Il ‘pezzotto’ è il nemico numero uno delle pay tv. 12 euro al mese per vedere illegalmente Sky, Dazn, Premium e Netflix

La pirateria è il principale nemico da combattere in questo momento per Dazn, in particolare il  pezzotto. Lo dice in un’intervista al Messaggero Veronica Diquattro, responsabile italiana della piattaforma live del gruppo britannico Perform Dazn Group. Pezzotto, spiega il Messaggero, è il nome dato a un decoder molto particolare che permette agli utenti di vedere tutte le televisioni del mondo, comprese le pay tv e le pay per view. Con 12 euro al mese sulla tv di casa compariranno Sky, Dazn, Mediaset Premium, Netflix e tutte le tv a pagamento non solo italiane ma anche estere. Un sistema completamente illegale, un giro da milioni di euro dietro cui si nascondono le organizzazioni criminali.

Il funzionamento è semplice, spiega il Messaggero: i pirati comprano abbonamenti originali, uno per ogni canale che si vuole trasmettere. Poi viene estrapolato il segnale e inviato a server esteri noleggiati appositamente. Grazie al servizio offerto da un pacchetto di gestionali denominato Xtream Code, che consente lo streaming dei contenuti IPTV (Internet Protocol Television), gli abbonamenti vengono poi venduti tramite intermediari ai clienti finali. Facile da reperire e da usare grazie anche a chat WhatsApp che danno assistenza h24. Inoltre garantisce un segnale pressoché perfetto. Sono quasi 5 milioni gli utenti pirati in Italia e di questi solo il 35% non usa i mezzi illegali per guardare le partite di calcio o lo sport in generale. La rivoluzione di Dazn parte proprio da qui: sensibilizzare gli utenti e rieducarli.

(…) Come si può fermare questo mercato? Veronica Diquattro: «I pirati sono talmente strutturati ed evoluti che è difficile fermarli ed è per questo che è importante anticiparli. Noi sappiamo che se blocchiamo un hosting in un Paese ne nasce subito uno in un altro e così via. Bisogna studiare anche strategie creative differenti perché la pirateria si prende il valore economico dell’utente ma anche gli investimenti che vengono fatti in termini di tecnologia». (…)

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