Ogni anno 21 milioni di atti di pirateria su sport live. Fapav: calcio e F1 gli eventi più seguiti

Un business enorme, pari – se non più esteso – di quello legale, in pieno boom nel nostro Paese, strettamente collegato con le grandi organizzazioni criminali, di cui costituisce e costruisce una parte significativa della base finanziaria. E’ questo il nuovo volto della pirateria Iptv (quella realizzata via smart Tv, con manomissione di decoder o con schedine, grazie a semplici abbonamenti acquistabili anche on line), che colpisce l’industria televisiva e i produttori di contenuti. Un business, soprattutto, che sta crescendo in misura esponenziale, spinto soprattutto dagli eventi sportivi live.  A  Napoli è un sistema illegale che chiamano ‘pezzotto’.

I dati Fapav-Ipsos, presentati oggi nel corso della seconda edizione di #TuteliAmo, promossa dalla stessa Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, tratteggiano un quadro preoccupante: sono 4,6 milioni gli italiani sopra i 15 anni che fruiscono illegalmente di eventi sportivi live, con una stima di circa 21 milioni di atti di pirateria compiuti nell’anno passato. Il calcio la fa da padrone: 3 pirati su 4 guardano le partite di calcio, segue la Formula 1, il MotoGp, e il tennis. Più staccati basket e sci.

(elaborazione Fapav-Ipsos)

Per quanto riguarda la diffusione delle Iptv illegali, queste sono utilizzate per un terzo (35%) da chi guarda film, serie e programmi televisivi pirati in streaming (ovvero quasi un quarto del totale dei pirati in Italia), mentre per quanto riguarda la pirateria di eventi sportivi, il 23% del totale dei pirati sportivi live (circa un milione di utenti) utilizza questa modalità per accedere ai contenuti.

Sotto il profilo economico il quadro è ancora più allarmante. “Un impatto devastante per il settore” secondo Gennaro Vecchione, generale di Divisione della Guardia di Finanza, nominato in questi giorni direttore del Dis, che ha aperto i lavori del convegno presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia.
Nel 2017 si sono stimate in oltre 1 miliardo le perdite per le aziende del settore dovute alla pirateria, un dato che si traduce in una perdita di circa 370 milioni di euro del Pil, e di 6 mila posti di lavoro. E’ quanto ha riferito il sostituto procuratore nazionale dell’Antimafia e dell’Antiterrrorismo, Maria Vittoria De Simone, che ha posto l’accento sui pericoli di questa nuova frontiera del crimine organizzato. Ecco che anche nel contrasto della pirateria bisogna seguire le linee guida della lotta alla mafia, a cominciare dalla regola del “follow the money”. Bisognerà inoltre rendere più attuale l’impianto normativo, che deve tutelare in modo più efficace le telecomunicazioni, approntare nuovi strumenti di contrasto di natura patrimoniale verso tutti i soggetti partecipanti, aggiornare quelle in discussione, a cominciare dalla legge europea sul copyright a questa nuova realtà.

Fondamentale infine affiancare un’azione culturale ed educativa, per l’affermazione della legalità. Il presidente dell’Mpa Emea, Stan McCoy ha sottolineato come un consumatore su 5 mette a rischio la propria sicurezza informatica. Agli utenti viene spesso chiesto di sincronizzarsi con altri dispositivi, rendendoli vulnerabili. “Una buona parte degli utenti non ha neppure piena consapevolezza delle conseguenze dell’utilizzo di questi prodotti, non comprendendo il fatto di essere essi stessi complici della condotta illegale. Serve un marketing comunicativo e l’impegno delle stesse istituzioni per correggere questa deriva” ha rimarcato il presidente Confindustria Radio Tv, Franco Siddi.

“Siamo convinti”, ha concluso Federico Bagnoli Rossi, segretario generale Fapav, che serva rafforzare gli strumenti di enforcement e continuare a promuovere una cultura della legalità, soprattutto nell’ampio e diversificato mondo del web e della fruizione di offerte di contenuti digitali, mediante campagne informative che educhino al rispetto della creatività e della cultura, asset distintivi del nostro Made in Italy”.

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