Lani (Citynews): cara Gabanelli Internet ha aumentato i lettori. Pubblicità ai big digitali? L’industria editoriale ha le sue responsabilità

E’ caldissimo il tema dei modelli di business dell’informazione online.  Open, il progetto fondato e finanziato da Mentana,  è appena partito. E ieri Milena Gabanelli nel suo Dataroom sul Corriere.it ha provato ad analizzare  il mercato editoriale digitale italiano e internazionale arrivando alla conclusione che  i giornali online non riescono a sopravvivere con la sola pubblicità digitale perchè questa viene in gran parte fagocitata da Google e Facebook.
In mancanza di risorse pubblicitarie, il modello di business che rimane agli editori è quella degli abbonamenti che però, a sua volta, pone il tema se la buona informazione (che per essere tale, costa) debba essere destinata solo a chi se la può permettere.

Lica Lani, cofondatore e amministratore delegato di Citynews

 

Sollecitato da Primaonline, Luca Lani, ceo di Citynews,  fa una serie di interessanti considerazioni.

I DATI
Gabanelli dice che nel 2007 c’erano 6 milioni di persone che leggevano giornali tutti i giorni. Oggi nel 2018 solo i giornali online hanno 12 milioni di lettori, a cui sommare 2,6 milioni di copie cartacee. Quindi, senza contare tutta l’informazione che gira tramite social, video, wiki, e parlando solo dei quotidiani, siamo passati da 6 milioni di fruitori a quasi 15 milioni. Il digitale non ha tolto lettori, ma semmai ha portato a quasi una triplicazione dei lettori. Per stare al paragone di Gabanelli, una enorme fetta di popolazione che prima non andava al ristorante, adesso può andarci.
Gabanelli dovrebbe riflettere che questi 9 milioni di persone che adesso leggono tutti i giorni (e prima non leggevano) potrebbero non avere gli stessi gusti od interessi dei lettori cartacei. Non a tutti interessa “l’editoriale” di Travaglio o il fondo di Belpietro, o il pippone di Scalfari. E non è neanche detto che questi siano esempi di news di qualità.

LA PUBBLICITA’
Milena Gabanelli ci ricorda che il mercato digitale è aumentato in questi anni di tre volte, arrivando a quasi 3 miliardi di euro. Viene poi segnalato che però il 75% di questa pubblicità è in mano a Facebook e Google. Ma  dovrebbe domandarsi perchè centinaia di migliaia di piccoli e grandi investitori preferiscono investire i propri soldi su Facebook o Google invece che investirli nei quotidiani.
In primo luogo si dovrebbe comprendere che il prodotto che offre Google è un prodotto del tutto nuovo che prima non esisteva e che non c’entra nulla con quello che facevano e fanno i quotidiani, è quindi un mercato aggiuntivo. Ma quanto hanno investito gli editori per adeguare la propria offerta di prodotti pubblicitari in questi dieci anni? L’editoria era un’industria che nel suo complesso muoveva miliardi di euro, e che in 10 anni non è stata in grado di proporre nulla di nuovo o efficace agli investitori, che oggi preferiscono altro.

AZIENDE DIGITALI
Gabanelli sostiene che nessun editore digitale riesce a stare in piedi. Orbene Citynews nata nel 2010 solo con capitali privati, è a break-even dal 2014.  Ogni anno reinveste tutti gli utili, supera quest’anno i 10 milioni, ed ha 70 giornalisti assunti a tempo indeterminato, e prevede di arrivare a 100 entro due anni. Come Citynews ci sono altre realtà che prosperano nel digitale. Citynews da sola ha ogni giorno circa 2,5 milioni di lettori. Il successo di una impresa editoriale come questa non è solo dovuto al numero di lettori, ma anche alla capacità di investire e pensare nuovi prodotti pubblicitari ed avere una rete che sia in grado di convincere e rendere soddisfatti gli investitori pubblicitari.

NEWS A PAGAMENTO
Domanda: guardando il sistema-Paese nel suo complesso è preferibile avere 15 milioni di lettori di news gratis o averne solo 3 milioni ma a pagamento? Per me non c’è dubbio sulla risposta. Le aziende editoriali sono libere di scegliere se aggredire il mercato dei lettori non disposti a pagare offrendo notizie gratis, o se aggredire il mercato dei lettori più sofisticati offrendo news verticali ed approfondite a pagamento. Sono due segmenti di mercato totalmente diversi che necessitano di prodotti diversi. Ognuno fa le sue scelte e “E’ il mercato, bellezza…”

Luca Lani

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Maurizio Carlotti lascia Atresmedia. Dopo quarant’anni di lavoro nel mondo audiovisivo ha deciso di godersi la vita

Maurizio Carlotti lascia Atresmedia. Dopo quarant’anni di lavoro nel mondo audiovisivo ha deciso di godersi la vita

La potente manager cinese Jie Sun (Ctrip) firma accordi con Aeroporti di Roma, Trenitalia e Musei Ferrari

La potente manager cinese Jie Sun (Ctrip) firma accordi con Aeroporti di Roma, Trenitalia e Musei Ferrari

Stati Generali Editoria, Crimi: obiettivo riforma strutturale importante e necessaria per un comparto cruciale

Stati Generali Editoria, Crimi: obiettivo riforma strutturale importante e necessaria per un comparto cruciale