Gruppo Abete, Askanews verso concordato e piano esuberi

Natale di crisi ad askanews, l’agenzia di stampa che fa capo a Luigi Abete che con Sviluppo programmi editoriali controlla il 60% dell’editrice. L’assemblea degli azionisti si è riunita la mattina del 24 dicembre ed ha deciso di dare mandato al cda di avviare le procedure per il concordato preventivo della società. Alla base del concordato ci sarebbe, secondo quanto afferma l’azienda, il mancato pagamento da parte del Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio di 4,7 milioni di euro per i servizi forniti alla Pubblica A. e da questa fruiti per 11 mesi (nel periodo intercorso tra la scadenza del precedente contratto di servizio con Palazzo Chigi, prorogata al 30 settembre 2017, e l’assegnazione dell’ultimo lotto previsto dai bandi di gara introdotti dall’esecutivo Renzi, a metà agosto 2018), “senza assumere alcuna iniziativa per cessare l’utilizzazione del servizio”, come si afferma in una nota.

La decisione di avviare l’iter del concordato segue comunque di pochi giorni la presentazione da parte dell’azienda in Fieg dell’Allegato D, documento con cui si dichiara a partire dal 2019 una perdita strutturale di 2,5 milioni di euro l’anno, a fronte di un fatturato di circa 11 milioni di euro, e la richiesta di 27 esuberi sui 93 giornalisti che costituiscono la redazione.

Nel collage (foto Ansa) da sinistra, Vito Crimi e Luigi Abete

Durissima la risposta del cdr di askanews, che definisce il concordato “un atto irresponsabile e inaccettabile”, rimandando al mittente la richiesta di esuberi, e che denuncia oltre all'”incapacità e il disinteresse della politica di tutelare il diritto costituzionale all’informazione” e le “inequivocabili responsabilità dei governi, quello precedente e l’attuale”, anche “le gravissime mancanze dell’editore Luigi Abete” e il “venir meno dell’azionista di riferimento dei suoi doveri di imprenditore”, con la decisione di non procedere alla ricapitalizzazione della società.

I giornalisti askanews, dal canto loro, dopo aver sostenuto anni di pesanti contratti di solidarietà, un piano di prepensionamenti, e da ultimo 5 mesi di Cig al 50%, contribuendo solo nel 2018 con oltre 1,5 milioni di euro di tagli agli stipendi alle difficoltà dell’azienda, rischiano ora di non ricevere neppure lo stipendio di dicembre, senza contare le pesanti incognite sul loro futuro.

In attesa del deposito della richiesta di concordato, su cui comunque il giudice dovrà esprimersi entro il termine di 20 giorni, accogliendola o meno, resta da vedere se e come i contatti tra il Dipartimento dell’editoria di Palazzo Chigi e l’azienda proseguiranno, consentendo una composizione del confronto. A quanto si apprende, dopo un durissimo e altalenante braccio di ferro in atto da mesi, a fronte della richiesta di askanews per circa 4,5 milioni di euro, la disponibilità del Dipartimento si sarebbe ultimamente ridotta a sorpresa a 1,5 milioni di euro, circa un terzo della richiesta. Il sottosegretario Vito Crimi in una nota diffusa appena prima di Natale ha tenuto a ricordare che “attualmente askanews ha un contratto con Palazzo Chigi per l’erogazione del servizio di agenzia di stampa con decorrenza agosto 2018 per 4,23 milioni di euro” a cui aggiungere i “210 mila euro l’anno del contratto con il Maeci e 200 mila con la Camera dei Deputati”, concludendo che “considerando i contratti in essere non posso che confermare che le scelte relative al futuro dell’azienda sono responsabilità esclusiva dell’editore” e rivendicando il fatto che il Dipartimento “ha sempre operato nel rispetto della legge varata dal governo precedente, che può essere opinabile ma non certamente eludibile”.

Dal canto suo l’azienda ha risposto, sempre pubblicamente, ricordando puntualmente i passi formali per il riconoscimento dell’illegittimità della mancata proroga dei servizi forniti alla P.A. dopo settembre 2017 e il ricorso al Tar del Lazio ancora pendente, della fornitura proseguita degli stessi e della “piena e consapevole fruizione” da parte delle amministrazioni dello Stato.

A questo va ricordato anche un recentissimo parere dell’Avvocatura dello Stato, positivo circa la fondatezza delle richieste di askanews in ordine al pregresso, ritenendo inoltre possibile una transazione da parte del Dipartimento dell’editoria.

