Cairo: i giornalisti devono poter fare domande anche scomode. Rispondere è un’opportunità

“I giornalisti devono poter fare domande anche scomode, e rispondere può essere un’opportunità”. L’ha sottolineato, in un’intervista a L’Unione Sarda, Urbano Cairo, che ieri era a Cagliari per assistere alla partita di campionato con i rossoblù, conclusa sullo 0-0. Prima di recarsi allo stadio, l’editore ha fatto visita alla sede del quotidiano, accompagnato dall’editore Sergio Zuncheddu e dal direttore generale Lia Serreli. “Una stampa libera è un bene per un paese come l’Italia”, ha spiegato l’editore di Rcs, che si avvale del Centro stampa del Gruppo Unione per stampare le copie del Corriere della sera distribuite nell’isola.

Urbano Cairo con Sergio Zuncheddu e il direttore generale Lia Serreli

Cairo ha raccontato di un incontro con alcuni stretti collaboratori per fare il punto nel ventesimo anno della sua attività imprenditoriale. “Abbiamo cercato di fissare – ha detto – un decalogo della nostra avventura: il primo comandamento era ‘nulla accade se non lo hai sognato prima’, il secondo ‘niente è impossibile'”.
E alla domanda se il prodotto cartaceo abbia ancora un futuro, stante anche lo sviluppo del digitale e delle tecnologie, ha replicato: “Il digitale è importante perchè si consulta il web sempre di più per un’informazione veloce.

Quanto alla tecnologia deve essere facile, ci si deve abbonare con due clic”. L’editore ha infine ha indicato nel commendator Angelo Rizzoli il suo modello:”mi ha insegnato una cosa fondamentale. Mi disse di non fare mai un giornale nuovo se non avessi un direttore adatto. Quindici anni fa avevo in mente di proporre un tabloid in Italia e ho fatto tanti colloqui ma non sono riuscito a trovare il direttore giusto. E non ho fatto il tabloid”.

In un colloquio con Ansa Cairo ha poi fatto anche qualche riflessione sulla crisi dell’editoria nel paese, indicando in creatività e capacità di superare le difficoltà, due elementi fondamentali per il settore.
“Siamo in un momento in cui bisogna farsi venire delle idee ma si può fare”, ha spiegato. “In Rizzoli ho preso un’azienda che, quando io sono arrivato nel 2016, l’anno prima aveva perso 173 milioni. Quest’anno nei primi nove mesi ne guadagniamo 52. Abbiamo risanato l’azienda, non ho toccato nemmeno un dipendente. Anzi ho fatto rientrare solidarietà e cassa integrazione. Gli unici costi aumentati, di 8 milioni, sono stati proprio quelli del personale. Ho tagliato invece altri costi, vale a dire gli sprechi”.
“Quando si parla di prodotto”, ha chiarito, “io invece i costi li aumento. Penso al rilancio di Io donna e di ViviMilano. Quando si tratta di cose importanti bene, allora spendiamo. Guardiamo il Corriere: in questa direzione vanno gli arrivi di Gramellini o di Gabanelli. Facciamo un giornale più bello”.

Un editore che non considera il giornalista un costo. “Tra Italia e Spagna, dove ho tre quotidiani, gravitano intorno a me circa ottomila giornalisti – ha ricordato Cairo – E per me sono una grande risorsa e li rispetto. Un rispetto per la verità ricambiato: hanno capito quanta è la mia passione per i giornali, per la carta stampata, ma anche per l’online. Sul web stiamo investendo tanto e c’è un enorme ritorno: lo testimoniano i 22 milioni di utenti unici al mese che si registrano sul Corriere.it”.

La ricetta del buon editore? “Secondo me – risponde Cairo con sicurezza – da una parte l’arricchimento dei prodotti, e delle testate, dall’altra un’attenzione ai costi che ti permette di non aver bisogno di nessuno. E quindi di essere libero. La libertà la conquisti quando non devi dipendere da nessuno. E la libertà produce un buon prodotto”.

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