Fnsi e Odg alzano la voce ma chiudono al dialogo col governo: non trattiamo con chi insulta i giornalisti e aumenta il precariato

All’assemblea pubblica davanti al ministero dello Sviluppo Economico indetta da Fnsi e Ordine dei giornalisti presenti alcuni rappresentanti sindacali. #GiuLeManiDallInformazione l’hashtag scelto per i dire No al precariato e Sì  al pluralismo dell’informazione.

Presenti, tra gli alti, Vittorio Di Trapani (segretario generale UsigRai): “in piazza contro l’aggressione all’articolo 21 della Costituzione con i colleghi che lavorano in Rai senza il giusto contratto”. Beppe Giulietti (presidente Fnsi): “questo sindacato e questo Ordine non trattano con chi offende e insulta tutta una categoria di professionisti”. Raffaele Lorusso (segretario generale Fnsi): come si può parlare di lotta al precariato con chi valora per aumentare la precarietà nel settore dell’#editoria?”.

Assostampa Friuli Venezia Giulia rilancia l’allarme: il taglio all’editoria porterebbe alla chiusura dei giornali delle minoranze linguistiche. Paolo Perucchini per l’Associazione Lombarda dei giornalisti: “anche in Lombardia testate a rischio senza contributo pubblico. Questo significa spegnere voci del territorio”. Maurizio Bekar: “tutte le categorie di lavoratori autonomi hanno equo compenso tranne i giornalisti”.

“Quella di oggi non era una convocazione, ma una provocazione”, ha chiarito Raffaele Lorusso segretario della Fnsi, per spiegare il no di Federazione Nazionale della Stampa e Ordine dei giornalisti alla convocazione del ministro del Lavoro di Maio, fissata proprio per stamattina al Mise. “Se si convocano parti definite in precedenza sciacalli e altro, prima bisogna fare un passo indietro, chiedere scusa soprattutto a quei colleghi che sono pronti a mettersi a rischio pur di non rinunciare a informare”.

“Oggi ci è stato detto che si sarebbe parlato di equo compenso e precari, ma come sarebbe stato possibile, considerando che nelle stesse ore al Senato si approva un emendamento che farà tagliare il fondo per l’editoria, facendo così chiudere principalmente molte piccole testate, che danno lavoro a 1000 colleghi”.

“Pochi giorni fa poi era stato anche deciso dal governo il dimezzamento del compenso per il servizio pubblico che svolge Radio Radicale, il che significherebbe, per loro, la chiusura”.

Per occuparsi “realmente del precariato il governo dovrebbe, ad esempio, pensare di approvare i criteri per la liquidazione giudiziale dei compensi, che esiste nelle altre categorie professionali, ma non per i giornalisti”, ha aggiunto Lorusso, secondo cui “senza rispetto e legittimazione reciproca, non ci si può sedere al tavolo”.

“Oggi con Odg e Fnsi erano state invitate anche fantomatiche associazioni di precari di cui non sappiamo nulla. Forse qualcuno pensava che questo incontro fosse giusto l’occasione per farsi un selfie, come è successo con il tavolo per i rider, per cui dopo invece la situazione è peggiorata. Noi non potevamo consentirlo. Serve innanzitutto rispetto per la categoria, senza quello ci sarebbe una sottomissione da parte nostra ma noi non abbassiamo la testa davanti a nessuno”, ha concluso.

“Si devono rassegnare, il giornalismo è fatto per i governati non per i governanti. Caro ministro (Di Maio, ndr), lei rappresenta il potere, di conseguenza deve cortesemente soggiacere alle regole della democrazia di cui l’informazione è un organo di controllo”, ha detto invece Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

I tagli al fondo per l’editoria “sono lineari e non tengono conto del compito dell’informazione di raggiungere tutti i cittadini. Non c’è nessun privilegio da parte di chi riceve il contributo di sostegno, è semplicemente una valorizzazione del pluralismo” ha aggiunto. Per Verna non ha senso sedersi a un tavolo “con chi dà i numeri senza voler fare un ragionamento critico. Per dirla in slang, ‘cca nisciuno è fesso'”.

“Chi pensava che il sindacato fosse pronto a ingoiare le ingiurie e che davanti a un tozzo di pane avremmo detto sì grazie, ha sbagliato indirizzo”, ha detto invece Beppe Giulietti, presidente Fnsi, in chiusura dell’assemblea. Giulietti ha ringraziato ancora una volta il Capo dello Stato “che per sette volte ha dovuto dire in queste settimane che la libertà di informazione è un presidio della democrazia”. Con i tagli al fondo per l’editoria “non si colpiscono le grandi testate, che da anni non lo ricevono più ma le piccole testate e le realtà regionali. E dopo l’editoria, rischiano l’emittenza e le convenzioni delle agenzie”.

“Chi sostiene che situazioni (di tensione tra potere e informazione, ndr) come questa ci siano sempre state si sbaglia. Ora c’è Trump, e l’obiettivo in molte parti del mondo è cancellare la figura del giornalista”. Per Giulietti, “se il ministro vuole parlare di precari e equo compenso rimuova innanzitutto gli insulti. E do una notizia, tutti i tentativi fatti per dividere Carlo Verna e Lorusso, per fare trattative separate, sono stati inutili. Non perdete tempo, questa, unita, è l’unica delegazione che può trattare”.

Il presidente della Fnsi ricorda anche che “la legge sull’equo compenso c’è già, va applicata. Hanno risposto che mancano i soldi. Eppure per finanziarla basterebbe un emendamento nella legge contro le querele bavaglio, da portare a votazione, con cui si stabilisca che un terzo, un quarto o la metà di quello che dovranno lasciare i molestatori dell’articolo 21 che perdono le cause, vada nel fondo per i precari, dove potrebbero andare anche i soldi delle multe dell’Agcom”. L’ambizione di Odg e Fnsi “è trattare con il governo ma se non ci saranno i presupposti, il prossimo passo sarà una grande manifestazione nazionale per chi vuole proteggere la Costituzione e l’Articolo 21”, ha concluso.

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