 Comunicato stampa del sottosegretario Vito Crimi  (23 dicembre)
“In merito alla crisi aziendale che sta attraversando Askanews, tengo ad esprimere la mia vicinanza ai lavoratori in questo momento di difficolta’. A loro va la mia solidarieta’. Fin dal primo giorno, insieme al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, mi sono interessato alla vicenda valutando tutti i percorsi e le prospettive che potessero, nel rispetto della legge, salvaguardare i lavoratori. Abbiamo sempre ascoltato tutte le voci e tutti i protagonisti coinvolti in questa circostanza. Da parte mia e del Dipartimento e’ stata riconosciuta loro sempre la massima disponibilita’ al confronto e una costante informazione. Tuttavia, sono necessarie alcune precisazioni”. Cosi’ il sottosegretario alla Presidenza con delega all’Editoria, Vito Crimi..”L’agenzia Askanews ha attualmente un contratto con Palazzo Chigi per l’erogazione del servizio di agenzia di stampa con decorrenza da agosto 2018 per 4,23 milioni l’anno. A questo si aggiungono i contratti per l’estero, stipulato con il Maeci per 210 mila euro l’anno e con la Camera dei Deputati per 200 mila euro”, spiega. “Askanews non e’ risultata vincitrice di alcuno dei bandi di gara, essendosi classificata terza nei due lotti ai quali ha partecipato. E’ subentrata soltanto successivamente (nell’agosto 2018), a seguito della rinuncia al contratto da parte di chi la precedeva in graduatoria, che nel frattempo ha vinto un altro lotto. Considerando i contratti in essere, non posso che confermare che le scelte relative al futuro dell’azienda sono responsabilita’ esclusiva dell’editore. Il Dipartimento per l’Editoria ha sempre operato nel rispetto della legge varata dal Governo precedente, la quale puo’ essere opinabile ma certamente non eludibile dalle amministrazioni che devono limitarsi a darne attuazione”.

La replica da Cda e proprietà alle dichiarazioni del sottosegretario Crimi
La proprietà e il Cda di Askanews esprimono estrema preoccupazione per la sottovalutazione della situazione in cui si trova l’agenzia di stampa a seguito diuna gara profondamente sbagliata, bandita dalla Presidenza del Consiglio nel 2017, e di cui si continuano a sottovalutare gli effetti. Stupiscono le dichiarazioni alla stampa delSottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria, Sen. Vito Claudio Crimi, che non tengono conto che la situazione di crisi è stata originata dal comportamento tenuto dal Dipartimento, successivamente alla mancata proroga dei contratti dei Servizi giornalistici affidati ad askanews e alle altre agenzie giornalistiche. Sarebbe sin troppo facile rispondere al sottosegretario che se è vero che la gara è stata bandita da un governo precedente è altrettanto vero che il “governo del cambiamento” non ha saputo in questi lunghi mesi porvi rimedio.

Askanews si è vista prima prorogare i contratti di fornitura a luglio 2017 e poi ha ricevuto una lettera di disdetta dei servizi il 30 settembre dello stesso anno, da noi considerata illegittima e come tale impugnata immediatamente presso il Tar. All’attività del settore politico-economico-istituzionale Askanews dedica numerose risorse giornalistiche e non è certo possibile interrompere i contratti da un giorno all’altro come fosse l’erogazione di un servizio di una utility. Forse, secondo il sottosegretario, l’editore ricevendo il diniego alla proroga avrebbe fatto meglio a dichiarare immediatamente un grave stato di crisi aziendale procedendo ai licenziamenti collettivi delle decine di persone dedicate? La nostra agenzia contribuisce da più di quarant’anni ai fondamentali principi di pluralismo informativo democratico previsti dalla Costituzione.

Può giovare alle Istituzioni ricordare che askanews ha contestato formalmente la legittimità della mancata proroga, proponendo anche ricorso al TAR del Lazio – ancora pendente – ed ha preavvisato il Dipartimento per l’Editoria che avrebbe continuato a fornire i servizi giornalistici anche successivamente al 30/09/2017 (data di scadenza dell’ultima proroga contrattualizzata) coerentemente alla contestazione formulata. Lo stesso Dipartimento per l’Editoria ha potuto verificare che le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e gli altri Enti statali destinatari dei servizi giornalistici hanno continuato a fruire delle prestazioni rese da askanews senza eccepire alcunché sulla utilità, completezza e regolarità del Servizio reso e senza assumere alcuna iniziativa per cessare l’utilizzazione del servizio.

La società ha dunque correttamente maturato il legittimo affidamento che tali servizi, regolarmente e utilmente fruiti dal Dipartimento per l’Editoria e dalle altre Amministrazioni ed Enti dello Stato, sarebbero stati compensati, non potendo neppure immaginare che lo Stato si sarebbe poi pretestuosamente sottratto ai propri obblighi derivanti dall’utilizzazione dei servizi resi dalla Società. Dopo oltre 6 mesi di continui contatti e di produzione di prove inconfutabili delle attività svolte e della piena fruizione delle stesse da parte delle Amministrazioni dello Stato, askanews deve prendere amaramente atto di avere mal riposto il proprio legittimo affidamento e che lo Stato, nei suoi organi di vertice, le nega un diritto palese obbligandola ad un defatigante e lungo contenzioso, incompatibile con le esigenze finanziarie della Società maturatesi proprio in ragione dei servizi resi, utilmente fruiti e mai remunerati.

