Facebook, i cacciatori di fake news contro il social: non prende sul serio il problema

Nuovi guai per Mr. Zuckerberg. E sempre per colpa delle fake news. I giornalisti che da qualche tempo collaborano con Facebook per scovare le bufale hanno dichiarato di aver perso ogni speranza nei confronti del social e vogliono ora tagliare i ponti con l’azienda. Stando alle accuse, all’interno della piattaforma non ci sarebbe un reale interesse per risolvere il “problema fake news”, né tanto meno un impegno concreto da parte dell’azienda a collaborare a pieno con i giornalisti incaricati di scandagliare il web alla ricerca delle notizie false.

A renderlo noto è The Guardian, che ha raccolto le testimonianze di diversi collaboratori, compresi dipendenti di Facebook e lavoratori esterni. Tra questi spicca la voce di Brooke Binkowski, ex caporedattore di Snopes, sito di fact-checking partner del social per ben due anni. “Loro non prendono niente seriamente”, ha detto Binkowski, “sono più interessati ad apparire belli e bravi e nello scaricare ogni responsabilità”.

Mark Zuckerberg (Foto Ansa / EPA/ETIENNE LAURENT)

La partnership tra Menlo Park e redazioni che si occupano di fact-checking è iniziata circa due anni fa, quando lo scandalo scoppiato a seguito delle elezioni presidenziali americane aveva costretto Facebook a correre ai ripari. Da quel momento il social ha iniziato a intrecciare rapporti con esperti di fake news proprio per cercare di arginare il problema. Attualmente la piattaforma conta 40 media partners in tutto il mondo, tra cui l’Associated Press, PolitiFact e The Weekly Standard. In Italia ad esempio si appoggia a Pagella Politica.
Un uso massiccio di professionisti, dunque, che avrebbe dovuto ridimensionare il fenomeno delle fake news. Ma fatti (e dati) alla mano, il lavoro di debunking non è finora riuscito nei buoni propositi fissati, nonostante le dichiarazioni ufficiali parlino di “un fenomeno in tendenza calante sulla piattaforma”.
Non sembrano esserne troppo convinti i siti partner coinvolti, secondo cui i risultati non sarebbero poi così chiari, arrivando anche a sostenere che lavorare con Facebook sia per loro una “cattiva pubblicità”.

Binkowski, che ha lasciato Snopes quest’anno e ora gestisce un suo sito di fact-checking, ha raccontato di aver più volte fatto presente ai dipendenti del social network notizie false riguardanti immigrazione e profughi, senza essere ascoltata. “Sono fermamente convinta che (Facebook, ndr) stia diffondendo fake news per conto di poteri esterni e governi autoritari come parte di un modello di business”. In più di un’occasione inoltre le è sembrato che Facebook premesse affinché i giornalisti combattessero fake news che in un qualche modo avrebbero potuto comportare un danno agli advertiser. “Questo non è fare giornalismo”, ha concluso Binkowski, “Questa è propaganda”.

Anche Kim LaCapria ha recentemente abbandonato la redazione di Snopes per motivi legati al comportamento di Facebook. LaCapria afferma di aver avuto da subito la sensazione che il social network volesse dare l’impressione di cercare di prevenire il danno senza fare nulla concretamente.

A difendere il lavoro di Facebook ci ha pensato un comunicato ufficiale diffuso da Menlo Park. Stando a quanto fa sapere l’azienda, l’analisi delle potenziali fake news avviene tramite computer, e attualmente stanno mettendo a punto nuove soluzioni per contrastare la diffusione delle bufale sulla piattaforma. La compagnia, comunque, ha rifiutato di pubblicare qualsiasi dato relativo al loro operato.
C’è anche chi, tra i collaboratori esterni a Facebook, ha spezzato una lancia in favore della partnership. Per Angie Drobnic Holan, redattore di PolitiFact, il lavoro svolto per combattere le fake news è “un pubblico servizio”. “Ridurrà davvero i contenuti falsi sul social?”, si è chiesto Holan. “Non lo so, ha aggiunto, non posso dirlo. Può dirlo Facebook? Per voi dovrebbero. Io non ho alcun modo per saperlo con certezza”. In ogni caso, nemmeno a PolitiFact il social ha comunicato dati relativi alla lotta alle bufale. Anche il fondatore e ceo di Snopes, David Mikkleson, non ha un parere negativo della partnership con Facebook: “Il nostro lavoro non è cambiato. Non mi aspetto che Facebook condivida i dati, è compito suo stabilire il successo o meno della collaborazione”.

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