Oltre 250 giornalisti incarcerati nel 2018 a causa del loro lavoro. Cpj: di natura politica le principali accuse (INFOGRAFICA)

Nel 2018 sono 251 i giornalisti incarcerati a causa della loro professione. Lo certificano le stime al primo dicembre pubblicate dal Commitee to Protect Journalists. Se da un lato il numero registra un calo dopo due anni di crescita costante (nel 2017 erano 262, nel 2016 259), dall’altro si tratta comunque di una cifra importante, soprattutto se confrontato con quanto registrato nel 2000, quando i cronisti rinchiusi erano poco meno di un terzo (80). E non ha caso infatti il Time ha scelto di scegliere Jamal Khashoggi e con lui i giornalisti in carcere come ‘persone dell’anno’.

(elaborazione dal sito Statista.com)

Cina, Egitto e Arabia Saudita sono i paesi in cui sono stati incarcerati più giornalisti rispetto all’anno scorso, mentre la Turchia resta la nazione con il maggior numero di arrestati.
Secondo i dati, tra i principali capi di accusa (70%) ci sono questioni di natura politica, come quella di appartenere a gruppi terroristici, o legate alla difesa dei diritti umani. Il 98% sono giornalisti locali arrestati dai governi del loro paese.

In crescita il numero di giornaliste messe dietro le sbarre: oggi sono 33, pari al 13% del totale, in aumento dell’8% sul 2017. Invariato il numero di freelance arrestati, pari al 30%.

I dati, precisa l’analisi, prendono in considerazione solo i reporter nelle carceri governative, e non quelli di cui si sono perse le tracce o che si trovano nelle mani di organismi para statali. In questo caso al numero ufficiale, secondo le stime di Cpj vanno aggiunte dozzine di giornalisti scomparsi o sequestrati tra il Medio Oriente e il Nord Africa.

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