45 anni e 500 copertine di Prima Comunicazione. Numero da collezione in edicola e digitale

Un numero speciale di 300 pagine, per festeggiare i 45 anni e le 500 copertine di Prima Comunicazione, è in edicola a Milano e Roma  (a seguire nel resto d’italia) e disponibile subito anche in edizione digitale per pc, smartphone e tablet.

Nata nel 1973 Prima tocca il traguardo delle 500 copertine realizzate lungo 45 anni di vita in cui il mensile, i suoi speciali e il sito Primaonline.it hanno seguito gli sviluppi dell’universo comunicativo.
380 pagine sul passato e il futuro dell’intreccio di comunicazione e informazione, lievito di ogni società libera e civile.

Che cosa è successo di rilevante nel mondo di Prima in questi 45 anni? Lo raccontiamo pubblicando 200 pagine dedicate alle notizie e alle foto di quegli anni. Un Diario, da pag. 161 a pag. 361, importante per ricordare e interessante perché rende ancora più evidente il contrasto tra il passato e un presente abitato da personaggi e sensibilità diverse.

Un presente protagonista dei primi tre capitoli dello speciale: ‘Da qui all’eternità’, ‘Una modernità difficile’ e ‘Basta una parola’.

Da qui all’eternità’ è un modo per dire che il mondo di chi produce informazione, prodotti industriali di qualità, creatività, intrattenimento, comunicazione ha un futuro, tanto più in una realtà spinta da sofisticate tecnologie come quella dell’era digitale.
Lo raccontano in interviste e testimonianze Urbano Cairo, che incarna la convinzione che i giornali non sono morti se c’è un editore che ci crede; Lucia Annunziata, direttore di Huffington Post, che dice che il vero compito dei giornalisti è riconquistare il rapporto sfibrato con il proprio lettorato; Smile (che ormai tutti sanno è quel geniaccio di Lorenzo Pellicioli) che ricordando la bellissima figura di Antonio Megalizzi, il giornalista ucciso nell’attentato a Strasburgo dell’11 dicembre, scrive della crisi del modello democratico e della preoccupazione per trovare un modo per far sopravvivere economicamente i media tradizionali travolti da Internet. Mentre Giancarlo Leone, presidente dell’Apt, e Carlo Degli Esposti, presidente di Palomar, affrontano la sfida dei nostri produttori di fiction sui mercati internazionali. Tre manager italiani con importanti carriere internazionali e competenze nel mondo della comunicazione, come Carlo d’Asaro Biondo, president Emea partnerships di Google, Luca De Meo, presidente di Seat e di Volkswagen in Spagna, e Mainardo de Nardis, grande esperto dei mercati globali della nuova comunicazione, allargano gli scenari su cosa sta accadendo nel ‘presente futuro’. Così come la conversazione tra due esperti della Rete, Christina Lundari, general manager di Verizon Media Group in Italia, e Antonio Campo Dall’Orto, famoso manager televisivo adesso impegnato sull’online, affronta il tema dei contenuti su Internet.
Non potevano mancare l’intraprendente mondo della radio e quello della moda, firmato da Fashion Victims. A cui abbiamo accodato un’inchiesta sullo stralunante business degli influencer.
La cosa che emerge con prepotenza da tutti questi scritti è come ormai, nel bene e nel male, tutto sia influenzato dal digitale: comportamenti, relazioni e prestazioni, come ci confermano da prospettive diverse anche i nostri opinionisti Vittorio Veltroni, Andrea Barchiesi, Mario Abis e Francesco Delzio nel capitolo intitolato Una modernità difficile, che si apre con le testimonianze di 11 protagonisti della stampa quotidiana che raccontano come il digitale, i problemi economici e i rapporti con la politica hanno cambiato il ruolo e il lavoro dei direttori. Ne parlano sinceramente Luciano Fontana, Mario Calabresi, Maurizio Molinari, Nunzia Vallini, Maurizio Belpietro, Andrea Monti, Francesco Carrassi, Paolo Possamai, Fabio Tamburini, Virman Cusenza, Franco Bechis, Antonio Di Rosa, Luca Ubaldeschi, Alessandro Notarstefano e Xavier Jacobelli.

Le parole hanno una grande forza evocativa come si dimostra nelle tante pagine dedicate a intercettare la valenza comunicativa di una ventina tra aziende e istituzioni nel capitolo Basta una parola. L’idea nasce dalla convinzione, che oggi per molte aziende o istituzioni evolute la comunicazione sia diventata così fondamentale per la loro esistenza da condizionarle profondamente, persino nelle scelte produttive e di mercato. Un cromosoma del loro dna, che si manifesta in modo diverso da una storia aziendale all’altra. La raccolta di storie che abbiamo selezionato è un esercizio giornalistico per illuminare con i diretti protagonisti un aspetto qualificante del loro modo di esistere. Ecco le parole che ci hanno ispirato: Borgo/Brunello Cucinelli, Mina/TIM; Trasparenza/Upa; Plastica/Sant’Anna; Calendario/Pirelli; Open/Enel; Inclusione/Bmw; Buonasera/Papa Francesco; Piattaforma/Eni; Intelligenza aumentata/Ibm; Sharing/Intesa Sanpaolo; Gommino/Tod’s; Brivido/Audi; Human/Gruppo Generali; Smart/Edison; Diversità/Vodafone Italia; Biometano/Snam; Rosso/Ferrari; Family/Banca Mediolanum; Varo/Msc Crociere; Incontri/Terna; Campus/Wpp.

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