Boom per gli spot dei farmaci. In 20 anni negli Usa investimenti tv, web e social quasi raddoppiati

La spesa sanitaria negli Stati Uniti è la più alta del mondo: in totale 3,3 trilioni di dollari, pari al 17,8% del Pil, nel 2016. Ma il mercato della salute Oltreoceano funziona un po’ diversamente che in Italia: per conquistare ‘quote’ ed espandere gli affari, le aziende farmaceutiche e le organizzazioni sanitarie utilizzano un’ampia serie di attività promozionali, tra cui spot televisivi e pubblicità digitali, social  media, campagne di sensibilizzazione, distribuzione di campioni di farmaci gratuiti. In un articolo pubblicato sul ‘Jama’, i ricercatori del Dartmouth Institute for Health Policy e Clinical Practice rivelano che in 20 anni, dal 1997 al 2016, la spesa destinata a queste attività è aumentata drasticamente, da circa 17,7 miliardi di dollari a 29,9 miliardi. Quasi un raddoppio.

Il team ha messo in evidenza che l’aumento più rapido si è registrato  nella pubblicità diretta al consumatore (Dtc), che è aumentata da 2,1  miliardi (l’11,9% della spesa totale) nel 1997 a 9,6 miliardi (il 32% del totale) nel 2016. In particolare, la pubblicità dei farmaci con obbligo di prescrizione (i classici ‘spot’ trasmessi su tutte le televisioni americane) è aumentata da 1,3 miliardi (79.000 spot) a 6
miliardi (663.000 spot Tv), con messaggi che parlano soprattutto di immunoterapie e medicinali contro il cancro. Una delle poche aree in cui la spesa è invece diminuita è quella della pubblicità su riviste
mediche, che è diminuita da 744 milioni nel 1997 a 119 milioni nel 2016.

Ancora, le lettere di violazione della normativa pubblicitaria inviate dall’ente regolatorio Fda sono diminuite da 156 a 11 nello stesso arco di tempo, mentre ci sono stati 103 accordi finanziari tra aziende
farmaceutiche e governi federali e statali dal 1997, per ‘conciliare’ oltre 11 miliardi di multe per pratiche di marketing ingannevoli. (AdnKronos )

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