La Rai secondo Di Maio: digitale, privatizzazione, canone, Foa, Fazio, Giletti, Floris, Gabanelli, Porro…

“Penso che sia arrivato il momento per cambiare questo Paese e la Rai, che ne è una articolazione fondamentale”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo econimico e del Lavoro, Luigi Di Maio, durante un’ audizione in commissione di Vigilanza Rai, presieduta da Alberto Barachini.

Luigi Di Maio e Alberto Barachini (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)

“Come ministero non ci tiriamo indietro di fronte alla sfida di modernizzare il servizio pubblico di qualità”, ha aggiunto Di Maio sottolineando che “il servizio pubblico deve saper guardare a modelli stranieri più virtuosi”.

Verso la media company. Il servizio pubblico, secondo il vice presidente del Consiglio, “gioca e giocherà un ruolo determinante” nel nuovo scenario di mercato, l’evoluzione della Rai verso “una moderna media company va nella giusta direzione”.

Digitale. Rai deve “rimodulare la propria offerta” adattandola al nuovo scenario “potenziando la propria offerta digitale”, assicurando “sviluppo tecnologico” che permetta di raggiungere con tutta l’offerta “il 100% della popolazione”, assicurando “contenuti di qualità”, e “pluralismo” tanto informativo quanto produttivo.

“Le risposte sulle iniziative editoriali della Rai non riguardano il ministro ma gli amministratori della Rai, che sicuramente hanno un mandato da parlamento e governo ma agiscono in autonomia. Gli amministratori della Rai, che sicuramente sono stati scelti perché hanno un certo tipo di visione dell’azienda, devono essere libere di prendere le loro decisioni editoriali e sul personale”, ha detto Di Maio.

No a privatizzazioni. “Non c’è alcun cenno nel contratto di governo alla privatizzazione dei canali Rai”. “Siamo impegnati a riformare il sistema radiotelevisivo, ma l’iniziativa deve partire dal Parlamento”, ha detto Di Miao. Le quote di palinsesto dedicate alla produzione italiana hanno creato un ingessamento. Occorre favorire la produzione italiana, garantendo sempre l’autonomia dei dirigenti Rai. Auspichiamo che si possa affrontare il tema del conflitto di interesse degli agenti e delle case di produzione, garantendo una maggiore rotazione e una maggiore qualità ed evitando che il palinsesto lo facciano tutti, tranne che la Rai”.

“Credo nel ruolo di industria culturale della Rai, ma dobbiamo evitare l’emorragia dei giovani telespettatori”, ha aggiunto. Rai Play è il simbolo di un’attività che deve diventare sempre più coraggiosa. I risultati delle trasmissioni che sono state trasmesse prima sul web e poi sul digitale dimostrano che il web non ruba ascolti ma funge da moltiplicatore”.

5G e reti nazionali. “Siamo impegnati con il piano 5G a liberare la banda 700 in cui viaggiano le reti nazionali. Vogliamo fare in modo che tutti gli attori di mercato siano soddisfatti. Il terzo della banda riservato alle tv locali è più che capiente, per questo vogliamo eliminare la riserva del terzo alle tv locali e consentire alle reti nazionali generaliste di occupare quelle posizioni per compensare la riduzione dello spettro”, ha spiegato Di Maio, aggiungendo che “è molto probabile che questo tema entri nella
legge di bilancio”.

Canone. “L’extragettito nato dal canone in bolletta è diventato strutturale e deve consentire alla Rai di avere risorse per gli investimenti nelle nuove tecnologie, ma anche consentire di ragionare nell’ottica di abbassare un po’ il canone negli anni”, ha aggiunto il ministro.

Dumping. Intervenendo sul tema della pubblicità sul servizio pubblico, Di Maio ha detto: “Ci sono soggetti privati che sollevano il tema del dumping sulla pubblicità. Consiglio di rivolgersi all’Antitrust, in modo da consentirci di affrontare a tutto tondo il tema della pubblicità”.

Caso Fazio. Replicando alle domande dei commissari della Vigilanza Rai il vicepremier ha aggiunto: “certo che c’è un caso Fazio in Rai e spero che l’azienda avvii presto un’azione sul tema delle retribuzioni e delle società di produzione esterne. Questo tema fa parte delle sensibilità che abbiamo trasmesso ai nuovi amministratori Rai. C’è un piano della precedente governance valido fino a marzo, ma speriamo che prima possibile si possa ricostituire un clima di buon senso sulle retribuzioni”.

Giletti “regalato” alla concorrenza. “Dispiace anche a me che in Rai ci sia solo una prima serata d’informazione ma le precedenti gestioni della Rai hanno regalato alla concorrenza Giletti, Floris, Gabanelli, Porro”.

Foa e gli interni. “Ritengo compatibilissima l’elezione di Marcello Foa alla presidente della Rai e credo che sia un giornalista che possa dare lustro alla Rai e fare bene in Rai. Lo incoraggiamo ad andare avanti”, ha affermato Di Maio, che poi ha continuato: “In Rai va ristabilito il merito con segnali forti. Do atto all’attuale dirigenza di aver premiato gli interni, dimostrando di credere nelle potenzialità dell’azienda. Bisogna proseguire premiando anche gli emarginati, che hanno detto troppi no in passato”.
“Dobbiamo consentire alla Rai di attingere a tutte le risorse professionali: sia dalla Scuola di Perugia che dagli idonei ai concorsi. Il piano di reclutamento deve esser svolto dalla Rai, anche se non ci sono in previsione immediate assunzioni. L’anno prossimo però, con le uscite legate a ‘quota 100’ si potrebbe creare questa esigenza”.

Fondo all’editoria. “Non vogliamo determinare la morte dei quotidiani e per questo abbiamo previsto la riduzione graduale del fondo in tre anni”, ha detto il ministro affrontando il tema caldo dei finanziamenti all’editoria. “Il nostro obiettivo è disintossicare le testate dando loro tempo di accelerare l’azione rivolta alla raccolta pubblicitaria”, ha aggiunto il vicepremier grillino, annunciando che a breve sarà presentato un
emendamento alla legge di Bilancio sul tema.

Copyright. “Il nostro obiettivo non è non tutelare i contenuti, ma evitare nuove tasse per gli utenti”, ha detto rispondendo alle domani sulla direttiva europea sul copyright. “Sapete che le forze che sostengono questo governo ritengono che quella direttiva non andava bene. Si creava la follia della link tax, facendo in modo che ogni contenuto condiviso sui social potesse essere tassato”.

 

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