Chiude il Messaggero di Sant’Antonio. Giornalisti in sciopero. Fnsi e sindacato veneto: inaccettabile

Chiude la redazione del ‘Messaggero di Sant’Antonio’, il mensile edito dai frati della basilica di Padova che arriva in abbonamento a milioni di fedeli nel mondo. La decisione è stata comunicata oggi dalla direzione del periodico agli otto giornalisti della redazione – che fa uscire anche il Messaggero dei Ragazzi -, presenti i rappresentanti del sindacato.

La direzione del ‘Messaggero’ antoniano ha sottolineato di aver cercato in tutti i modi “di evitare questo triste epilogo, nonostante le ingenti perdite registrate, in modo particolarmente evidente già dal 2015 e comunque in questi ultimi decenni”. Nel 2017 in bilancio si è chiuso in passivo per 2,7 milioni di euro; le perdite di esercizio nell’ultimo quinquennio (2013-2017) ammontano a circa 10 milioni. I giornalisti erano in contratto di solidarietà da un anno.

Secondo i frati, l’azienda, pur avendo dato attuazione “a tutte le iniziative” per evitare che le perdite avessero impatto negativo sull’occupazione, “non è più in grado di sostenere economicamente gli attuali costi del personale”. Tuttavia la direzione si è resa disponibile a procrastinare di alcuni mesi la chiusura della redazione, in attesa dei dati di bilancio 2018, anche attraverso la proroga del contratto di solidarietà dei giornalisti, in scadenza il 14 gennaio 2019.

L’editore spiega peraltro di voler comunque salvaguardare “e portare avanti il progetto evangelico e caritativo con i mezzi che lo contraddistinguono nella sua storia ultracentenaria, continuando a pubblicare le sue riviste e i libri”.

“Increduli e feriti per l’inaudita violenza subita, un attacco alla nostra dignità umana e professionale che ci lascia stupefatti, per modalità e contenuti”. Questa la prima reazione dei giornalisti del ‘Messaggero di sant’Antonio’ riuniti d’urgenza in assemblea permanente al seguito della comunicazione ricevuta dall’editore dell’imminente chiusura della redazione e del conseguente licenziamento di tutti i giornalisti. Un fulmine a ciel sereno dopo un intero anno di solidarietà già vissuta dal corpo giornalistico.

La redazione, si legge in una nota pubblicata sul sito del Sindacato Veneto Giornalisti, condanna con fermezza questa presa di posizione unilaterale, alla vigilia di Natale, alla vigilia del restyling grafico del giornale il cui lancio era previsto nel gennaio 2019 e proprio nel 120esimo anno di pubblicazione della rivista. Non sono stati offerti piani alternativi, non è stato offerto alcun rilancio della rivista, alla rappresentanza sindacale non è mai stato dato in mano un bilancio, non sono state offerte forme di dialogo, non è stato mostrato rispetto alcuno per la competenza e passione sempre profuse nella realizzazione di un’ottima rivista conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, diffusa in 270mila copie in abbonamento solo in Italia oltre che sul web, senza contare le copie del ‘Messaggero dei ragazzi’, del ‘Messaggero di sant’Antonio’ edizione italiana all’estero e poi delle edizioni in varie lingue che vengono spedite in 160 Paesi.

A fronte di questa preoccupante opacità e di scelte così fuori da ogni decenza, non degne di una struttura francescana, i giornalisti hanno proclamato uno sciopero a oltranza per la tutela della loro dignità e dei posti di lavoro fino a quando l’azienda non riprenderà un dialogo costruttivo, a tutela della dignità professionale e umana di tutti, per uscire insieme da una pagina tra le più tragiche e vergognose che questa realtà abbia mai vissuto.

Per Fnsi e Sindacato Veneto Giornalisti si tratta di “una decisione intollerabile nei modi e nel merito a fronte di violazioni contrattuali, fra cui il rifiuto di esibire il bilancio”. In una nota le due sigle schierate a fianco dei giornalisti in sciopero, giudicando “inaccettabile, prima ancora della comunicazione in sé, la condotta adottata dalla controparte (nella fattispecie la direzione dei frati) che senza scrupolo alcuno ha tolto dal tavolo, convocato per fare il punto sul contratto di solidarietà attivato da un anno, qualsiasi margine di trattativa”.

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