Calabresi (Repubblica): il potere ha in mano strumenti capaci di mettere fuori gioco le domande – VIDEO

“Liberateci dalla stampa: la tentazione del nuovo potere globale”: è stata così intitolata ieri mattina al Teatro Brancaccio di Roma, su iniziativa del quotidiano La Repubblica, una consistente serie di testimonianze e riflessioni per dar conto delle sempre più pressanti intimidazioni da parte della politica nei confronti del giornalismo e dei suoi rappresentanti. Sotto la conduzione del direttore Mario Calabresi, per quasi quattro ore il pubblico presente, e quello che ha seguito i lavori in streaming, ha ascoltato le esperienze e i ragionamenti di chi fa informazione. In sala anche il fondatore del quotidiano Eugenio Scalfari accolto da un lungo e appassionato applauso. Molti dei maggiori protagonisti della testata e del gruppo editoriale hanno preso la parola a partire da Calabresi che ha ricordato a tutti che “il potere non ha mai amato le domande ma ha sempre cercato di fuggire e depistare e oggi ha gli strumenti per far saltare la intermediazione”. Calabresi ha voluto sottolinerare il tentativo da parte del potere “di stabilire un’alleanza con i cittadini per togliere di mezzo la stampa”. E questo non solo in Italia ma anche, e più in maniera più violenta e drammatica in molte parti del mondo, dalla Turchia al Brasile, dall’ India alle Filippine.

Lucia Annunziata, direttore dell’HuffPost italiano, ha esordito ringraziando Alessando Di Battista per gli insulti che ha rivolto a coloro che lavorano nel mondo dell’informazione e ha voluto ricordare che “la crisi delle attuali democrazie corrisponde alla crisi del giornalismo” dove “chi ci legge è come seduto in fondo a un teatro ma non sente quel che avviene in scena”. Sarebbe quindi auspicabile, ha suggerito Annunziata, chiedersi “come ci rapportiamo a questo umore negativo della gente, come ci si riconnette alla gente e non ai governi” perché, ha concluso citando un alto prelato che spiegava la ragione per la quale papa Benedetto XVI aveva scelto di aprire un account Twitter, “noi della Chiesa siamo dove è la gente”.

Inquietante la testimonianza di Yavuz Baydar, giornalista turco e riparato a Parigi, che ha raccontato la spaventosa situazione in cui giornali e giornalisti si trovano nel suo paese: testate chiuse, reporter o imprigionati o messi in condizione di tacere. Molti gli interventi anche tramite video come quelli di Vittorio Zucconi e di Roberto Saviano mentre Marco Damilano ha ricordato come Beppe Grillo abbia spesso come obiettivo quello di colpire i giornalisti più deboli: “C’è una continua presa in giro di Grillo verso i cronisti precari che lo seguono: continuamente fa la gag in cui chiede quanto vi pagano un euro? otto euro?”. Massimo Giannini, direttore di Radio Capital, ha anche ricordato che l’abitudine di attaccare la stampa non è una novità, basti a Massimo D’Alema che querelò – perdendo – proprio La Repubblica per una vignetta di Forattini sul caso Mitrokin o le iniziative legali (anch’esse andate a vuoto) di Silvio Berlusconi contro le dieci domande di D’Avanzo.

Massimo Russo, direttore della divisione digitale del gruppo editoriale Gedi, ha fornito dati non meno allarmanti: “quasi i due terzi delle persone sotto i 35 anni che stanno sulla rete ricavano la loro informazione sui social media”. Sara Bertuccioli, social media editor di Repubblica e Marianna Bruschi, responsabile del visual desk, hanno dettagliato il metodo con cui i ‘comunicatori’ della politica cercano – spesso con successo – di sedurre e ingannare usando toni flautati e confidenziali, illudendo chi li ascolta di essere partecipi delle decisioni, l’utilizzo delle tecnologie per prevedere e anticipare i temi dominanti e l’uso spregiudicato delle ‘arti oscure’, quegli strumenti cioè – come i bot e i troll – che producono contenuti e si insinuano nella conversazione dei social producendo pura disinformazione.

Sebastiano Messina ha vivisezionato le rabbiose campagne grilline contro i giornalisti ricordando che “c’è del metodo in tutto questo” mentre sono state particolarmente preoccupanti le testimonianze di tre giornalisti di frontiera: Conchita Sannino che, tra i molti scoop, ha fatto esplodere lo scandalo del condono della casa di Di Maio, Paolo Berizzi che da anni indaga sul mondo del neofascismo e del neonazismo e che per questo è costantemente minacciato, e Federica Angeli che ha raccontato come è riuscita a mettere a smascherare e a raccontare la rete della criminalità organizzata ad Ostia. Tutt’e tre hanno sfidato – e continuano a farlo – zone occulte tanto da essere costretti a vivere sotto scorta.

 

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