Nel 2018 uccisi 80 reporter. Rsf: violenze senza precedenti. Responsabilità da politici e social

Dopo tre anni di calo, tornano a crescere le violenze contro i giornalisti nel mondo. Secondo l’ultimo bilancio pubblicato da Reporters sans frontières, i giornalisti uccisi nell’esercizio della loro professione quest’anno sono stati 80 (+8%), contro i 65 del 2017.

(elaborazione Rsf)

Tra le vittime di quest’anno, vi sono 63 giornalisti professionisti, con un incremento del 15%, 13 giornalisti non professionisti (contro 7 l’anno scorso) e quattro collaboratori dei media, ha spiegato l’Ong, denunciando la violenza “senza precedenti” contro la categoria.

(elaborazione Rsf)

In totale – secondo Rsf – piu’ di 700 giornalisti professionisti sono stati uccisi negli ultimi dieci anni.

I paesi con più vittime (elaborazione Rsf)

Con 15 morti nel 2018, l’Afghanistan si attesta come Paese più letale, seguito da Siria (11 morti) e Messico (9 morti), India (6). Altro fatto notevole, scrive Rsf, l’ingresso degli Usa tra le nazioni con il maggior numero di reporter uccisi dopo la strage contro la redazione di Capitol Gazette, lo scorso giugno ad Annapolis, in Maryland.

In aumento (+7%) anche il numero di giornalisti detenuti nel mondo: 348 quest’anno contro 326 nel 2017. Come lo scorso anno, oltre la metà si concentra in cinque Paesi: Iran, Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Cina. Quest’ultima resta la loro prima prigione al mondo con 60 giornalisti dietro alle sbarre.

 

(elaborazione Rsf)

 

I paesi con più giornalisti detenuti (elaborazione Rsf)

In crescita (+11%) anche il numero di ostaggi al livello globale, con 60 giornalisti finiti tra le mani dei rapitori contro 53 lo scorso anno. Sui 59 trattenuti in Medio-Oriente (Siria, Iraq Yemen), 6 sono stranieri.
Nonostante la disfatta dell’Isis in Iraq e il forte ridimensionamento in Siria, sono scarse le informazioni che filtrano sulla loro situazione, salvo per il giapponese, Jumpei Yasuda, tornato libero dopo tre anni di prigionia in Siria. Un giornalista ucraino è ancora nelle mani delle autorità autoproclamate della ‘Repubblica popolare di Donetsk’ (Dnr), accusato di spionaggio. Rsf segnala infine tre nuovi casi di giornalisti scomparsi quest’anno, due in America latina e uno in Russia.

(elaborazione Rsf)

I paesi con più giornalisti in ostaggio (elaborazione Rsf)

“L’odio contro i giornalisti, proferito, se non rivendicato, da leader politici, religiosi o businessmen senza scrupoli ha conseguenze drammatiche sul terreno e si traduce in un innalzamento inquietante degli abusi” e delle violenze contro i giornalisti. E’ l’avvertimento lanciato dal segretario generale Rsf, Christophe Delpore. “Moltiplicato dai social network, che a questo proposito hanno pesanti responsabilità, questo sentimento di odio legittima le violenze e indebolisce, ogni giorno, sempre di più, il giornalismo e con esso la democrazia”, ha avvertito.
Per l’Ong, nel 2018, oltre la metà dei giornalisti uccisi nel mondo sono stati “presi deliberatamente come obiettivo e assassinati”. Tra i numerosi casi, Rsf cita, tra l’altro, l’editorialista saudita, Jamal Kashoggi, ucciso al consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre scorso. E come il giornalista slovacco, Jan Kuciak, trucidato nella sua abitazione il 21 febbraio scorso.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

Google e WordPress al lavoro su NewsPack, piattaforma editoriale per la stampa locale

Alleanza Volkswagen-Ford. Diess: pietra angolare per migliorare la competitività

Moving Up concessionaria di Lettera43 e partner per l’innovazione digitale dei prodotti editoriali