amos Genish (Ansa)

Amos Genish (Ansa)

In un’intervista pubblicata mercoledì 21 novembre on line dall’autorevole quotidiano economico-finanziario israeliano Calcalist, Genish è andato giù pesante: “Mi hanno teso un agguato”. Il manager ricostruisce quelle ore concitate mentre lui era in Corea per “un incontro con il vertice esecutivo mondiale della Samsung per firmare importanti accordi nella quinta generazione dei telefoni cellulari (G5)”. Alle tre della notte (ora coreana) riceve infatti la convocazione per una riunione urgente del cda che si sarebbe dovuta tenere da lì a 12 ore. Impossibile per lui farcela.
“I regolamenti di Telecom Italia consentono di convocare una riunione del comitato di emergenza”, riconosce Genish, aggiungendo però che ciò è stato fatto “per tendere un’imboscata a me e agli altri azionisti”. La ragione ufficiale? “Prendere una decisione rapidissima sulla separazione della rete, progetto avversato da Genish e fortemente voluto da Elliott”.

Genish, nell’intervista a Calcalist, rivela anche di essere stato avvicinato da un consulente del fondo Elliott che gli aveva detto chiaramente: “hai due opzioni, o ti dimetti o sostieni il piano strategico di vendita dei beni”. Di fronte al rifiuto di Genish è partita la rapida offensiva per liberare il posto da lui occupato (e ora affidato a Luigi Gubitosi).

Siamo ad un altro atto dello scontro tra il fondo e il gruppo francese Vivendi. Elliott, fondato dall’investitore Paul Elliott Singer, aveva acquisito l’8,5% della società e in assemblea era riuscito ad ottenere che i due terzi del consiglio (dieci su quindici) fossero dalla sua parte, rivoluziondo così il cda.
Genish, che rimane consigliere d’amministrazione, ha intenzioni tutt’altro che pacifiche: “Non penso che gli investitori siano disposti ad accettare la condotta di Elliott” e si dice convinto che “l’ultima parola non è stata ancora detta”. Entrando più nello specifico, l’ex capo di Telecom Italia, sostiene che “il business plan che (Elliott, n.d.r.) ha iniziato a spingere e che includeva la vendita della linea fissa di Telecom Italia ha suscitato molte polemiche all’interno della direzione strategica”.

Genish insiste sull’importanza vitale per un’azienda come Telecom di possedere le antenne e la fibra per il G5 che costituirà “una drammatica rivoluzione nelle capacità delle reti cellulari, che si esprime in tre cose: la velocità della navigazione, che sarà 10 volte superiore a quella a cui siamo abituati oggi, la velocità di download dei file, che verrà ridotto per una frazione di secondo, la disconnessione e l’annullamento dei file si interromperanno quasi completamente. Oggi, quando guardi una partita di calcio su un telefono cellulare, vedi il cancello un minuto dopo che i vicini gridano goal. In futuro non ci sarà più nessun ritardo”. E insiste: “Questo grande salto cambierà il modo in cui operiamo e viviamo come consumatori e aziende, ma tali velocità richiedono l’uso della tecnologia a fibra ottica, e oggi Telecom Italia ha 16.000 antenne, che dovremo triplicare per ottenere uno spiegamento che consentirà di alte prestazioni, fibra piuttosto che rete wireless. Se però non possediamo le antenne e non siamo i proprietari di fibre, la capacità di Telecom Italia di fornire servizi G5 è drasticamente ridotta, o costerà molto più del necessario rendendo difficile il modello di business”.

Di fronte all’obiezione dell’intervistatore che tutto sommato le ansie del fondo Elliott sono comprensibili visto che le azioni Tim sono quest’anno scese del 27%, Genish obietta che “non si può guardare a tutto questo senza tener conto di ciò che è successo sul mercato azionario in generale” e “il fatto che la lotta tra me ed Elliott fosse esplicitamente pubblica ed è stata sulle pagine dei giornali per sei mesi, non ha di certo aiutato le azioni”. Del resto Elliott, sempre secondo Genish, “vuole realizzare un giro finanziario a breve termine e fare in modo che la gente pensi che la separazione creerà valore.
Sul futuro prossimo e anteriore, Genish qualche idea sembra avercela. Per il momento cercherà “di aiutare da dietro le quinte e sfruttare il mio tempo per altre cose” mentre giura che finché il fondo Elliott avrà potere in Telecom “non tornerò più” e che “se gli altri investitori riusciranno a conquistare il cda, sarò felice di aiutarli pur se non sono certo di voler ricevere un’altra offerta come ceo”.

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