Mentana: lavoro e giovani sono temi su cui Open darà battaglia

Online dal prossimo 18 dicembre, Open “sarà gratis, per tutti, sullo smartphone e senza scopo di lucro”. A parlare del suo nuovo giornale è stato ancora una volta Enrico Mentana di fronte agli studenti dell’Università Statale di Milano. E sarà “al servizio di una battaglia, cioè quella dell’inserimento dei giovani nella società”. Con particolare attenzione alla questione del lavoro.

“La politica, non da oggi, non sta facendo nulla per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro”, ha detto Mentana, ma “nessun giovane va davanti a Palazzo Chigi se non per fare un selfie con Salvini. E allora, ragazzi, chi è causa del suo male…”. “In Italia se non c’è una vostra reazione, il rischio è che si mandino al macero le nuove generazioni”, ha proseguito il direttore del Tg di La7. “Bisogna farsi sentire e farsi valere. Prendete coscienza di questo”, ha proseguito Mentana. “Se fossi un 22enne di oggi mi guarderei intorno, al di là delle posizioni politiche, per pensare se sia il caso di fare un movimento di lotta comune: lo fanno legittimamente i dipendenti di un’azienda che rischiano di perderlo, chi vuole o no la Tav, ma se non manifesta chi ha diritto a un futuro o ad un lavoro che nessuno gli dà chi dovrebbe farlo in questo paese?”, ha domandato. E “non dovete dire ‘per favore’”, ha rimarcato Mentana. “Ecco, questa è la scossa che io vorrei dare”.

Mentana ha colto l’occasione per parlare anche della difficoltà nell’accesso alla professione del giornalista prendendo come bersaglio polemico le scuole di giornalismo (“non quella di questa Università”). “Se le scuole di giornalismo non danno certezze di fare realmente il giornalista è inutile creare la fabbrica delle illusioni”, ha argomentato. “In molte scuole di giornalismo insegnano giornalisti pensionati o giornalisti in là con l’età, con la mia età, che al massimo possono insegnare storia del giornalismo, non futuro; i giovani di Open, da questo punto di vista, mi potrebbero umiliare su come si fa new journalism o mobile journalism”.

“Tutto sarebbe superabile”, secondo Mentana, “se ci fosse un nesso tra scuola di giornalismo e giornale, invece sapete qual è l’unico nesso o quasi?”, ha detto il direttore del Tg La7 (“così mi faccio odiare da tutti”): “il vero plus di una scuola di giornalismo è il periodo di stage in cui, se tu sei bravo, in quei due mesi, ti arruffiani il caposervizio, che parlerà bene di te al caporedattore, che dirà al direttore che c’era quella ragazza molto sveglia… e gli si aguzzano le antenne per la sostituzione estiva dell’anno prossimo. Cioè si alimenta un circuito di precariato”.

Sul palco, insieme a Mentana, sono saliti anche, per rispondere ad alcune domande degli studenti, due dei nuovi volti di Open: il debunker David Puente, e Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt, fondata nel 2000 da Marco Biagi.

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