Crimi: sì al fondo per il pluralismo, no ai contributi diretti. Sostenere la domanda d’informazione, non la carta stampata

È allo studio un sostegno a favore delle edicole “che fanno parte del settore industriale ed editoriale e che non sono mai aiutate”. Lo ha annunciato il sottosegretario all’Editoria Vito Crimi in occasione della presentazione della 17esima edizione della fiera della piccola e media editoria ‘Più libri più liberi’ al via da oggi al 9 dicembre alla Nuvola dell’Eur.

“In Senato – ha detto Crimi – in legge di bilancio ci sarà un emendamento che riformula quello presentato alla Camera con una certa progressività. Faremo un sostegno alle edicole che fanno parte del settore industriale ed editoriale che non sono mai state aiutate”.

Il sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi (Foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

Tornando sulle polemiche per il taglio dei contributi diretti all’editoria, Crimi ha precisato: “il fondo per l’editoria, che si chiama fondo per il pluralismo, non è mai stato azzerato e non è in programma di farlo. Serve a garantire il pluralismo e non a garantire una contribuzione diretta ad alcuni editori perché è qualcosa che distorce il mercato”. Mentre non è allo studio “alcun passo indietro ai tagli al finanziamento ai contributi diretti. Il fondo al pluralismo rimane, ma deve essere valutato in modo diverso. E non è con il contributo diretto all’informazione, che è una piccola parte rispetto alla grande produzione editoriale italiana, che si garantisce il pluralismo”.

“Gli interventi – ha detto Crimi – ci saranno, saranno graduali e saranno anche di riforma delle modalità e dei criteri di accesso nei quali ci sono ancora dei residui ingiusti nella loro distribuzione. C’è’ qualcosa che non va quando penso che ci sono 5 o 6 testate nazionali che drenano il 30 per cento di tutte le risorse messe in campo e le altre 100 che si dividono il rimanente. Il pluralismo va garantito sotto forme diverse”.

Facendo un paragone col mondo del libro Crimi ha detto: “Cosa funziona nel mercato del libro e lo incentiva? La domanda. Se dobbiamo incentivare il pluralismo dobbiamo incentivare la domanda”. Ovvero “incentiviamo i giovani a comprare e ad abbonarsi ai giornali. Questo consente a tutti di essere alla pari sul mercato e a fornire un’offerta di qualità plurale”.

Il sostegno non deve essere quindi “alla carta stampata in quanto tale ma alla domanda. Il giornale sta perdendo tutto il suo appeal perché non consente l’interattività offerta dalla rete, che è l’unico strumento che ha gli anticorpi contro le fake news perché consente immediatamente di fare le verifiche, cosa che un giornale cartaceo non consente di fare”, ha concluso Crimi.

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