Per quanto riguarda poi il contratto acquisito, bisogna sottolineare che la durata del medesimo è sensibilmente più breve rispetto alle agenzie concorrenti e che, poi, lo stesso è stato pesantemente decurtato, in maniera secondo noi totalmente illegittima, seguendo una indicazione dell’ANAC che, in prima battuta si dichiarava non competente sul tema, per poi fornire allo stesso tempo un parere. Abbiamo esortato gli esponenti del Governo a chiedere un parere al Consiglio di Stato che però non è stato richiesto, aggiungendo all’azienda un ulteriore gravissimo danno.

Non è questa la solidarietà che askanews, i suoi dipendenti e tutti i giornalisti, a cui è costante il pensiero dell’azienda, che ne costituiscono la struttura portante e ne garantiscono l’assoluto livello di professionalità, vogliono e si aspettano dalle istituzioni pubbliche: si attendono solo il rispetto dell’affidamento maturato in ragione della indiscussa fruizione, pienamente consapevole, da parte delle Amministrazioni dello Stato dei servizi resi ed utilmente fruiti.

Il comunicato del Cdr di Askanews
L’assemblea degli azionisti di Askanews ha deciso oggi di avviare l’iter per l’apertura del concordato preventivo. Un atto irresponsabile e inaccettabile che il Cdr di Askanews respinge con forza, così come rimanda al mittente la richiesta di 27 esuberi. Questa decisione riaccende una vertenza mai chiusa che pesa sulle spalle di quasi 100 giornalisti, incastrati tra le gravissime mancanze del suo editore Luigi Abete, e l’incapacità e il disinteresse della politica di tutelare il diritto costituzionale all’informazione.

Senza tacere le inequivocabili responsabilità dei governi, quello precedente e quello attuale, e del Dipartimento per l’editoria, non possiamo non rilevare come ancora una volta
l’azionista di riferimento Abete venga meno ai suoi doveri di imprenditore.

Se è vero che Askanews si trova in una situazione di crisi finanziaria dovuta in primo luogo al mancato accordo con il Dipartimento dell’editoria per servizi erogati ma ancora non pagati, Abete non ha scelto la strada della responsabilità, ha deciso di non ricapitalizzare e punta, ancora una volta a spremere i suoi dipendenti, in primo luogo i giornalisti, che quest’anno hanno già rinunciato complessivamente a oltre 1,5 milione di euro di taglio agli stipendi con la cassa integrazione al 50%.

Al danno si aggiunge la beffa: l’azienda dice che affronterà il contenzioso con il Dipartimento Editoria, in cui sono in ballo alcuni milioni di euro, a difesa dei posti di lavoro, ma sceglie deliberatamente una strada che per sua natura offre una prospettiva aleatoria e che, se porterà mai dei frutti, nel frattempo farà pagare ai lavoratori un prezzo altissimo.

Adesso il passo avventato, scellerato e da condannare del concordato preventivo, arriva dopo anni di scelte aziendali quantomeno
discutibili, di operazioni opache su cui più volte abbiamo chiesto risposte, di contratti di solidarietà e di una cassa integrazione pesantissima.

Abete ancora una volta scarica il rischio e la responsabilità di impresa sui lavoratori. E ci sarebbe da ridere, se non fosse invece drammatico, leggere in un comunicato che verso i dipendenti e i giornalisti “è costante il pensiero dell’azienda”. Non è stato così, se non quando c’era da chiedere sacrifici, sempre accordati. E non lo è certo ora.

Nel muro contro muro tra l’azienda e il dipartimento Editoria, a pagare sono i giornalisti, scudi umani e agnelli sacrificali di una lotta tra poteri. Ma stia tranquillo Abete che i redattori di Askanews sapranno far valere i propri diritti in tutte le sedi legali e sindacali.

Quanto alla politica, ringraziamo chi nei giorni scorsi ha espresso solidarietà ai giornalisti ma chiediamo un intervento concreto, solo quello che ci spetta, non favori. Askanews è l’ennesimo esempio di un’impresa che rischia di chiudere perché chi doveva prendersi delle responsabilità e risolvere delle storture ha preferito scansarsi e lavarsene le mani, mettendo nero su bianco livelli occupazionali che danno carta bianca all’azienda per tagliare un terzo del personale.

Condannando ancora la decisione del Cda proclamiamo lo stato di agitazione e ci riserviamo di mettere in campo a breve altre iniziative di protesta.

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