Le 7 parole di Antonio Spadaro per tornare popolari nel 2019: il disagio si esprime sulla Rete

Paura, ordine, migrazioni, popolo, democrazia, partecipazione, lavoro. Sono le “sette parole” sulle quali padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica invita a riflettere per “tornare ad essere popolari” in questo tempo di cambiamenti e conflitti “che ci sfidano” e di fronte ai quali occorre “riconnettersi con la società civile” e con i “ceti popolari” per “ricostruire la relazione naturale con il popolo”. Così l’agenzia della Cei AgenSir presenta il documento e le riflessioni di padre Spadaro, un personaggio di peso nel sistema della comunicazione del Vaticano, essendo uno degli interlocutori diretti di Papa Francesco, pubblicate sul fascicolo 4045 dell’autorevole rivista.

Antonio Spadaro (Foto ANSA/CLAUDIO PERI)

AgenSir riprende i temi su cui si sviluppa il ragionamento del direttore di Civiltà Cattolica per far capire il contesto con cui deve operare oggi la Chiesa: ad esempio come “instillare la paura del caos è divenuta una strategia per il successo politico: si innalzano i toni della conflittualità, si esagera il disordine, si agitano gli animi della gente con la proiezione di scenari inquietanti”. Spadaro sottolinea come questa riflessione critica rischia di essere irrilevante se non entra in contatto con le paure dei nostri contemporanei”.

Nell’analisi anche Europa, Stati Uniti, Russia, Cina: “Alla ricerca di un nuovo ordine mondiale che attualmente pare solo un gran disordine” occorre “una solida collocazione internazionale dell’Italia” e forse un “nuovo ordine mediterraneo”. E ancora: le migrazioni “rischiano di essere il grimaldello per far saltare l’Europa”. Vanno affrontate “con discernimento” mettendo in pratica “i valori di fondo dell’umanità” e lavorando all’integrazione.

“Non possiamo ridurre la questione del popolo a ‘populismo’”, scrive Spadaro, secondo il quale “la questione centrale oggi è quella della democrazia” dal momento che “molte persone si avvicinano ai partiti populisti o alle sette fondamentaliste perché si sentono lasciate indietro”. “Si è incrinata la fiducia nei sistemi democratico-liberali” ma la democrazia rappresentativa parlamentare non è destinata a estinguersi anche se la domanda di “democrazia immediata”, della quale “si immagina che la rete possa essere luogo di azione e strumento, sembra averla messa in difficoltà”. Un problema e una sfida da accogliere. Per il gesuita occorre prendere atto che il consenso si forma anche nell’ambiente digitale dove si esprime anche il disagio. Di qui la necessità di “vivere la rete come forma di partecipazione democratica senza cadere in scorciatoie demagogiche”.

Partecipazione l’ulteriore elemento dell’analisi, ossia, secondo parole di Papa Francesco, trasformazione “da abitante a cittadino”. Oggi molti europei non si sentono “cittadini” ma, avverte Spadaro, senza partecipazione “la democrazia si atrofizza, diventa una formalità, perché lascia fuori il popolo nella costruzione del suo destino”. Infine riporta AgenSir il lavoro tra neet e “disoccupazione tecnologica”. Servono le “tre T” spesso evocate dal Pontefice: “Tierra, Techo, Trabajo” per dare dignità, rendere possibile la famiglia e permettere lo sviluppo umano integrale.

Commenti molto positivi sull’Avvenire, Formiche e Articolo 21. Più pepato, invece, l’approccio de La Verità che titola sul “Programma del partito del Papa” e commenta: “nel vademecum di Spadaro c’è molta demagogia, ma anche una certa concretezza”. Prosegue, infatti, il ragionamento Adriano Scianca: “frasi come «spaesamento senza le identità tradizionali» ed «Europa con abitanti, ma senza cittadini» sorprendono perché sembrano andare oltre gli slogan conformisti dei cattocompetenti da salotto”.

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